Quantcast

Lettera aperta ai sindaci lucani contro la Basilicata gruviera

Associazioni ambientaliste: "ricorso alla mobilitazione delle nostre comunità, pur di fermare progetti scellerati"

Di seguito la lettera aperta di alcune associazioni ambientaliste ai sindaci lucani.

“E la resa dominò sovrana… il senso dell’assedio, il sospetto della morte prossima, l’agonia che avanza sottopelle e tutti tacciono, tutti dormono e sognano… magari di fare affari, magari di vendere al nemico terre grasse e generose di frutti unici per un pugno di dollari. Tutti, a partire da chi è preposto alla difesa e alla protezione di mura e di beni, del patrimonio comune di storia e di memoria di paesaggi e di attività produttive di eccellenza, nonché delle proprie private proprietà, quelle del cuore, quelle dentro e intorno alle quali sono costruite dalla nascita col sale del bene e del male di tutti i giorni le proprie vite e le proprie relazioni col mondo.

Signori Sindaci dei comuni di Acerenza, Banzi, Barile, Forenza, Genzano di Lucania, Ginestra, Maschito, Montemilone, Oppido Lucano, Palazzo San Gervasio, Rapolla, Ripacandida, Venosa nonché Melfi e Rionero in Vulture, noi cittadini di piccole e meno piccole comunità che insieme costituiscono uno dei pochi territori urbanizzati della Basilicata, a noi che in nome dell’interesse comune, in nome della preservazione di una delle aree sulle quali si regge l’economia regionale, in nome della ricchezza paesaggistica a tratti unica e irripetibile come i Laghi di Monticchio e le Cascate di San Fele, in nome della storia di tutto rispetto sviluppatasi nei secoli intorno al Vulture e dintorni come Acerenza, Atella, Castel Lagopesole, Melfi, Venosa, in nome di una rete di produzioni di eccellenza tra le quali quelle dell’Aglianico del Vulture e dell’olio di oliva, a noi che minacciati nelle sostanze nel lavoro, nella speranza del futuro, nella salute, nei valori economici messi faticosamente in piedi a furia di sacrifici generazionali; a noi che abbiamo più volte bussato, sollecitato, insistito, perché fossimo ascoltati, voi, numi tutelari, funzionari della pubblica cura, di cosa, di quale risposta, di quale rassicurazione, di quale sollecita presa di posizione, di quale azione concreta vi siete fatti carico finora? A guardar bene, negli ultimi anni, poco è arrivato da pochi di voi. Quel poco ben al di sotto di ogni ragionevole aspettativa, per lo più sulla scia delle sollecitazioni dal basso esercitate con generosità illuminata dal solo interesse del bene comune. Dopo la stagione delle lotte contro l’art.38 del famigerato “Sblocca Italia”, delle 71 delibere comunali su 131 Comuni (di cui la maggior parte di convenienza e di circostanza), dopo l’assedio dei 10.000 alla sede della Giunta regionale del Dicembre 2014, è prevalso, raggelante, il Nulla, da noi percepito alla stregua di un irresponsabile, indecente silenzio.

Il silenzio “mainstream” che misura la distanza esponenziale tra divisione regionale del lavoro che ci confina nei recinti forzosi di un destino antistorico di hub energetico e dei rifiuti speciali e grida soffocate che invocano partecipazione democratica, bonifiche vere, salute, reddito, effettiva valorizzazione e salvaguardia dell’acqua pubblica bene comune.

Signori Sindaci, mentre la minaccia di una nuova Val D’agri, di una nuova Tempa Rossa, di una nuova Val Basento, avanza concretamente, su quali allori pensate di dormire?

Le difese sono di fatto sguarnite. Mentre alcuni si azzuffano su beghe di lana caprina riguardanti l’istituzione del Parco del Vulture, avete mostrato indifferenza ed apatia, se non il più piatto disinteresse pubblico, sulla pregnanza e sull’incidenza degli atti e degli scenari che sono esplicitamente richiamati dall’art. 11 Ter della Legge 12/19, modificata dal Milleproroghe 2020, che spostava, dati i ritardi ministeriali, al febbraio 2021 il termine massimo per l’approvazione del PITESAI (Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee), mentre con la Legge 26 Febbraio 2021, n. 21, art 12-ter, i termini delle procedure di elaborazione e pubblicazione del Piano, funzionale alla sua eventuale successiva adozione, sono ora prorogati al 30 Settembre 2021.

