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Con Vito Bardi si va a sbattere: il cambiamento del gambero in padella

Nella seduta del Consiglio regionale di ieri, 27 aprile, scritta una pagina inquietante per il futuro della Basilicata

Nella seduta del Consiglio regionale di ieri, 27 aprile, Vito Bardi ha presentato la Relazione illustrativa e programmatica in vista dell’approvazione del Piano strategico regionale. In grave ritardo, oltre 1 anno, rispetto ai tempi previsti dallo Statuto. Quella relazione sarebbe la base su cui il Consiglio, previo dibattito, dovrebbe stabilire le linee di indirizzo per la redazione del Piano strategico che la Giunta dovrebbe predisporre entro i successivi 90 giorni. Per chi ha tempo e voglia di leggerla qui trova il  testo ufficiale, al netto dei comunicati stampa di propaganda.

Quella relazione dovrebbe rappresentare il pensiero politico della Giunta Bardi in ordine al futuro economico e sociale della Regione.

Noi l’abbiamo letta e abbiamo pensato a uno scherzo. Invece, no, in quelle 50 pagine, scritte male, assemblate alla meglio, con interi paragrafi copia e incolla ripresi da altri documenti, emerge una confusione straordinaria. Un pentolone di titoli e slogan mesciati senza alcun criterio, una paccottiglia di intenzioni retoriche basate sul nulla. Titoli la cui interconnessione sfugge anche al lettore più avveduto, disarticolati e, paradossalmente, ridondanti. Una “arlecchinata” senza precedenti.

Volevamo cogliere, in quelle pagine, una Visione di futuro per la nostra regione, una idea di sviluppo legata all’identità delle risorse endogene, una nuova missione della Basilicata nel quadro dei mutati contesti nazionali e internazionali con l’indicazione di obiettivi declinabili in azioni concrete. Volevamo cogliere una nuova filosofia della programmazione. Invece, abbiamo colto nebbia, inconcludenza, confusione, inadeguatezza nell’affrontare le sfide vere. Non vogliamo neanche immaginare come sarà il Piano strategico, ossia la bussola che dovrà guidare le politiche regionali. Ne riparleremo.

Detto questo, dobbiamo rilevare una mancanza grave in quella relazione: non si fa alcun riferimento ai temi della legalità e della criminalità. Come se questi argomenti non avessero nulla a che fare con le questioni dello sviluppo. Come se gli inquietanti fenomeni di inquinamento dell’economia locale da parte di organizzazioni malavitose, avessero nulla a che fare con l’analisi preliminare alle linee programmatiche. L’illegalità diffusa, che ormai condiziona interi territori, circuiti imprenditoriali, reti commerciali, relazioni sociali, apparati pubblici, è un freno a qualunque azione di sviluppo. Il peso delle organizzazioni criminali legate a forme mafiose cresce e impone nei territori l’espandersi di una cultura della mafiosità, rafforzando sentimenti di paura e di sfiducia. Lo sanno anche le pietre che la paura e la sfiducia sono nemiche dello sviluppo.

Bardi e i suoi probabilmente ritengono che questa roba riguardi le forze dell’ordine e che la politica c’entri poco o per niente. Ritengono che l’illegalità e i fenomeni criminali siano variabili sciolte dai vincoli della programmazione economica e sociale. Ed è per questo che siamo preoccupati: la sensazione è che questo governo regionale, questa maggioranza politica, di sviluppo capiscano poco. Intanto si va avanti col cambiamento, quello del gambero già in padella.

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