Quantcast

AcqueRotto Lucano: la compagnia degli scialacquoni

Sulle spalle di cittadini le inefficienze di cosiddetti manager e l’arroganza della politica che li ha nominati

Un aumento della tariffa dell’acqua dell’8,5% per il 2020 e per un ulteriore 6% per il 2021, “per evitare il fallimento di Acquedotto Lucano Spa”, dice l’assessore Gianni Rosa. “Scelta scellerata” replicano gli esponenti dell’opposizione del Pd in consiglio regionale. Come in tutte le sceneggiate che caratterizzano la gestione della cosa pubblica in Basilicata, anche questa è utile a nascondere la verità dei fatti. E la verità è che non c’è un ente sub regionale, un’azienda a partecipazione pubblica sottratti alla voracità di una politica arraffona e alla maldestra direzione di yesman di lunga data.

L’allarme sull’ Acquedotto viene suonato da anni e da più parti, ma interventi risolutivi nessuno ne ha visti, a parte la solita dazione di denaro pubblico necessaria a coprire i buchi dell’azienda. Una Spa che quando deve aggiudicare appalti o decidere incarichi si nasconde dietro la natura societaria privatistica e quando deve chiedere soldi alla Regione diventa magicamente di natura pubblica.

Vogliamo dire di quella mancata letturazione dei contatori che ha portato in prescrizione milioni di euro di bollette non pagate? Vogliamo dire della facilità con cui alcuni dirigenti hanno intascato denaro a discapito dei dipendenti spesso trattati come semplici acquaioli bendati? Vogliamo parlare di quell’appalto di milioni di euro aggiudicato alla società di una dirigente dell’azienda? Vogliamo parlare della dispersione di acqua nella rete di distribuzione? No, perché ne abbiamo già parlato a sufficienza. E chi legge basilicata24 è ben informato su queste vicende.

Ma altre domande siamo costretti a rifarle, rischiando di apparire banali: chi nomina i formidabili manager e dirigenti che in tutti questi anni non sono riusciti a risanare quell’azienda e a metterla in condizioni di funzionare evitando continui aumenti di tariffe e continue elargizioni di danaro pubblico? E perché, non solo in Aql, questi dirigenti sono sempre a loro posto e, anzi, fanno carriera? Se Aql fosse davvero una società privata quei dirigenti sarebbero già stati licenziati dagli azionisti. E invece? Lo scambio di accuse di questi giorni è deprimente. La strumentalizzazione politica non smette mai di funzionare mentre all’Acquedotto Lucano non funziona un bel niente. “E io pago!”, direbbe Totò.