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Basilicata nascosta. Questo vince e questo perde: storia di gestione creativa del denaro pubblico

Ad Acerenza un progetto “fantasma” con soldi veri, soldi dei cittadini naturalmente. Quella giostra da 725mila euro e più

La vicenda riguarda un progetto per la valorizzazione turistica del borgo di Acerenza. Progetto per il quale all’epoca, siamo a cavallo tra il 2001 e il 2014, sono state costituite due società. Dapprima la Acerenza Borgo Albergo s.r.l. partecipata al 95% dal Comune di Acerenza e al 5% dalla Casa di Riposo del posto; e poi la Borgo Albergo s.r.l. partecipata con quota maggioritaria dalla Acerenza Borgo Albergo s.r.l. (quindi dal Comune) all’83% e per la restante quota minoritaria dalla parrocchia Assunzione di Maria Vergine. Costituite al fine di utilizzare fondi pubblici statali per la realizzazione di un progetto mai attuato. Le parcelle ai tecnici per la progettazione preliminare, circa 250mila euro, quella sì è stata pagata.

La prima società avrebbe dovuto incassare il denaro pubblico, la seconda – “privata” –  avrebbe dovuto attuare il progetto, naturalmente con i soldi della prima. Amministratore unico della Borgo Albergo S.r.l. è, dal 2003 al 2012, Antonio Anatrone, Pd, già sindaco di Acerenza dal 1995 al 2004 e poi consigliere comunale fino al 2009, già presidente di Acquedotto Lucano spa e di Acquedotto Lucano Progettazioni s.r.l., già segretario generale dell’Autorità di Bacino, già tante altre cose nel giro degli incarichi e delle nomine targate Pd.

 Il progetto irrealizzabile e il danno erariale

Già nel 2011 la sindaca, Rossella Quinto, che poi denunciò tutto alla Corte dei Conti nel 2014, volle vederci chiaro. Infatti, sarebbero emersi incongruenze, strani movimenti societari e finanziari.

Fatto sta che la Corte dei Conti con una sentenza del 2017, confermata sostanzialmente nel 2019, condanna Antonio Anatrone amministratore unico della Borgo Albergo s.r.l., l’ex sindaco Antonio Giordano e gli ex assessori Campagna, D’Andrea e Pepe per danno erariale e al risarcimento di complessivi 297mila euro al Comune.

Lasciamo da parte tutta la vicenda di quel Progetto che meriterebbe una trattazione separata e andiamo al dunque. L’attuale sindaco di Acerenza ha trovato il modo, geniale, per salvare capra e cavoli: evitare che i condannati risarciscano il Comune e “coprire la perdita” subita dall’ente.

 Fatto e antefatto in sintesi

“Il 7 gennaio 2003 veniva costituita la Società ad oggi denominata Acerenza Borgo Albergo S.r.l. in liquidazione, alla quale il Comune di Acerenza versava l’importo di 9.500,00 euro, pari al 95% del capitale sociale, ammontante a 10.000,00 euro”

Ma chi ci mette poi i soldi? Il 31 dicembre 2007, il Comune di Acerenza versa alla Società, “Acerenza Borgo Albergo S.r.l.” una quota pari ad euro 725.417,27 in conto futuro aumento del capitale sociale.

Si rendono conto che ci vogliono troppi soldi e il Progetti salta. È scritto nella delibera del Consiglio Comunale n. 4 del 4 marzo 2011: “gli obiettivi del Progetto Borgo Albergo non più perseguibili, attesa l’assoluta impossibilità del Comune di far fronte agli onerosi impegni finanziari connessi alla realizzazione del progetto stesso…”  Intanto nel 2017 la Corte dei Conti condanna per danno erariale Anatrone e gli altri con l’obbligo di risarcire al Comune circa 290mila euro.

La Cessione delle quote

Nel 2018 il Comune prende atto della proposta di acquisto delle quote di capitale sociale, detenute dal Comune nella Società “Acerenza Borgo Albergo S.r.l. in liquidazione” e nella Società “Borgo Albergo S.r.l. in liquidazione” per l’importo complessivo di €. 330.000,00, relativamente alla percentuale dell’82,84% del capitale sociale, pervenuta da parte della ditta “Immobiliare Bochicchio di Bochicchio Canio”, con sede in Acerenza. Canio Bochicchio è lo zio di Antonio Anatrone.

