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Dedichiamo il 1° maggio ai medici deceduti per covid e ai loro familiari

Onotri, segretaria generale Smi: Il loro sacrificio non cada nell'oblìo

“Quest’anno il Sindacato Medici Italiani vuole celebrare con voi, medici e lavoratori della sanità il 1° maggio, dedicandolo a colleghi deceduti e alle loro famiglie perché il loro sacrificio non cada l’oblio” così Pina Onotri, Segretario Generale dello Smi nel celebrare la festa del lavoro.

“Questa giornata-prosegue Onotri- la dedichiamo a chi tutti i giorni scende in ‘trincea’ in una guerra combattuta contro un nemico di cui sappiamo ancora troppo poco e con le poche armi a nostra disposizione. Questo 1° maggio lo dedichiamo al nostro sacrificio professionale e personale, alle nostre famiglie che da oltre un anno ci supportano”. Nonostante dieci anni di tagli alla spesa sanitaria, tagli operati da tutti i partiti dell’arco costituzionale e da tutti i governi, il personale medico ha retto alla forza d’urto di questa catastrofe annunciata, arginandone per quanto possibile, i danni. La politica, nonostante abbia fallito a tutti i livelli nella gestione della pandemia, addita i medici come primi responsabili del disastro, senza assumersene la paternità. La realtà è un’altra! Medici dirigenti sotto organico con pause di riposo negate e specificità professionali soppresse. Medici di guardia medica e del 118 mandati allo sbaraglio a mani nude senza presidi di protezione individuali. Medici di famiglia additati come disertori e latitanti; invece abbiamo lasciato morti e feriti sul campo”.

“In tutti questi mesi -aggiunge- abbiamo assunto le funzioni vicarianti di tutti quei pezzi dell’apparato del Servizio Sanitario Nazionale che non hanno funzionato, facendoci carico anche di funzioni amministrative che non sono di competenza dei medici. Dove, invece, potevamo fare la differenza, come nella campagna vaccinale anti covid, siamo stati tenuti ai margini; eppure in piena pandemia abbiamo somministrato agli italiani in trenta giorni lavorativi 10 milioni di vaccini antinfluenzali. Questa marginalizzazione sarà perché costiamo poco e lavoriamo bene?” si chiede Onotri. Attaccare i medici vuol dire infliggere una ferità al cuore del Servizio Sanitario Nazionale così come l’abbiamo conosciuto, equo, universale ed accessibile per tutti. Un SSN, ci dispiace constatarlo, ormai in dismissione, grazie a una classe politica che ha sempre premiato l’appartenenza e mai il merito e la competenza”.

“Questo anno al concorso di formazione di medicina generale si sono presentati metà colleghi rispetto ai posti disponibili, mentre molti colleghi medici si stanno prepensionando. Tutto questo ci dovrebbe far riflettere. Gli ultimi presidi di prossimità con i cittadini sono in fase di estinzione. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza presentato dal Governo alla Commissione Europea, in questo senso, ha poche misure per la medicina di prossimità e non affronta adeguatamente i problemi della medicina generale. Quest’anno celebrare il 1° maggio vuol dire celebrare la nostra personale resistenza”-conclude il segretario generale dello Smi.