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Stellantis Melfi, gli operai chiamano a raccolta i sindacati

Intervista ai promotori della mobilitazione prevista oggi (15 maggio) dalle 10 all’ingresso dello stabilimento di San Nicola di Melfi

Non possiamo guardare il futuro che ci passa davanti senza rivendicare i nostri diritti. Ma non siamo contro i sindacati e domani ai cancelli della fabbrica, nel rispetto delle misure anticovid, invitiamo tutti, senza bandierine, ad ascoltare le nostre storie”. Intervista ai promotori della mobilitazione prevista oggi (15 maggio) dalle 10 all’ingresso della Stellantis, a S. Nicola di Melfi.

Loro sono la generazione dei trentenni. Quelli entrati “in Fiat” col Job act. I più sfortunati, specie all’Indotto, ci sono arrivati con contratti a termine, lavoro a somministrazione; interinali. “A pagare il prezzo più alto sono proprio quelli dell’Indotto – spiegano i giovani lavoratori – a cento di loro non è stato più rinnovato il contratto. E aspettano”. E poi ci sono quelli del Job act che in questa fase di crisi e di passaggio a Stellantis, alcune volte non riescono a portare a casa le giornate lavorative mensili necessarie a maturare “tredicesima, premi di produzione e ferie”. Questo stato di incertezza, a cui si uniscono le voci su “tagli” ed “esuberi” ventilati dalla multinazionale ‘Stellantis’, ha messo altra legna al fuoco. A cui si è aggiunto “l’atteggiamento dei sindacati, che tutto decidono, senza mai farci capire nulla, delle trattative in corso”.

“Il nostro futuro non si decide a Torino ma a Melfi” E’ un motivo che torna spesso nelle parole di questi ragazzi. “Perché il nostro futuro si deve decidere a porte chiuse nei tavoli con la proprietà a Torino? Perché in pochi, tra segretari e affini, devono decidere tutto per noi e poi farci trovare davanti al fatto compiuto?”. E ancora: “Perché queste assemblee tra delegati in cui non si capisce di cosa di discute e soprattutto non capiamo cosa decidono, quali azioni concretizzano davvero?” Ecco, sono queste alcune delle domande che ritornano ormai da mesi nella testa di giovani operai che hanno deciso di organizzare la mobilitazione di domani.

“Non pensavamo di avere tante adesioni” Col passare delle settimane e poi dei mesi, davanti all’andamento ondivago della neonata Stellantis, il fronte degli operai che si interrogano sul futuro si è allargato. “Negli ultimi giorni – prosegue il gruppo di promotori – in molti si sono detti concordi con le nostre domande. E con le risposte che abbiamo chiesto a sindacati che in alcuni momenti sono apparsi fermi, statici, attendisti. Qui si gioca il futuro di tutti, bisogna far sentire forte la propria voce”. E così, in questo clima di profonde incertezze acuito dalla pandemia, “il coro” favorevole ad una mobilitazione ai cancelli è cresciuto. “Ci contattano padri di famiglia, anche operai molto più grandi di noi. E ci dicono di farci sentire, che sono d’accordo”. E’ questo il dietro le quinte e il lievito con cui è stato costruito il flash mob previsto domattina.

“Invitiamo tutti, ma senza bandierine” Si intuisce un cambio di paradigma in questa mobilitazione. “Non più i sindacati che chiamano a raccolta i lavoratori, ma noi stessi che richiamiamo l’attenzione dei nostri rappresentanti apparsi un po’ troppo timidi negli ultimi tempi”. Troppo presto per dire che si tratti di una rivoluzione copernicana, ma è pur sempre un segnale forte. “Sia chiaro – concludono – non siamo contro i sindacati. Non è questo il punto. Ma per una volta chiediamo di essere ascoltati davvero e di non recitare la parte di meri burattini, numeri di matricola nelle mani di qualcuno”. Tutti invitati, in sintesi. Ma per una volta, come già rimarcato, sono gli operai a “chiamare a raccolta” rappresentanti sindacali e delegati.