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Sanità, “per avere un referto medico mi sono dovuta rivolgere al Difensore civico”

La storia di Stella, alle prese da anni con la ricerca di verità sulla morte del padre

Stella da anni combatte per fare luce sulla morte di suo padre avvenuta nel 2013 all’ospedale di Matera. Ed è proprio nella ricerca continua di verità che si è imbattuta in quella che definisce una violazione di un diritto.

Nella documentazione sanitaria riguardante il genitore, richiesta all’Azienda sanitaria di Matera, la donna si accorge che manca un referto relativo ad una emocoltura. Decide, quindi, esercitando un suo diritto, sancito dalla legge, di indirizzare richiesta di rilascio di copia dello stesso, alla Asm prima, e a vari organi istituzionali poi, dato che la Asm non aveva assolto al suo dovere.

Infatti -racconta- la Asm recepisce la richiesta senza fornire, come dovuto, il nome del responsabile del procedimento, che viene fornito, senza possibilità di contatto, dopo ulteriore richiesta. Trascorso il tempo massimo di trenta giorni per il rilascio, o per la motivazione dell’eventuale differimento (in realtà la nuova legge stabilisce il rilascio dell’intera cartella clinica in sette giorni, salvo la successiva integrazione per esami che prevedono tempi lunghi di refertazione; qui siamo in presenza di un referto vecchio di otto anni), Stella annuncia che si sarebbe adoperata per tutelare il suo diritto.

E così investe della cosa vari organi istituzioni, in particolare quelli regionali, dall’Assessore alla Sanità, che finge soltanto un doveroso interessamento, al Difensore Civico Regionale. Solo quest’ultimo prende in carico la questione, intimando, nel giro di pochi giorni, alla Asm, di rilasciare quanto dovuto.

La Asm, però-prosegue Stella- ancora una volta tenta di procrastinare il rilascio del referto (affetto da anomalie, contestate), che viene fornito, nonostante la richiesta esplicita di urgenza, solo dopo più di due mesi e per il tramite del difensore civico. La Pubblica amministrazione, a quanto pare, può fare quello che vuole, anche violare, impunemente, il diritto di un cittadino.

“Quello che fa ancora più specie, in questa vicenda non è solo omissione del referto, che da sola configura un’omissione in atti di ufficio, ( in quanto non presente in cartella e per questo da più parti è stato boicottato, sempre meglio comunque che alterare artificiosamente la sua data di stampa, come è stato fatto in altre occasioni proprio per coprirne l’omissione), ma il fatto che giacesse da più di un anno in un cassetto di un vertice della Asm, che ne aveva fatto richiesta, e che lo aveva ottenuto proprio dal referente del presente procedimento. Perché era stato richiesto da chi non aveva alcun titolo per farlo ( violazione della privacy) e perché non è stato mai ostenso prima? Dono della preveggenza? Altro?” Queste le domande che la donna si pone alla luce di quanto accaduto.