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La Basilicata, un vero paradiso per i motociclisti

Viaggio nel luoghi di Carlo Levi

La settimana motociclistica lucana è diventato un appuntamento fisso. Come tutti gli anni ad accompagnarmi c’è Carlo. Ha più anni di me ma ne dimostra meno. Di tanto in tanto si diverte, dichiarando la sua età, per vedere lo stupore negli occhi di chi ascolta compiacendosi. Mi secca un poco e per prendere il mio pizzico di gloria intervengo dicendo “Che devo dire io che sono più vecchio di lui?”.

motociclisti

Il gioco però non riesce quasi mai, mi guardano perplessi, poi guardano Carlo e si cambia discorso. Vira sulle moto e su quanto sia divertente macinare chilometri per le vie lucane perse nelle frescure montane e piene di odori e colori antichi e di curve vuote di traffico e piene di emozioni.

Un paradiso per i motociclisti

La meta cambia ogni giorno, questa volta tocca ad Aliano.  Decido di lasciare a riposo la BMW e di prendere la Ducati: per le curve è agile come una cavalletta. I 40 chili in meno rispetto alla BMW si sentono nei cambi di piega e mi regalano l’illusione di una perpetua adolescenza. Non resisto a una sosta  per una foto tra le ginestre, è l’odore che ci accompagna sempre in queste primavere lucane.

pietro

Aliano dista da San Chirico Raparo, la nostra base, poco meno di una cinquantina di chilometri facendo il giro lungo: San Martino, poi la fondo valle dell’Agri e subito si gira per Armento, lasciandolo a sinistra. La stessa sorte tocca a Corleto e Guardia Perticara percorrendo la Saurina. Un’oretta scarsa e si prende il bivio che dopo una salita con qualche tornante ci porta ad Aliano.

Arriviamo ad Aliano da sopra, il paese appare solo all’ultima curva prima della discesa e la vista si perde subito su un panorama infinito. Nuova sosta per le foto, che non rendono giustizia all’immensità che si apre dinanzi a noi.

Aliano

Prima del pranzo il giro del paese è un obbligo, siamo fuori stagione e poi c’è il Covid e non si vede quasi nessuno.

affaccio
Un affaccio sulla Fossa del bersagliere e poi passiamo per le strade accolti dalle targhe con le citazioni prese dal libro di Carlo Levi Cristo si è fermato ad Eboli: ‘una stanza dai mobiletti modesti, piena di ninnoli a buon mercato ’,  ‘La piazza non è veramente che uno slargo dell’unica strada del paese’, ‘Giungemmo in breve al palazzo: e davvero era la sola costruzione, in paese, che potesse portare questo nome’.

Aliano

Leggo, e improvvisa mi crolla sulle spalle tutta la pesantezza del mio essere lucano.

Perché questo straniero che è stato così ben accolto e amato oltre misura qui ad Aliano non fa che esprimere giudizi non certo lusinghieri sulle nostre povere cose? Perché noi lucani amiamo chi ci disprezza? E io che tra i personaggi del mio libro,  proprio in omaggio a Levi, ho chiamato una delle protagoniste Giulia la Santarcangiolese?

Un amico ritrovato

Mi sento tradito, appena a casa sento il bisogno impellente di rileggere il libro. Mi rapisce e non lo lascio più finché non arrivo alla fine. “Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo”, questo libro sembra scritto ieri. Un libro disperato sulla misera condizione del Sud, una dichiarazione d’amore immensa verso una terra a lui straniera e verso cui, per le condizioni in cui ci arrivò, aveva tutto il diritto di essere astioso e incomprensivo. C’è una scelta di campo che è la mia, c’è l’assunzione di un punto di vista che è il mio c’è l’idea, scomparsa dalla sinistra di oggi, che i poveri, per quanti torti abbiano, hanno sempre ragione.

Lui piemontese ci ricorda dove tra San Mauro Forte e il bosco dell’Accettura erano state infisse su dei pali le teste dei briganti, lui ci spiega perché nonostante i tanti monumenti ai caduti della Grande Guerra, a cui si sono aggiunti i nomi di quella ultima, gli unici eroi rimasti nel cuore dei lucani sono i Briganti. Lui ci spiega il senso di ingiustizia patita che quando supera il limite muove la ribellione dei contadini, lui ci ricorda che l’unica guerra che fu combattuta per gli interessi delle genti lucane fu quella dei briganti, guerra di contadini per i contadini, lui ci dice che fu una guerra disperata e che mai poteva né sarà mai vinta e che il resto è stato solo un male inevitabile da sopportare con rassegnazione. E ci ricorda anche la lontananza di uno Stato nemico presente solo per raccogliere dove arato non ha. Allora la tassa sulle capre e le foreste tagliate, poi le braccia e ora le menti necessarie altrove.

