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Emigrazione, oltre 800mila persone hanno lasciato la Basilicata dal 1860 ad oggi

Solo oggi in via telematica, verrà insediata ad oltre due anni dall'inizio della attuale legislatura, la Commissione Regionale

Ci sono voluti oltre 35 anni per costruire la rete organizzativa di oltre 170 associazioni di lucani all’estero ed in Italia che rappresentano circa 1.200.000 di migrati lucani e discendenti. Sono bastati 8 anni a destrutturare il tessuto organizzativo e rappresentativo sparso nel mondo. Solo oggi in via telematica, verrà insediata ad oltre due anni dall’inizio della attuale legislatura, la Commissione Regionale. Un record.

Poche iniziative, ritardi nella approvazione dei Piani annuali, nella programmazione delle attività che sommate a quelle precedenti hanno inciso molto sulla vita delle associazioni. Il Covid c’entra ma non del tutto. Dopo il 2013 si sono smarriti, anche per l’accentramento di un organo consultivo in testa al Presidente del Consiglio, la missione e il ruolo della Commissione. E’ venuto meno il lavoro quotidiano, non solo delle strutture, ma anche delle relazioni con la rete organizzativa ed i bisogni concreti delle associazioni e degli emigrati. Infatti c’è stato un calo sensibile degli associazioni ed è aumentata la distanza tra esigenze, bisogni del sistema associativo e le risposte programmatiche e di gestione delle risorse, talvolta allocate con criteri discutili.

Politiche che hanno risentito dei tagli del Governo nazionale che hanno determinato la chiusura e la riduzione di importanti sedi diplomatiche, degli Istituti di cultura e del complesso delle attività verso gli italiani all’estero che sono molto di più degli iscritti all’Aire: il 4% degli oltre cento milioni di persone che fanno riferimento all’ Italia. Una politica sbagliata per il ruolo che queste comunità svolgono nelle nazioni di residenza e non solo per motivi commerciali o di scambi.

E’ necessario che dopo l’insediamento della Commissione si determini la dismissione della retorica degli “ambasciatori” e di circostanza per innovare normativa e contenuti a partire dal coinvolgimento delle nuove generazioni, specie in Europa, con specifici interventi mirati. La questione centrale rimangono la conoscenza e l’insegnamento dell’italiano e dei programmi di formazione per i flussi di rientro per i giovani che scelgono l’Europa. L’esempio spagnolo è vicino: lo scorso anno 100.000 passaporti sono stati destinati a giovani di lingua spagnola dell’America latina.

Occorre anche svegliare la dormiente Università per le attività formative anche a distanza, oltre ad incentivare il turismo post covid. E’ necessario Impegnarsi con nuove strutture, al tempo della rete, con strumenti e risorse che riescano a garantire servizi e informazioni oltre tessere le relazioni fra le associazioni. In questo quadro, per conservare la memoria che serve per il futuro, è importante rilasciare le attività del Centro Nino Calice, allocato presso il castello di Lagopesole, con l’integrazione nel sistema museale regionale e nazionale, attuando le convenzioni stipulate con altri musei nel mondo.

La realizzazione della struttura di Logopesole realizzata nel 2012,con l’apporto progettuale gratuito di Giannantonio Stella, può diventare, se dotato di adeguati strumenti di comunicazione e promozione, un giacimento culturale importate da fruire per conoscere la storia dell’emigrazione lucana a partire dal 1860 che ha interessato fino al 2020 oltre 800 mila lucani. Tutto questo per non disperdere il patrimonio organizzativo, culturale, umano accumulato con l’impegno di centinaia di volontari e di dirigenti delle associazioni.

Pietro Simonetti Cseres