Quindi, si dispone l’alienazione dell’intera quota di capitale posseduta dalla Società “Acerenza Borgo Albergo S.r.l. in liquidazione” nella Società “Borgo Albergo S.r.l. in liquidazione” per l’importo complessivo di €. 330.000,00 in favore della Ditta “Immobiliare Bochicchio di Bochicchio Canio”. Si approva il piano di rateizzazione del pagamento del predetto importo di €. 330.000,00 da corrispondere da parte dell’offerente. Tutte operazioni avvenute tra il 2018 e il 2019.

La società Acerenza Borgo Albergo s.r.l., cioè il Comune, cede il credito al Comune

La società “Acerenza Borgo Albergo s.r.l. in liquidazione” cede al Comune di Acerenza il credito vantato dalla stessa nei confronti della ditta “Immobiliare Bochicchio di Canio Bochicchio”.

Il Comune aveva già recuperato in fase di liquidazione della Borgo Albergo s.r.l. la somma di 429mila euro. La liquidazione fu decisa dall’allora sindaco Rossella Quinto. Perciò non si capisce quale quota di capitale la società abbia venduto allo zio di Anatrone. O meglio, si capisce. Si tratta della quota di capitale costituita dai cespiti (rudere ex carcere e altro immobile) che il Comune aveva appostato nella Borgo Albergo s.r.l. e che costituirebbero parte del capitale complessivo di 725mila euro. Ma questo come vedremo non è chiaro.

Quindi che si fa? Semplice: la differenza tra 429mila euro recuperati e i 725mila euro di capitale versato dal Comune – vale a dire la somma in danno quantificata dalla Corte – viene coperta, addirittura con una “plusvalenza” con la vendita della quota cespiti allo zio di Anatrone, Canio Bochicchio.

Trattare tutta la vicenda, intricata e complicata richiederebbe tempo e molte spiegazioni tecniche. Dunque lasciamo da parte il resto e andiamo al fatto che qui ci interessa.

Lo stratagemma bizzarro

Il Comune, tramite la Società di cui è proprietario, cede un cespite di sua proprietà a una cifra poco superiore a quella accertata con danno erariale. Quel cespite è un recinto in cemento armato dove doveva sorgere un carcere il cui progetto è stato poi revocato dal Ministero della giustizia. Su quel cespite era stato acceso un mutuo, mutuo che nonostante fosse stato revocato sarà ritenuto poi utilizzabile per realizzare lavori di riqualificazione e diversa destinazione del carcere. Ma questa è un’altra faccenda. Andiamo a vedere lo stratagemma.

Il cespite quindi viene ceduto a Bochicchio e il pagamento avviene in parte in contanti e in parte con rateizzazione. Rateizzazione tra l’altro che sarebbe ancora tutta da dimostrare. Vorremmo che il sindaco rendesse pubblico un aggiornamento sui pagamenti effettuati dal compratore. Canio Bochicchio compra, con circa 60mila euro, anche la quota di capitale detenuta dalla Casa di Riposo che pare si sostanzierebbe, anche qui, nella cessione di un immobile.

Il prezzo d’acquisto, come abbiamo visto, si aggira intorno ai 300mila euro. Cifra che, secondo il sindaco di Acerenza, copre il buco lasciato dal danno erariale e perciò la faccenda è conclusa. Davvero?

Ma che se ne deve fare di quel rudere l’impresa che l’ha acquistato? Chissà. Fatto sta che il sindaco vende a 300mila euro il cespite e poco dopo delibera di stanziare 300mila euro per la riqualificazione del sito in cui insiste il cespite.

 E tutti vissero felici e contenti, tranne gli ignari cittadini

Dunque, il Comune di Acerenza cede soldi e cespiti a un privato (Borgo Albergo s.r.l.) quel privato va in liquidazione, restituisce il capitale residuo al proprietario Comune di Acerenza. Per recuperare tutto il capitale mancano 290mila euro. Si quantifica il valore della quota in cespiti, la si cede ad un altro privato, e si copre il residuo. Il Comune dunque alla fine della festa non avrebbe subito alcun danno. In pratica si sarebbe ripreso quello che era già suo. Insomma un giro a somma zero. La somma di 725mila euro uscita sarebbe rientrata tutta intera.