Ma non è solo questo Levi, è anche la denuncia degli ‘interessi piccoli e meschini’ di un ceto dirigente che ha perduto il senso di responsabilità sociale e che è la causa principale della sconfitta perpetua del Mezzogiorno insieme al ‘complesso di inferiorità’, da Levi denunciato senza compiacimento ma con stupita malinconia, che dall’Unità d’Italia ad oggi, è diventata la cifra più triste del Sud.

Levi è anche l’addentrarsi nel modo magico di una terra ancestrale, dove il mondo animale, degli uomini e degli spiriti si incontrano in un continuum dove si condividono le stesse sofferenze senza speranza.

Un libro denso di pensiero

Un libro denso di pensiero scritto da un uomo di sinistra e che è attuale ora più di quando fu scritto. Pensiero e pensieri scomparsi nell’attuale ceto intellettuale e dirigente della nostra epoca popolata di storici ‘un tanto al toc’ alla Barbero  o alla Augias  che si perdono in polemicucce di basso profilo pensando che si possa ristabilire l’Unità di un Paese, che mai è stato unito, cancellando la memoria o leggendo il Risorgimento partendo da episodi marginali e senza la lettura della cornice in cui il Risorgimento avvenne.

Il confronto tra Levi e i meschinelli di oggi è impari e lascia una tristezza e una desolazione profonda.

Chi denuncerà gli interessi meschini, ma grandi e forse per questo non più meschini ma “nobili”, come quelli di John Elkan o dei Ferrero o dei Berlusconi o di tutta la classe dirigente di questo Paese che pensa solo a trarre vantaggio dalla spoliazione costante di ciò che è pubblico a proprio vantaggio e che poi si accomoda a pagare le tasse in Olanda? Chi lo farà mai quando il Presidente della Repubblica proprio ad Elkan conferisce il cavalierato del lavoro nel mutismo generale? Chi denuncerà la situazione della stampa in mano agli oligarchi italiani che per i propri interessi appoggeranno ogni troika che vorrà venire a maramaldeggiare in Italia? Chi denuncerà il quadro degli intrecci tra affari e editoria e paradisi fiscali così simile a quello che ha consentito la tragedia del popolo greco ad opera della Troika, che ha trovato la sponda più attiva propri nella oligarchia locale? E dove mai si nasconderà l’amico Giulio  (n.d.r. Einaudi) disposto a pubblicare un libro come questo?

Grandi e piccoli meschini interessi

Tutti assolti i grandi interessi perché si sa che la cassa integrazione, gli incentivi, le aziende come l’Alfa Romeo o i ponti e le strade o le linee elettriche e telefoniche e tutto ciò che è per natura pubblico come l’aria o l’acqua è bene che siano in mano a pochi privati che in cambio offriranno qualche posto di lavoro, magari cancellando quei pochi diritti rimasti, e per gratitudine, protetti dall’Europa dei paradisi fiscali, potranno legalmente non pagare le tasse.

Ai contadini lucani fu promessa la terra dal ‘Garibaldo’ e la promessa fu tradita. Il blocco sociale portatore di interessi piccoli e meschini fu lo stesso che impediva la modernizzazione del regno delle Due Sicilie con i Borbone e che appoggiò l’Unità d’Italia con la menzogna di una rinascita dietro l’angolo. La distribuzione delle terre avvenne quando ormai non serviva più, novanta anno dopo l’Unità d’Italia, perché iniziava la emigrazione di massa verso il Nord. La menzogna della rinascita ha coperto e copre ancora oggi la continua spoliazione dei diritti di cittadinanza dell’intero Sud, della mancanza di infrastrutture e dei trasferimenti dallo Stato per i servizi essenziali.

Un altro amico

Carlo Azeglio Ciampi dovrebbe avere piazze e monumenti in tutto il Mezzogiorno. Volle la creazione dei conti pubblici territoriali e grazie a questo oggi l’inganno e la menzogna del Sud parassita che consuma tutte le risorse dello Stato viene svelata. Lo Stato spende in Campania 1.593,11 euro anno per abitante per la sanità mentre in Lombardia ne spende 2.532,79. Per le politiche sociali, che insieme a quelle per la sanità rappresentano il 50% delle spese regionali, in Lombardia nel 2018  sono stati spesi 6.711,16 euro per abitante. E in Campania? Solo 4.672,77! La differenza  sono imbarazzanti e moltiplicandole per tutto il Sud parliamo di 45 miliardi l’anno che in 10 anni fanno 450 miliardi: più del doppio del recovery plan. Per i 160 anni dall’Unità d’Italia fanno 7.200 miliardi.

