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Mafia in Basilicata, la politica tace sull’allarme lanciato dal Procuratore capo di Potenza

Gli esponenti politici di casa nostra, sempre prodighi di comunicati stampa, eccezion fatta per Cifarelli (Pd), pare siano rimasti senza inchiostro

Se un clan arriva a gestire anche il bar del Tribunale c’è qualcosa che non funziona. Senza troppi giri di parole il procuratore Capo di Potenza, all’esito dell’operazione antimafia scattata nella mattinata di ieri, 27 aprile, ha illustrato i dettagli dell’operazione Icerberg- 17 misure cautelari, di cui 14 arresti, due società sotto sequestro- evidenziando la particolare capacità del clan Riviezzi di condizionare anche la pubblica amministrazione.

La mafia in Basilicata c’è. E non da oggi, anche se è negli ultimi tre anni che la Direzione distrettuale antimafia ha dato evidenti segnali ai clan portando a termine importanti operazioni prima sulla fascia jonica lucana, e oggi sull’asse Pignola-Potenza.

La mafia c’è e si prende il lusso di insediarsi nel luogo simbolo di legalità. Con la gestione del bar nel Palazzo di Giustizia di Potenza, affidata a un prestanome, il clan si mostra, sfacciato e prepotente, “mette la sua bandierina” per dire “io sono qui”.

Come sia stato possibile che il Comune affidasse, nel 2017, questo servizio ad un prestanome del boss è la domanda che gli inquirenti si sono posti, ravvisando anomalie nel bando che tuttavia non sono state considerate tali dal gip al fine di una eventuale emissione di misure cautelari per chi forse quella mafia non l’ha voluta o potuta vedere.

L’operazione “Iceberg” è la risposta dello Stato alla criminalità mafiosa operante sul territorio potentino, ma non finisce qui- ha assicurato Francesco Curcio-che ancora una volta ha ribadito la necessità che si istituisca in Basilicata una Direzione investigativa antimafia che doti gli inquirenti di mezzi e uomini da utilizzare in prima linea nella lotta al fenomeno mafioso che in questi anni è riuscito a condizionare anche la pubblica amministrazione.

E a riprova di ciò “un episodio che ormai appartiene al passato” ma che ben evidenzia come il sodalizio sia stato in grado di condizionare l’amministrazione comunale per ottenere l’affidamento del servizio neve del Comune di Pignola. In questo caso- ha spiegato il capo della Procura è mancata l’attualità dei fatti che non ha permesso l’emissione di misure cautelari, essendo l’affidamento risalente agli anni 2010-2011.

Ci sono poi le rapine e le estorsioni a imprenditori, commercianti e ristoratori “servivano ad alimentare le casse del sodalizio”. Tutto sarebbe avvenuto in un territorio e una città che culturalmente fanno fatica ad ammettere che possa esserci un fenomeno mafioso, anche ben radicato.

Le parole del Capo della Procura, pur non meravigliando, dovrebbero destare massima attenzione, non solo nei cittadini, ma anche nella classe politica lucana che al contrario, a più di 24 ore, tace. Gli esponenti politici di casa nostra, sempre prodighi di comunicati stampa, eccezion fatta per Roberto Cifarelli (Pd), pare siano rimasti senza inchiostro. Nessun commento, nessuna presa di posizione pubblica. Anche dal presidente della Regione e dal sindaco di Potenza. Un silenzio assordante che siamo certi si andrà attenuando nelle prossime ore. Non fosse altro che per emulazione dell’unico consigliere regionale che ha avuto la decenza di farla una dichiarazione pubblica sull’allarme lanciato dal capo della Procura potentina.