La quarantena mi ha cambiato: il mio cervello ora è gelatinoso

Prosegue la rubrica di un adolescente alle prese con le lezioni on line

Durante il lockdown il terrazzo di casa mia è diventato un giardino di piante grasse, la cosa che affascina di più mia madre è la capacità delle piante di rinascere attraverso ogni foglia o ramo che gli viene sottratto. Nelle sue lunghe passeggiate fuori casa, raccoglie tutto ciò che trova, foglie o rami. È riuscita a trovare, abbandonata in un’aiuola, l’albero di Giada. Mamma ha sviluppato una filosofia che descrive queste piante: “Prendi un ramo, lo metti nell’acqua, le radici nascono. La pianta rinasce e ricomincia la vita”. Mia madre si è fatta rapire da questa nuova passione. Siamo a Pasqua, e anche Cristo rinasce una settimana dopo le palme.

Osservando mia madre curare con così tanto amore il suo giardino sul terrazzo, mi sono fatto contagiare anch’io. Quindi alla prima occasione decido di andare con lei al vivaio. Volevo una pianta con cui poter coltivare un rapporto di uguale utilità, e mentre mia madre faceva le sue commissioni io ho girato per il vivaio. Quando penso ad una pianta che mi aiuti e viceversa, ovviamente mi è venuta in mente una pianta carnivora. Potrebbe aiutarmi a liberarmi delle zanzare durante l’estate, così ho pensato. E mi sono messo alla ricerca. Vi erano tre tipi di piante carnivore, alcune più grandi e curate di altre. Ho pensato che sarebbe stato troppo facile prenderne una possente, bella e curata. Quindi ho deciso di prendere due piante non molto forti, un po’ flaccide ma con un futuro feroce. Ognuna di esse costava 5,50 euro, e così alla cassa, ho pensato ma non sono stato stupido? Spendere 11 euro per due piante? Mi domando perché abbia scelto queste. Questa piante cresce in ambienti dove l’acqua scarseggia, quindi ha trovato una soluzione, divorare insetti per provvedere alle mancanze del suo habitat. Volevo renderle efficienti il prima possibile, sono uscito e ho cacciato vari piccoli insetti, infine li ho utilizzati per nutrire le piante. Facendo varie ricerche, la cosa che mi affascina più è che quando un insetto attratto dal dolce odore del nettare si posa e tocca uno dei sei sensori della pianta, questa subito si chiude come una tenaglia e più l’insetto si muove più la tenaglia si stringe, ma la sua morte non è così veloce. È lenta e dolorosa, il destino dell’insetto è di essere digerito vivo. Il tempo medio necessario per digerire l’insetto è una settimana, quando riaprirà la bocca quello che rimarrà sarà un guscio vuoto. Mi rendo conto che è semplice curarla, le doni quanto basta di acqua alla settimana, poi quando le tue cure avranno successo, le sue foglie si moltiplicheranno, caccerà così ancora più insetti che osano entrare nella mia camera, e la pianta sopravvive da sé. Ci vuole poco tempo per curarla, perché con la Dad il tempo scompare, e manca a tutti. Eh già, il tempo, il tempo mi divora i pensieri.

Chi sono? Lo sai che non lo ricordo più? La mia personalità si sta ingrigendo sempre di più, divento sempre più estraneo a chi ero prima, prima della pandemia, prima che tutto questo iniziasse. Ho perso quasi tutto ma quello che mi manca di più è il tempo.

Il tempo mi manca, non riesco più a percepire il tempo come facevo prima, so che non è cambiato. Sono cambiato io, la quarantena mi ha cambiato. Tra tutti i momenti della giornata il sonno è quello che mi disorienta di più, nel sonno le tue paure e le tue vergogne sono amplificate. Il sonno è così intenso che quando finisce mi sembra di essere un marziano sulla Terra. Mi sento un resuscitato che ha dimenticato la sua vita passata. Nonostante io non giochi ai videogiochi, mi sembra di vivere in un super realistico gioco di realtà virtuale.

Sono ossessionato dai compiti! Compiti sempre compiti. Compiti anche nelle vacanze di Pasqua. Mi sveglio presto con la paura di non riuscire a finire i compiti in tempo. Prima, in tempi normali, sarei uscito con i miei compagni dopo scuola, ma ora in Dad, finita la lezione, dopo gli ‘arrivederci’ ipocriti detti alla professoressa rimani solo con te stesso. Non sai cosa fare, io sento il tempo, l’aria cadermi addosso. Affogo nei miei sentimenti tempestosi ogni giorno, e ogni giorno mi indebolisco. Sento che il mio cervello non è allenato come prima, ora è gelatinoso, senza stimoli. Sono un animale sociale ma sto diventando insociale.

Le mie piante carnivore sono lì ferme sul davanzale, si godono il sole. Ed io insieme a loro. Mi piace osservarle, in particolar modo la trappola di Venere, assomiglia a una maschera anticovid. Ti mangia la faccia, ma ti lascia vivo, si nutre del tuo tempo facendo scomparire tutto.

Io scrivo e questo mi dà sollievo, aspetto di leggere qualcuna delle vostre lettere dadistablog@gmail.com