Quantcast

Discariche rifiuti in Basilicata: “Kit Carson e Tex Willer hanno esaurito le munizioni”

Abiusi, Associazione Ambiente e Legalità: “Forse è l'ora di finirla con gli stucchevoli e vanagloriosi compiacimenti invece di produrre risultati concreti”

Anche quella che poteva essere una sconfitta per l’assessore Rosa e cioè la nomina da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri di un commissario per la bonifica di 4 discariche, 3 in Basilicata ed una in Abruzzo è finita in una vanagloriosa attestazione

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso condanna il 21 Marzo 2019 e di lì a poco si è insediato il Governo Bardi, giuridicamente per le passate gestioni regionali quelle discariche non erano in infrazione ma la provvista fondi per le bonifiche, laddove sarebbero occorse, sono state recuperate già dal 2016 con delibere CIPE. Ciò detto l’attuale governo regionale con i fondi recuperati da quello passato ha provveduto a mettere in sicurezza buona parte delle 23 discariche per le quali la Basilicata ha subito la condanna.

Per tre discariche regionali il Governo nazionale ha ritenuto di dover nominare un commissario per accelerare la bonifica e per altre due ha inviato nota di diffida sollecitando ad ottemperare. Fin qui è tutto quanto è stato riportato anche dalla stampa esaltando le gesta del nostro assessore che nel frattempo ad Arpab ha insediato un altro prode combattente che ignora il territorio se non per quelle azioni che servono per stare sulla scena. Malgrado il soccorso di Arpa Lombarda e di Ispra il territorio è monitorato a macchia di leopardo. Un esempio eclatante è la Discarica Comunale di Salandra anche essa in infrazione comunitaria, completamente ignorata da Arpab e la situazione è tollerata da Rosa.

Il 9 Maggio 2018 i Carabinieri Forestali della stazione di Salandra procedettero al sequestro e contestuale affidamento in custodia giudiziale di parte della discarica di “Piano del Governo” perché avevano accertato la fuoriuscita di percolato dalla vasca di raccolta e dal terreno circostante con sversamenti incontrollati che confluivano nel torrente Gruso affluente del fiume Cavone. I prelievi di percolato erano risultati essere incostanti e sempre più rari, così hanno verbalizzato i Carabinieri Forestali affermando che quella condotta omissiva ha cagionato un’alterazione dello stato dei luoghi in modo irrimediabile. L’area venne dissequestrata il 25 Giugno dello stesso anno e restituita prescrivendo di effettuare la bonifica.

Con il tempo i Carabinieri Forestali non hanno smesso di seguire l’impianto, almeno qualcuno da quelle parti  controlla e fa quello che può, il 3 giugno 2019 ancora i Carabinieri Forestali inviarono una lunga e dettagliata nota in cui evidenziarono tutto quanto in quella discarica non andava ed aprirono anche un fronte nuovo oltre al “solito percolato che finiva nel torrente , il telo di copertura rotto dalla così definita calamità naturale ecc.” aprirono il fronte delle fessurazioni e degli scivolamenti a valle della discarica.

Gli uffici regionali fecero delle prescrizioni ed attesero invano riscontro da Arpab e Provincia di Matera. Escluso i Carabinieri da quelle parti nessuno è mai più andato dal Novembre 2015, l’ultimo documento Arpab risale al 12 Gennaio 2016 quanto riscontrava superamento di Stagno oltre Manganese, Solfati, Arsenico e Boro e richiese ulteriori indagini che erano già state formalizzate il 2 Marzo 2015. Arpab richiese il piano di caratterizzazione e la stessa cosa fece l’Ufficio Prevenzione del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata con nota del 19 Gennaio 2016 e che risultava essere anche una sollecitazione a quanto già richiesto il 12-6-2015. Da allora non è accaduto nulla. Da quelle parti sono passati solo i Carabinieri Forestali che non hanno potuto far altro di riscontrare quanto verbalizzato e riportato facendo rilevare che la situazione si era aggravata con lo scivolamento a valle della discarica.

L’assessore Rosa assicura che è tutto pronto affinché si possa procede a mettere la copertura superficiale finale alla discarica cioè a nascondere la munnezza sotto il tappeto senza indagare su cosa sia realmente accaduto. Prima di procedere alla presunta messa in sicurezza bisogna fare chiarezza. Si proceda con un sopralluogo serio, si faccia monitoraggio nei 5- diconsi cinque- piezometri che dovrebbero esserci così come prescritto se del caso si implementi il loro numero, si controllino i sistemi di monitoraggio perimetrali a quota di sotto telo della discarica che dovrebbero esserci e vennero ritenuti necessari per rilevare i liquami riconducibili alle infiltrazioni delle acque di percolamento quando venne concessa L’AIA. Si faccia caratterizzazione, sicuramente occorrerà fare analisi di rischio. In buona sostanza si verifichi che vi sia stata ottemperanza alle prescrizioni previste nell’Aia rilasciata il 23 Dicembre del 2010 ed a quanto prescritto dalla normativa di cui al DL 152/06 e s.m.i. solo dopo aver fatto chiarezza ed eventuale bonifica si potrà procedere ad ottemperare a quanto è previsto per fare uscire quella discarica da infrazione comunitaria non si può coprire il tutto con un velo pietoso, inutile e costoso.