Prima di allora sarà attivata la Valutazione Ambientale Strategica e quindi, limitatamente alle aree su terraferma, saranno avviati i confronti e le trattative in Conferenza Unificata Stato/Regioni/Autonomie locali. Agli inizi dello scorso marzo il neoministro Cingolani specificava che obiettivo del suo dicastero è assicurare “la collaborazione delle amministrazioni regionali” ed individuare “un quadro definito da sottoporre a Vas delle aree ove è consentita l’attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi sul territorio nazionale”.

Non sapendo se al riparo da ogni tentativo di informazione e di qualsivoglia forma di coinvolgimento pubblico le amministrazioni comunali lucane avessero già deciso di agire d’intesa con i vertici regionali sul delicato terreno delle osservazioni, ci siamo preoccupati, agli inizi di Marzo, di sollecitare le amministrazioni locali, perché dessero prova di un impegno incisivo ed all’altezza del compito, attivandosi in rete tra loro e di concerto con tutte le soggettività disponibili (sindacali, politiche, associative), senza dispendio di tempo ed energie, mettendo in sinergia tutte le competenze (giuridiche, di analisi economica, urbanistica, ambientale, sociale) richieste, al fine di elaborare ed inviare, entro la data perentoria del 2 Maggio 2021, le osservazioni alla Valutazione Ambientale Strategica sul Rapporto Preliminare e relativi Allegati e Appendice al Rapporto Preliminare, rientrante nella fase preliminare ambientale, fase di scoping, ai sensi del D. Lgs. 152/2006 Articolo 13 c.1.

Poiché il PITESAI, prima della sua adozione, viene elaborato e redatto in Conferenza Unificata anche sulla base delle osservazioni delle Regioni, delle Province e dei Comuni interessati, per stabilire l’idoneità o meno delle aree ai fini della concessione dei permessi di ricerca (compreso i permessi gia’ concessi) e le nuove istanze di concessione, entrambi sospesi dalla normativa, come nel caso della concessione Palazzo San Gervasio, ci saremmo legittimamente aspettati che voi Sindaci vi sareste attivati entro i termini del 2 Maggio ’21 per produrre le necessarie osservazioni.

E invece, malgrado tutto, nulla è stato fatto, sul piano dei criteri e dei riferimenti normativi riportati nel corpus della Valutazione Ambientale Strategica sul Rapporto Preliminare e relativi Allegati ed Appendice al Rapporto Preliminare, a favore dell’auspicabile inidoneità del Vulture-Melfese-Alto Bradano alla disseminazione di pozzi petroliferi su un’area di 450 km quadrati. Se le cose stanno davvero così, signori Sindaci, avete tradito il vostro mandato!

I cittadini vi hanno chiamati a gestirne i bisogni e a proteggerne i beni primari, dalla salute, dal territorio, al lavoro. Avete scelto di non mettervi a capo di concrete dinamiche informative ed organizzative per affrontare e risolvere un problema così decisivo per il futuro di intere comunità e tuttavia, noi, organizzati in movimenti per la difesa dell’ambiente e dei beni comuni e in associazioni; noi, esponenti di realtà produttive che non intendono morire economicamente, , continueremo a batterci per evitare il massacro in termini di vite e stravolgimenti ambientali, per scongiurare la desertificazione sociale e un nuovo tracollo verso l’impoverimento generale, caratterizzato da emorragia migratoria e perdita di valore del patrimonio complessivo insistente sul territorio zonale all’orizzonte. Nonostante il senso di vertigine etica, sociale e politica, che genera la consapevolezza dell’assenza di un inderogabile quanto naturale punto di riferimento istituzionale, restiamo disponibili a ritrovarci intorno a un tavolo, sperando di poter riattivare un vitale confronto a tutto campo, anche sul piano giuridico/normativo, per poter studiare insieme più sottili ed adeguate forme di opposizione, al fine di poter scongiurare che i 2/3 della Basilicata, ai tempi del PNRR e del Green New Deal, a tempo indeterminato e con grave danno, possano cadere sotto le grinfie delle multinazionali estrattive.

Dopo 100 anni di estrazioni, dopo quasi 500 pozzi certificati dalla Corte dei Conti, dopo l’inquinamento di laghi e fiumi, non bisogna escludere il ricorso alla mobilitazione delle nostre comunità, pur di fermare progetti così scellerati ed aprire la strada ad una nuova progettualità complessiva di ampio respiro, finalmente fuori dalle chimere delle royalties e dalla schiavitù del fossile!

Movimento No Triv Vulture-Melfese- Coordinamento No Triv Basilicata- Liberiamo La Basilicata- Rivista “Valori”- Associazione “Venosa Pensa”- Collettivo “Dtutti” Venosa- La Basilicata Possibile Vulture-Melfese- Ehpa Basilicata-Libera Basilicata