Come è stato possibile tutto ciò se non grazie agli interessi piccoli e meschini denunciati da Carlo Levi e dal nostro complesso di inferiorità?  Come non si può non riconsiderare il fatto che il Risorgimento fu voluto da potenze straniere e come non essere preoccupati oggi, che la Storia ci ripropone in forma diversa ma sempre uguale una nuova unificazione con popoli che nella Storia “Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo”. Chi lo scriverà sulle pagine dei giornali questo pericolo? Quale intellettuale? Barbero o Augias o Mentana? O lo farà Draghi che obbedendo agli ordini della Germania affossò la Grecia?

Il filo che lega Draghi a Liborio Romano e al Principe Neri Corsini

Penso a Liborio Romano e al Principe Neri Corsini. Entrambi consegnarono i loro paesi ai piemontesi. Il primo fu il primo ministro del regno delle Due Sicilie, il secondo del granducato di Toscana. Erano voluti dalle élite dell’epoca, quella che copriva la realtà degli interessi che si agitavano sotto il processo unitario con la retorica. Quelli che spiegavano che tolto il Re Borbone la nuova Italia avrebbe coperto il Sud di frutta candita e che i piemontesi avrebbero difeso gli interessi del Mezzogiorno. Erano ben visti dalle potenze straniere. Dall’Inghilterra che mal sopportava il Re Borbone che spalancava i suoi porti ai Russi proprio mentre dopo 3000 anni si riapriva Suez. Erano amati dalla Francia che sognava un murattiano sul trono di Napoli proprio per difendere gli interessi francesi su Suez e il Mediterraneo.

Penso che il primo partner commerciale della Germania oggi è la Cina. Ci scambia il 6,2% del proprio PIL. Il primo partner dell’Italia è invece la Germania con cui scambiamo il 7% e passa del nostro PIL con un deficit commerciale da brividi. Penso che le merci cinesi arrivano in Italia passando dai porti del Nord Europa che ci lucrano il 20% dei dazi europei, l’Olanda il 25% che poi ci fa la morale e ogni volta che lo fa le viene concessa qualche altra ‘rendita’. Penso che tutto questo non ha senso, che l’Italia è al centro del Mediterraneo e che questo è il punto di incontro di tre continenti e che tutte le merci dovrebbero passare da qui, in specie dai porti del Mezzogiorno.

Gli interessi del Nord Europeo prevalgono

Penso che nel Nord Europeo si veda ancora oggi come il fumo negli occhi questa possibilità e che serve un governo e uomini che facciano dimenticare dove si trova l’Italia e il suo ruolo naturale. Draghi è perfetto per questo. Penso che serva un Paese diviso e inconsapevole delle proprie capacità e penso che serva un capro espiatorio per giustificare i fallimenti e le difficoltà e penso che da 160 anni questo è il ruolo affidato al Sud.

Tutto ciò è Carlo Levi. E tutto ciò, mi perdoni l’amministrazione comunale di Aliano, andrebbe ricordato sulle targhe. Sulla porta della casa dove abitò andrebbe scolpito: “In questa casa scrisse: Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo” perché Levi non ha scritto un documentario su Aliano o una guida turistica ma ben altro.

Andiamo a pranzo da Sisina. Ci racconta che alla Prova del Cuoco ha battuto con il 60% uno chef stellato. La guardo perplesso. Poi ci porta un piatto di rascatielli fatti al momento col pomodoro fresco: una delizia quasi mistica. Capisco che i grandi cuochi si vedono dalle preparazioni semplici, dove tutto è tolto tranne l’essenziale che serve per esaltare i sapori e deliziare il palato.

Cibi e menti avariate

Le spezie servono per nascondere cibi avariati e muffi. Nella politica la grande stampa, quelli che Gramsci definì ‘scrittori salariati’, rappresenta le spezie che nascondono il cibo avariato della politica, ossia gli interessi di pochi, ma che si riempie la bocca di Europa, riforme, bene comune e che discute su quando togliere le mascherine, ossia di cose inessenziali, invece del futuro di questo meraviglioso Paese malgrado gli interessi meschini del ceto dominante e traditore difeso dal vertice attuale del Paese.

I giri in moto sono pericolosi: aprono la mente. Devi togliere dalla testa quello che non serve e devi essere concentrato per evitare buche, sabbia nelle curve e una piega di troppo altrimenti finisci per terra. Tolto tutto quello che non serve diventa tutto chiaro.

Salviano Alianello

Ripartiamo passando questa volta da dove arrivò Carlo Levi. Mi fermo all’imbocco di Alianello. C’è un gruppo Facebook ‘Salviamo Alianello’. Perché mai dovremmo farlo?

alianello

Stringo in mano il libro di Carlo Levi. Lui avrebbe la risposta e mi sento orfano del suo pensiero.

Ma forse Alianello va salvato per salvarci l’anima, per la nostra cattiva coscienza che dimentica troppo in fretta da dove siamo venuti e che sceglie sempre le vie più facili e più convenienti, che preferisce accomodarsi nella confort zone del pensiero corrente invece di sforzarsi per comprendere la realtà ed essere veramente ceto intellettuale e dirigente.