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Maratea, ruspe e cemento sulla spiaggia: nessuno vede? foto

Dove prima si usavano teli, canne e prodotti della natura è stato eretto un casermone. Ruspe ancora al lavoro

Capita che mentre a Villa Nitti di Maratea esperti e scienziati discutono del futuro dell’umanesimo e del digitale alcune ruspe e pale sono impegnate a sterrare, cementificare e innalzare una struttura nella spiaggia di Santavenere voluta negli anni cinquanta dall’industriale Stefano Rivetti assieme alla Pamafi, Illicini, la fabbrica tessile ed il Cristo.

Nitti e Rivetti erano persone diverse ma profondamente legati dalla ricerca dell’innovazione e dalla cultura del fare.

Negli anni duemila, per incapacità desistenza del fare del pubblico Villa Nitti, quasi donata alla Regione dagli eredi dello statista, apre qualche volta all’anno ed in modo sporadico non avendo una gestione degna di questo nome.

Ancora più grave e deprimente è la condizione della ex Pamafi ridotta dalla ventennale liquidazione governativa ad una mega discarica anche a cielo aperto

Ancora più devastante: sta sfumando un finanziamento UE per la bonifica ed il riuso come, “Città dell’ambiente” per un contenzioso tra i liquidatori ed un ex dipendente.

Lo stesso destino è stato assicurato all’ex Intesa che secondo gli acquirenti, e progetti presentati e non attuati, doveva essere ristrutturata e diventare un attrattore, parola del tutto abusata, per convegni e attività commerciali.  Per il Santavenere, dopo tanti passaggi di mano, alcuni immaginari, quest’anno al tempo della ripartenza e resilienza e di ripetitivi eventi festivalieri fatti in casa,  una geniale idea contro l’ambiente ed il paesaggio. Una specie di piattaforma logistica di enorme dimensione da realizzare sulla spiaggia con cementificazione, palificazione e cassettone.  Dove prima si usavano teli, canne e prodotti della natura è stato eretto un casermone.

La sovrintendenza, custode primo del Piano paesaggistico prodotto negli anni settanta per proteggere la costa dall’assalto dei cementificatori e degli speculatori dichiara di non saperne nulla e scrive a Giudici e Sindaco per gli interventi di rito.

Il Sindaco, uomo di casa al Santavenere, assicura che tutto dovrà essere in regola e che gli uffici preposti del Comune sono al lavoro. Continua il rito: anche la domenica ruspe, pale e cemento sono in attività per ultimare i lavori per i quali la Sovraintendenza aveva chiesto la sospensione.

Si tratta di una vicenda che segnala non solo il declino dei ruoli dell’amministrazione pubblica ma anche della vorace insensibilità dell’iniziativa privata verso la cultura ambientale e della bellezza tante volte annunciate e incanalate nell’industria della reclame ma nei fatti ignorata. Vince per il momento il cemento è l’oltraggio a paesaggio.

Pietro Simonetti – CSERES

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