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Ddl Zan, la vera posta in gioco

La Consulta delle Aggregazioni Laicali di Potenza sui nodi della bioetica e del biodiritto

La Consulta delle Aggregazioni Laicali di Potenza, nell’ambito dei suoi incontri tenuti a cadenza mensile è tornata ad occuparsi, martedì 22 giugno, dei nodi della bioetica e del biodiritto; nodi che (non meno di altre poderose questioni all’attenzione del Laicato diocesano, come quelli del lavoro, della difesa della Costituzione, della cura del pianeta, della promozione della vita, ecc.) rappresentano un nuovo, formidabile banco di prova per la Chiesa e per l’umanità del 3°millennio.

L’occasione è stata fornita dal dibattito in corso sul Ddl Zan, esaminato in videoconferenza dal punto di vista giuridico, sociale, antropologico ed educativo, con relazioni affidate a tre leader nazionali del mondo cattolico: Alfredo Mantovano, Vicepresidente del Centro Studi Giuridici “Rosario Livatino”, Marina Casini, Presidente del Movimento per la Vita e Giuseppe Desideri, Presidente dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici.

Negli interventi è stato da ciascuno ribadito l’impegno concorde di tutto il mondo cattolico nel continuare a contrastare, nelle forme legittime, ogni genere di discriminazione, emarginazione, scherno o violenza che abbia alla sua base motivazioni a sfondo sessuale, soprattutto educando ad atteggiamenti che muovano sempre verso l’accoglienza e l’inclusione di ogni condizione umana.

Sono state tuttavia giudicate come pretestuose le motivazioni addotte dai proponenti del Ddl, e anzitutto l’esistenza di quella che viene definita come una vera e propria “emergenza omofobia”; emergenza che in realtà è solo mediatica, dal momento che i dati ufficiali del Ministero dell’Interno fanno registrare mediamente non più di 26 reati all’anno a chiaro sfondo omofobico.

Anche il presunto vuoto normativo, che si vorrebbe superare con il Ddl, risulta ampiamente ed efficacemente colmato dalle leggi vigenti e in particolare dall’art. 61 del codice penale. L’attenta analisi del testo ha invece evidenziato una grave preoccupazione per le limitazioni che il Ddl imporrebbe alla libertà di pensiero e opinione, tutelata dalla Costituzione Italiana (art.21). Del tutto improprio è parso poi lo “sconfinamento” nel campo scientifico, dal momento che il Ddl ha la pretesa di definire, in maniera coercitiva per tutti, cosa siano il sesso, il genere, l’orientamento sessuale e la cosiddetta “identità di genere”, quest’ultima accertabile a seguito di una mera autodichiarazione amministrativa.

Inoltre vaghe e indefinite sono apparse le nuove fattispecie di reato introdotte dal Ddl, che contravvengono al principio della certezza e determinatezza di ogni illecito, aprendo le strade a forme di arbitrio, di giudizio e di condanna che esulano dall’ambito strettamente giuridico. Analogamente antidemocratica, perché irrispettosa della libertà di educazione delle famiglie garantita dall’art. 30 della Costituzione, è la disposizione che aprirebbe la strada all’insegnamento obbligatorio della cultura “gender” nelle scuole primarie e superiori, sia statali che paritarie. Dal coacervo di tali considerazioni è emerso come il vero obiettivo del Ddl appare di tipo ideologico; quello cioè della volontà (non dichiarata ma reale) di imporre per legge una visione antropologica e sociale, inaccettabile dal punto di vista dell’antropologia umana e cristiana.

Tale ultima constatazione rende condivisibile l’inedita e preoccupata presa di posizione sul Ddl Zan da parte del Vaticano, che in verità mira a garantire la libertà di tutti (e della Chiesa stessa) in una materia che tocca valutazioni etiche e risvolti educativi che inciderebbero pesantemente e per anni sul sentire culturale del nostro popolo. A conclusione è stato espresso l’auspicio per la ripresa di un dialogo che favorisca davvero la convivenza civile, la giustizia sostanziale e il bene comune di tutti (e non solo di un gruppo a detrimento delle legittime esigenze degli altri), nel rispetto di tutte le libertà costituzionali, individuali e sociali e soprattutto della libertà religiosa.

Il Segretario della Consulta: Giancarlo Grano