Quello che ai profani appare come un gioco di prestigio è spiegato nella delibera del Consiglio Comunale n. 39 del 19 dicembre 2019. Quella delibera non è altro che il testo della nota pervenuta al Comune di Acerenza, nell’agosto 2019, a firma dei condannati dalla Corte dei Conti, i quali spiegano con dovizia perché “il venir meno del danno comporta la cessazione del contendere e la chiusura della vertenza.” Il Consiglio Comunale in quella sede non fa altro che prendere atto della nota inviata dai condannati, nota che diventa nei fatti il verbale di quella seduta.

E dunque sono gli stessi condannati a chiudere la delibera: “Per tutto quanto innanzi premesso, evidenziato e considerato, … si può ritenere conclusa la vicenda.” E così sia.

Dunque, la sentenza di condanna è del settembre 2017, tutte le operazioni di vendita e cessione avvengono a cavallo tra la fine del 2017 e tutto il 2018. I condannati, nel frattempo avevano fatto appello e nelle udienze di appello all’inizio del 2019 depositano la nuova documentazione relativa alle operazioni di vendite e cessioni a sostegno della tesi che non essendoci il danno la vertenza è chiusa.

Grazie alla nuova documentazione depositata, frutto delle operazioni di cui abbiamo spiegato, la Corte, nella sentenza 45/2019 oltre a dichiarare inammissibile il ricorso avverso la sentenza del 2017, presentato da Anatrone e dagli altri, statuisce che: “la documentazione depositata il 4 febbraio 2019 e in udienza era attinente a fatti successivi alla definizione del giudizio di appello e valutabili eventualmente in sede di esecuzione”.

E dunque in sede di esecuzione il Comune decide che venuto meno il danno non c’è motivo che i condannati risarciscano, storia chiusa. Già, ma nell’intricata vicenda molte cose non sono chiare né sono mai state chiarite, non possiamo affrontarle tutte perché servirebbero spiegazioni anche da parte di funzionari e capi area. Le decine di atti e delibere che riguardano la vicenda sono un labirinto da cui è davvero complicato uscire.

 Quei 725mila euro da dove arrivano?

L’amministrazione comunale nel 2007 delibera di prendere dalla cassa somme vincolate e portarle a capitale della Società Acerenza Borgo Albergo s.r.l. Ma che fate! congelate tutte quelle risorse già destinate ad altri servizi e attività? È molto rischioso e forse anche “stravagante”, un’operazione che assomiglierebbe a una distrazione di fondi. “Ma no – scrivono gli amministratori sempre nel 2007 – la somma sarà reintegrata e quindi recuperata immediatamente con il ricavato dell’alienazione di immobili per 342mila euro e con il residuo mutuo che sarà erogato dalla Cassa depositi e prestiti per il carcere, 380mila euro.”

Peccato che nessun immobile sarà mai venduto e peccato che il mutuo per la costruzione del carcere sarà revocato un anno dopo. E dunque come si trova il cespite “carcere” nel capitale della Borgo Albergo s.r.l.? E chi lo sa.

Ma davvero il Comune non ci ha rimesso in tutta questa vicenda?

A rigor di logica sostanziale il ragionamento da cittadini comuni mortali sarebbe il seguente: “Caro sindaco di Acerenza, i cespiti sono i tuoi, cioè dei cittadini, ed hanno un valore. Tu hai versato il capitale tutto in denaro, 725mila euro di fondi vincolati. La Borgo Albergo s.r.l., che poi sei tu, in denaro ti restituisce 429mila euro mentre la differenza la ricavi da un cespite che era già tuo. Quindi hai perso l’immobile il cui valore è stato utilizzato per coprire la differenza. Ti manca comunque all’appello un sacco di denaro, semplicemente perché l’immobile era tuo. E’ come se qualcuno avesse un debito con me e poi me lo ripaga con i mie soldi. In più, e non si capisce bene la ragione, impegni una cifra di 300mila euro per la riqualificazione dell’area su cui insiste quel cespite.

Vi abbiamo mostrato un’operazione di alta gestione amministrativa a tutto vantaggio dei cittadini di Acerenza, o no?

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