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Basilicata. Quel silenzio che fa male: un incidente mortale sul lavoro passato in sordina

Antonio è morto, ne vogliamo parlare?

È lunedì 31 maggio, Antonio sta lavorando nello stabilimento della C&P Costruzioni e prefabbricati S.r.l. di Francavilla in Sinni, di proprietà della famiglia dell’assessore regionale Francesco Cupparo.

Lo stabilimento è a Chiaromonte. Per ragioni ancora da stabilire con certezza, l’uomo 46enne, è vittima di un incidente. Viene trasportato in eliambulanza all’ospedale san Carlo di Potenza. Il giorno dopo, 1 giugno, proviamo a chiedere informazioni più precise.

Qualcuno a Francavilla in Sinni ci spiega che si sarebbe trattato di un piccolo e banale incidente senza conseguenze e che il 118 sarebbe stato allertato per ragioni di prudenza. Diamo credito alle voci di paese che minimizzano l’accaduto. Abbiamo però la sensazione che la gente abbia una certa resistenza a parlare.

Tuttavia, la faccenda non ci convince e continuiamo a chiedere spiegazioni il giorno successivo, fino a quando, ieri, finalmente riusciamo ad avere informazioni da fonti sanitarie e dai Carabinieri. E così pubblichiamo l’articolo: “Tragedia sul lavoro in Basilicata, operaio in gravissime condizioni”. Nessuno riprende la notizia, nessuno ne parla, nemmeno la Tgr, servizio pubblico. Sul sito del Comune di Francavilla in Sinni neanche una parola, il sindaco non pervenuto.

Oggi, 4 giugno, quelle gravi condizioni hanno purtroppo avuto un esito funesto: Antonio è morto. Pubblichiamo l’aggiornamento della notizia alle 18.42 e ci aspettiamo che un Tg ne parli, ma niente, silenzio. Ci aspettiamo che un qualche politico prenda la parola ma niente, silenzio. Ci aspettiamo che il presidente Bard esprima il cordoglio come ha fatto in altre occasioni, ma niente, forse è troppo presto. Un silenzio che dura da quasi una settimana, almeno fino a quest’ora.

C’è stato un incidente sul lavoro, c’è stato un morto, perché l’opinione pubblica non doveva saperlo? Domani ci aspettiamo un risveglio doveroso dei media e della politica, almeno speriamo.

Intanto alcune domande: Antonio è caduto da un’altezza di almeno 5 metri o sarebbe caduto da meno di un metro come qualcuno ci ha detto nelle ore successive all’accaduto? E chi ha fatto circolare quelle notizie imprecise? Le condizioni di sicurezza in quel cantiere sono mai state verificate? E quando? Gli operai usavano i dispositivi di protezione quali, per esempio, il casco?