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Il nucleare promosso a “investimento sostenibile”. Siamo matti?

Scalia, presidente Commissione Scientifica sul Decommissioning: "è l'ultima follia"

Il nucleare promosso a “investimento sostenibile” perché “non produce danni significativi” è l’ultima follia, osserva Massimo Scalia – presidente Commissione Scientifica sul Decommissioning. Questo il motivo fornito dal rapporto del Joint Research Center (JRC) della Commissione UE per inserire il nucleare nella tassonomia UE sugli investimenti sostenibili.

Secondo il rapporto,-spiega Scalia- il rischio di morte nell’area delle 10 miglia (circa 800 kmq) di un incidente come Fukushima, definito “catastrofico” dalla IAEA, è di “uno su dieci miliardi per anno di reattore funzionante”. Nell’area più colpita attorno a Fukushima, circa 175 kmq, si stimano in 1000 le morti in eccesso per cancro, e la radioattività nell’acqua potabile fu registrata a Tokyo a 250 km di distanza da Fukushima. Furono un po’ meno di mezzo milione le persone allontanate dalle aree più contaminate, e le morti dovute a stress, fatica e altri disturbi connessi all’evacuazione furono stimate tra le 600 e le 3000.

Effetti collaterali che il rapporto JRC pare non considerare come “danni significativi” per la sostenibilità degli investimenti.

Anche in mare la radioattività si propaga, ignara del “vincolo” delle 10 miglia. Gli Americani raccolsero in California campioni di acqua marina e di cibo contaminati da iodio radioattivo e cesio; ma la Tepco, la società esercente la centrale nucleare, avrà forse finito di smaltire le 760.000 tonnellate di acqua radioattiva accumulata in 1000 container industriali nell’area della centrale, ma continua a contaminare l’Oceano Pacifico per raffreddare il nocciolo dei reattori andati in meltdown. Tutti “investimenti sostenibili”.