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Stellantis Melfi, l’appello di un operaio: “Tocca a noi farci sentire, se aspettiamo i sindacati siamo fritti”

1° Maggio amaro. Al termine delle assemblee svoltesi oggi nello stabilimento lucano il morale non è dei migliori tra i lavoratori

Oggi giornata di assemblee in fabbrica, alla Stellantis di Melfi, organizzate in modo unitario dai sindacati di categoria, ma il clima “era moscio”, assicura un operaio all’uscita dallo stabilimento. “I segretari provano a rassicurare – spiega – dicono che non ci saranno licenziamenti, che non ci sarà il taglio della linea di cui si parla già da tempo, ma sulla base di cosa dovremmo fidarci di queste rassicurazioni?”. L’operaio non si fida affatto, anzi teme questo stato di ‘stallo rassicurante’ che si sta vivendo da alcune settimane proprio mentre il premier Draghi ha già lasciato intendere che non ci sarà “alcun intervento dello Stato”.

“A Melfi c’è stato un Consiglio comunale – aggiunge il lavoratore – in Consiglio regionale se n’è parlato, ma proprio l’attore sindacale sembra fermo sulle gambe in questo momento”. L’operaio parla inoltre della settimana di cassa integrazione annunciata da Stellantis dal 3 al 10 maggio e dell’aumento dell’impostato su ogni turno, a partire dal 12 maggio, di 15 autovetture. “Da un lato la cassa integrazione, dall’altro l’aumento di autovetture al rientro. Ma che senso ha”, si chiede.

Ma nel frattempo i segretari rassicurano. “Domani è il primo maggio e Cgil, Cisl e Uil hanno indetto una ‘simbolica manifestazione’ sulla Potenza-Melfi, collegandola al nodo infrastrutture. Tema serio, certo, ma non aveva più senso indirla davanti allo stabilimento di Melfi, vista la fase delicata che stiamo attraversando?”.

Visti questi segnali non proprio incoraggianti, “cari colleghi – è il suo invito – tocca a noi operai alzare il livello dell’attenzione sui problemi a Melfi, sta a noi promuovere un’ora di sciopero a settimana per discutere e mettere su un presidio davanti ai cancelli durante la cassa integrazione, dal 3 al 10”. E ancora: “Tocca a noi far sentire la nostra voce, magari anche davanti al Ministero, a Roma”. E conclude: “Se aspettiamo i nostri segretari siamo fritti”.