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Stellantis: la classe politica lucana ha una brutta gatta da pelare

Ecco come siamo ridotti: a supplicare posti di lavoro e soldi ai petrolieri che succhiano il sangue di questa terra, a supplicare Tavares affinché continui a sfruttare gli operai per garantire profitti agli azionisti della sua multinazionale

La risoluzione su Stellantis del Consiglio regionale, approvata ieri all’unanimità da tutti i gruppi politici, è un documento importante con il quale la politica si assume grosse responsabilità, tutte dovute. Il testo individua le azioni fondamentali da compiere per garantire condizioni di migliore agibilità all’impianto di Melfi sul territorio e per scongiurare eventuali decisioni penalizzanti per la Basilicata. Non stiamo a illustrarne in contenuti nel dettaglio – qui trovate il comunicato ufficiale del Consiglio – ma alcuni spunti di riflessione riteniamo siano necessari per il futuro.

La tristezza per come lo Stato e le sue articolazioni locali, si siano ridotti di fronte al Mercato. Un tempo, quando la democrazia e la sovranità democratica degli Stati ancora avevano un senso, le imprese, le grandi corporation, erano tra loro in competizione nel mercato. Negli ultimi 30-40 anni, lo scenario è mutato fino a determinare un rovesciamento dei rapporti di forza sul terreno della globalizzazione. Adesso sono gli Stati e competere tra loro per attrarre insediamenti produttivi sul proprio territorio. Regole di vantaggio, infrastrutture ad hoc, fiscalità favorevole, costo del lavoro a ribasso…Una competizione tra Stati, tra territori locali, che ha fatto il gioco delle proprietà e degli azionisti a discapito dei lavoratori e dei contribuenti.

Per causa dei “vincoli esterni” che ci siamo costruiti da soli – i vari trattati europei, il mercato, la globalizzazione, la Bce – abbiamo perso di vista i vincoli interni. Anzi, li abbiamo ignorati per decenni, un po’ alla volta, distrattamente. Quei vincoli che fanno delle Stato uno Stato democratico e che attribuiscono valore alla sovranità popolare. Diritti, democrazia, equità, sicurezza sociale, partecipazione alla vita pubblica, lavoro, reddito… Questi vincoli interni sono stati sacrificati ai presunti vincoli esterni. E dunque oggi siamo in una condizione di dipendenza strutturale dal capitale privato che è cresciuto grazie al cedimento dei beni e dei patrimoni pubblici, grazie all’eccessivo cedimento di sovranità al Mercato.

La Basilicata, nella competizione tra territori finalizzata ad attrarre imprese, è debole. I ritardi accumulati nel ridurre i divari, non solo infrastrutturali, con altre regioni del Paese e dello stesso Mezzogiorno, sono pesanti. Non è un caso se sia la ex Fiat, sia l’industria petrolifera si siano insediate in Basilicata non per iniziativa diretta della classe dirigente regionale, ma per decisioni esterne fondate su convenienze contingenti. Eravamo e ancora siamo, territorio di sfruttamento. Le convenienze degli Agnelli all’epoca dell’insediamento a Melfi non sono più le stesse di Stellantis oggi.

In uno Stato che ha ceduto sovranità alle corporation industriali e finanziarie e al Mercato, la classe politica regionale deve avere, purtroppo, la capacità di interpretare in anticipo “i voleri e le convenienze” di lor signori padroni delle vite di migliaia di lavoratori e famiglie. Ecco come siamo ridotti: a supplicare posti di lavoro e soldi ai petrolieri che succhiano il sangue di questa terra, a supplicare Tavares affinché continui a sfruttare gli operai per garantire profitti agli azionisti della sua multinazionale. Speriamo bene. La classe politica lucana ha una brutta gatta da pelare insieme ai sindacati che loro malgrado sono costretti a tutelare posti di lavoro a qualunque costo, anche al costo di cedere ulteriori diritti.