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Informazione e disinformazione in Basilicata: le cose serie che fanno ridere

Miseria e nobiltà del giornalismo e dei giornali lucani

 “Associazione della Stampa e Ordine dei Giornalisti della Basilicata (…) rinnovano il richiamo all’osservanza rigorosa di quanto previsto dalla Carta dei doveri della professione giornalistica… Non ci si può prestare al degrado del confronto, dei toni, dei linguaggi e all’esercizio denigratorio nei confronti di alcuno. In ballo non c’è solo la reputazione di singoli operatori dell’informazione, ma la credibilità della stessa professione giornalistica nel suo complesso. Il giornalismo ed i giornalisti, anche in Basilicata, devono continuare a distinguersi per la qualità professionale svolta con senso di responsabilità, serietà, affidabilità e rigore nel rispetto della veridicità dei fatti e della dignità delle persone.”

È il richiamo pubblico diffuso stamane, 13 aprile, con un comunicato stampa. Un richiamo che salva le apparenze, e risponde alle sollecitazioni di politici o semplici cittadini stanchi dei continui attacchi gratuiti e infondati da parte di alcuni cosiddetti giornali e cosiddetti giornalisti. Un richiamo necessario, ma debole, generico e retorico.

Ciò che accade oggi è il risultato dell’ignavia di questi anni.

La responsabilità di quanto accade è la nostra, è di tanti giornalisti e di chi li avrebbe rappresentati in tutti questi anni. Vi siete fatti casta, avete difeso i vostri privilegi di professionisti della prima ora. Chiusi nel recinto delle vostre tutele, del vostro presunto prestigio, dei vostri legami con il Potere a geometrie variabili. Avete coperto per anni ruoli nell’Ordine dei giornalisti, nel sindacato dei giornalisti, nel fondo pensioni dei giornalisti e siete stati redattori e capi redattori delle testate salite sul piedistallo per causa del deserto che le circondava. Sempre con uno sguardo vivo – legittimamente – sulle vostre tasche e sulle vostre carriere. Di quanto accadeva fuori dal recinto delle vostre comodità, vi siete occupati per niente, anzi.

Mentre il panorama giornalistico, o pseudo tale, lucano si espandeva, spesso senza criteri e senza alcuna dignità professionale, voi stavate a guardare. E mentre i giovani giornalisti non sapevano da che parte andare, voi marcavate ulteriormente le distanze con quella solita modalità da marchese Del Grillo.

La responsabilità la condividete con il sistema politico e di potere locale che ha fatto di voi per lungo tempo una succursale dei propri interessi. In breve, avete ricamato il velo nel quale è stata avvolta la miseria dell’opinione pubblica di questa Regione.

Ed oggi, dobbiamo ringraziarvi per il servizio reso a tanti filibustieri del giornalismo, o presunto tale, e dell’editoria, o presunta tale. Dobbiamo ringraziarvi per  aver fatto nulla per impedire che questo fango che sporca oggi il giornalismo si espandesse oltre ogni limite. Per aver fatto nulla per impedire che “pirati” dell’informazione invadessero edicole e web.

Direttori che hanno sfornato pubblicisti senza alcun criterio, ma per intercessione dell’amico, del politico, del potente di turno. Professionisti diventati tali senza che si sappia fino in fondo come e perché. Redattori in pensione che tolgono spazio ai giovani e che si alleano coi peggiori impostori del giornalismo. Ordine dei giornalisti ridotto a un manipolo di “notai” stanchi e svogliati costretti ormai a dimenarsi in una giungla incontrollata. C’è gente da radiare, da sanzionare e gente che quella tessera non avrebbe mai dovuto averla: li leggete i giornali? O siete giornalisti, redattori, capi, presidenti, componenti di qua e di là che neanche sanno che cosa succede nel loro territorio?

Tutto quanto accade oggi, ha radici negli ultimi 40 anni. E sono pochi coloro che possono oggi salire sul palco della dignità e del prestigio, poche le persone che meritano il rispetto di quella parte più intelligente dell’opinione pubblica. È urgente togliere la polvere dalle redazioni e liberare dal fango e dall’impostura questa professione. Ma bisogna agire con gli strumenti forniti dalla legge, dai codici di comportamento, dalle regole di disciplina. Agire, agire. Le chiacchiere hanno stancato assai.

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