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Stellantis di Melfi. La politica regionale rispetti i lavoratori e non intorbidisca le acque

Le chiacchiere, gli slogan, i moniti e la propaganda lasciano marcire il tempo e peggiorare la situazione

Che le istituzioni stiano al fianco degli operai a tutela dell’occupazione e del sistema produttivo locale, è importante. Ma bisogna farlo senza litigare e senza strumentalizzare politicamente la faccenda. Le chiacchiere, gli slogan, i moniti e la propaganda lasciano marcire il tempo. Purtroppo è lo spettacolo offerto in questi giorni in Basilicata. Scene che, a partire dalla Lega di Salvini, danno l’idea di chi vuole spostare l’asse della discussione dai temi veri alla polemica politica. Tuttavia, a molti pare non sia chiaro un aspetto: se Stellantis decide di tagliare posti di lavoro a Melfi, lo farà, non certo starà ad ascoltare qualche consigliere regionale, o qualche sindaco. La faccenda dovrà coinvolgere il governo nazionale, senza dubbio, ma non sappiamo come andrà a finire, considerata l’inerzia dimostrata fino ad oggi. I lavoratori sappiano decidere senza condizionamenti artificiosi.

Veniamo al dunque. Quali sorprese può riservare “l’olimpo illuminato dalle stelle”?

Stellantis è controllata dai francesi

La fusione con i francesi di PSA per Fiat-Chrysler era il piano B. Tutti gli altri contatti negli anni precedenti con i coreani della Hyundai, i francesi di Renault e i cinesi di Geely sono finiti nel nulla.

Adesso quali sono i nodi che arrivano al pettine? Intanto, diciamolo, Stellantis è in mano francese. Come hanno sottolineato alcuni analisti è stata Peugeot a comprare Fca nell’operazione Stellantis altro che fusione tra pari, anzi sarebbe stata una vera e propria acquisizione di Fiat-Chrysler da parte di Peugeot.  Non a caso la maggioranza del board è espressione francese compreso il Ceo Carlos Tavares che ha le idee molto chiare: sa come gestire il suo potere e come salvaguardare i posti di lavoro in Francia.

Il patto di consultazione firmato ieri, 14 aprile tra Exor e famiglia Peugeot, andrebbe interpretato in senso più largo rispetto alle dichiarazioni diffuse a mezzo stampa dai due partner: “L’accordo intende promuovere il libero scambio di prospettive…” E certo, non si può mica dire che Peugeot vuole un affaccio sulla finestra di Exor, non si fida? “Exor e la famiglia Peugeot confermano il loro impegno nel lungo periodo come soci di riferimento del gruppo Stellantis e siglano tra loro un accordo di consultazione volto a garantire sostegno e stabilità al nuovo colosso dell’auto.” Cioè, i maggiori azionisti fanno un patto per garantire un sostegno a se stessi?

Gli indizi che preoccupano

Ad ogni modo, gli indizi che fanno preoccupare non sono pochi. A parte i problemi di natura industriale dell’auto in Italia e quindi del Gruppo Fiat prima e della Fca dopo, si vedono strani movimenti in giro. Per esempio l’Iveco – camion e bus – passa o non passa ai cinesi della Faw? E se passa, perché?

“Il rapporto tra dipendenti, fatturato e volumi è ancora elevato in Stellantis che genera 180 miliardi di euro con 400mila dipendenti. Volkswagen fa quasi 11 milioni di vetture e oltre 252 mld con 670mila persone, ma ha molti marchi ad elevata redditività. Toyota fa quasi 10,5 milioni di vetture e 237 mld di euro con 370mila persone.” Altro indizio.

Ci sono evidenti duplicazioni che andranno risolte, a cominciare dalle organizzazioni commerciali. Carlos Tavares ha affermato che si devono realizzare 5 miliardi di risparmi all’anno per raggiungere la competitività necessaria. Dove e su cosa si risparmierà? A Melfi hanno iniziato tagliando i servizi nelle aziende dell’indotto, ma non basta. Melfi è l’unico sito in Italia del gruppo ad avere due linee di produzione, oltre a quello di Torino Mirafiori, e sarebbe nel mirino dell’azienda anche a causa del costo del lavoro che nel nostro Paese sarebbe più alto che altrove. Indizio più grande.

“Il ridimensionamento degli impianti è stato il cuore della strategia messa in atto nell’ultimo decennio da Tavares per risanare i bilanci di Psa. Tutti gli stabilimenti che producevano meno di 250mila veicoli all’anno hanno visto la loro capacità tagliata da due linee di produzione a una, per massimizzare la resa. In Francia è stato questo il caso delle aree di assemblaggio di Rennes, Poissy e Mulhouse. In seguito la stessa politica è stata applicata anche ai siti di Opel-Vauxhall quando il marchio è stato acquistato da General Motors.”  Tavares sarebbe intenzionato ad applicare gli stessi metodi a Melfi e non solo.

Ma c’è un altro capitolo, quello dei fornitori e dunque delle aziende dell’indotto. Come cambierà l’assetto degli approvvigionamenti?  Psa ha come fornitore di parte una consociata Faurecia (17,5 miliardi di fatturato), Fca aveva Magneti Marelli, ma l’ha venduta. Insomma, il mercato della componentistica avrà le sue scosse.

Stellantis non taglia posti di lavoro, ma una linea di produzione

Quello che deve essere chiaro ad alcuni che in questi giorni si affannano in furiose discussioni “politiche” è che lo scopo di Stellantis è il profitto: garantire il ristorno agli azionisti. Chi dimentica che, per Stellantis, produrre e vendere auto è un mezzo non un fine, rischia di commettere gravi errori. Peggio se si pensa che la priorità di Stellantis sia di garantire posti di lavoro, anziché profitti agli azionisti. Il diritto al lavoro e i profitti degli azionisti non sono conciliabili.  Lor signori ragionano in un altro modo: non tagliano posti di lavoro, ma una linea di produzione.  Anche se è il caso di ricordare che a giugno 2020 lo Stato italiano ha garantito un prestito da 6,3 miliardi di euro erogato a Fca da Intesa Sanpaolo. Tra le condizioni della garanzia c’è anche quella di preservare i livelli occupazionali dei siti italiani, compreso l’indotto.

Dunque la battaglia sarà dura, complicata e si dovranno evitare intrusioni strumentali e rumorose della politica locale. Bisogna che il mestiere in questo caso lo facciano soprattutto i sindacati, sottratti alla confusione generata dalla politica locale. La partita è mondiale. Alla Stellantis non bisogna fare richieste, ma domande, e pretendere risposte.

La nostra sensazione è che i lavoratori debbano guardarsi dalle strumentalizzazioni, dalle chiacchiere, dagli inganni e spingere da subito su forme di lotta severe. Soprattutto se l’incontro in programma oggi pomeriggio a Torino, tra sindacati metalmeccanici e Azienda, dovesse concludersi con esiti preoccupanti.

Mentre scriviamo e all’ora della pubblicazione di questo articolo, la riunione è ancora in corso. Speriamo bene.

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