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Rifiuti nucleari, le anticipazioni della Commissione scientifica decommissioning sulle osservazioni alla Cnapi

La Commissione scientifica pubblicherà entro aprile le Osservazioni sulla Carta dei siti potenzialmente idonei (CNAPI) da inviare alla Sogin, ma ci tiene ad anticipare alcune delle motivazioni per una valutazione così grave. Quali le cose ‘necessarie’ che invece mancano, secondo la Commissione scientifica?

La pubblicazione della CNAPI è un primo passo per rispondere alle osservazioni europee, ma se non è seguita da altre iniziative, anche normative, non è sufficiente per evitare la procedura di infrazione UE; soprattutto, non è sufficiente per mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi italiani.”, afferma la Commissione Scientifica sul Decommissioning presieduta da Massimo Scalia.

La Commissione scientifica pubblicherà entro aprile le Osservazioni sulla Carta dei siti potenzialmente idonei (CNAPI) da inviare alla Sogin, ma ci tiene ad anticipare alcune delle motivazioni per una valutazione così grave. Quali le cose ‘necessarie’ che invece mancano, secondo la Commissione scientifica?

“In Italia si vogliono collocare in un unico sito sia i rifiuti di bassa-media attività, nel costruendo Deposito nazionale, sia lo stoccaggio ‘temporaneo’ dei rifiuti di alta attività, i più pericolosi; ma non sono stati forniti i criteri di sicurezza per poter gestire questa duplice destinazione nello stesso sito, né dalla guida tecnica dell’ISPRA (GT 29, 2014), né, successivamente, dall’ISIN, l’Ispettorato costituito proprio per la sicurezza nucleare”, osserva la Commissione “mentre letteratura scientifica, e prassi internazionale tengono ben separata la gestione di queste due tipologie di scorie nucleari.”

“Siamo liberi di scegliere quale via seguire, ma se si pensa di liberarsi di quelli più pericolosi ‘esportandoli’ all’estero, anche in questo caso a nostro giudizio assai aleatorio si deve seguire una procedura molto ben definita. E nonostante rappresentino una quantità relativamente piccola, e si parli di questa ipotesi da anni soprattutto in sede politica, non c’è traccia né di accordi con un Paese disposto ad ‘accoglierli’ né dell’ormai mitico sito comunitario”, annota la Commissione.

“Stando così le cose, è necessaria una VAS per verificare la compatibilità di un unico sito sia per i rifiuti di bassa e media attività (Deposito nazionale) che per lo stoccaggio ‘temporaneo’ dell’alta attività”, richiede la Commissione e aggiunge: “Fare i ‘furbi’, dichiarando che vanno bene per lo stoccaggio ‘temporaneo’ i criteri stabiliti per il Deposito nazionale, come hanno fatto sia l’ISPRA che l’ISIN, vuol dire che non si è imparato nulla dalla ribellione lucana a Scanzano. Si incorre in una sicura infrazione – la UE ci ha già richiamato proprio per gli inadempimenti sull’alta attività – ma, soprattutto, si scherza con la sicurezza”.

La Commissione scientifica avanza un’altra ‘pregiudiziale’: “Tra le norme da varare, si deve assolutamente prevedere per legge il diritto di recesso della popolazione coinvolta, come già si è fatto in Francia, il Paese più ‘nucleare’, dove però si è proceduto con molta maggior attenzione al consenso informato.”

NOTA. Due cose ben diverse: i) Il Deposito nazionale è ‘definitivo’, è cioè una custodia che si esercita sull’arco di circa trecento anni in capo ai quali la radioattività dei rifiuti che ospita si riduce a quella presente naturalmente nel suolo e il sito può essere portato a “prato verde”; ii) Lo stoccaggio ‘temporaneo’ è un vero e proprio impianto nucleare, come richiede la stessa ISIN, in esercizio per i decenni che serviranno per trovare, si spera, una soluzione soddisfacente alla custodia dei rifiuti più pericolosi e a vita media di migliaia/milioni di anni.  E ben diverse sono, ovviamente, le conseguenze in caso di incidente.