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Ospedale San Carlo di Potenza: il Direttore generale non è chiaro sulle sorti della Neonatologia

Giuseppe Spera, sui problemi del reparto, parla come un politico navigato

In un’intervista rilasciata alla Gazzetta del Mezzogiorno, in edicola questa mattina, il direttore generale dell’Aor San Carlo, non convince su molti aspetti che hanno determinato una nuova situazione di allarme nel reparto di Neonatologia dell’ospedale potentino.

In seguito alla pubblicazione, ieri 15 giugno, della nostra ennesima inchiesta sulla vicenda, Giuseppe Spera spiega, a modo suo, alla Gazzetta, alcune criticità da noi sollevate.

Intanto, appare strano che un direttore generale abbia appreso da Basilicata24 – –come egli dichiara – la notizia del concorso vinto a Teramo dal primario del reparto, Antonio Sisto. Ma è un altro passaggio dell’intervista che ci lascia oltremodo perplessi, a proposito dell’aspettativa non concessa all’ormai ex primario. Spera rassicura che nessuno ha rifiutato l’aspettativa richiesta dal primario e spiega che Sisto si è dovuto dimettersi perché l’azienda in cui si è trasferito gli ha chiesto di firmare il contratto in anticipo. Ci chiediamo che c’azzecca la firma del contratto, in anticipo o in ritardo, con la concessione dell’aspettativa?

In un’intervista rilasciata al nostro Michele Finizio nel settembre 2020, Spera, quando era ancora Commissario dell’Azienda, alla domanda “perché i cittadini dovrebbero avare fiducia del San Carlo”, rispose: Devono avere fiducia perché il San Carlo alla fin fine è fatto di uomini che sono competenti, sono validi, e che magari non hanno potuto in questi mesi dare il massimo, per una serie di motivi che è inutile adesso riprendere, ma non perché sono inadeguati. Quello che è successo in questi mesi non è certo attribuibile alla professionalità dei medici, degli infermieri, dei tecnici che lavorano in quest’azienda. Tutto quanto ha esposto a critiche l’azienda possiamo considerarla una parentesi.

Ebbene, a quanto pare quella parentesi alla Neonatologia è ancora aperta.

Dal 2012 in poi quel reparto che funzionava bene, è stato teatro di continui abbandoni e di vicende giudiziarie. Nell’ordine sono andati via l’ex primaria Carolina Ianniello, dimessa anzitempo, vittima – ci dicono fonti interne bene informate – di “strane manovre di palazzo”.  Nei tre anni successivi alle dimissioni della dottoressa Ianniello non è mai stato bandito un concorso. Il concorso si fa inspiegabilmente proprio quando Vito Molinari, amato neonatologo, ha appena raggiunto i 67 anni. L’Amministrazione qualche settimana prima  gli invia la lettera di pensionamento. Se avesse potuto partecipare e vincere il concorso da primario Molinari avrebbe lavorato fino a 70 anni come desiderava fortemente perché amava quel lavoro.

E passiamo  a Saverio De Marca, ex neonatologo, dislocato a fare il primario a Melfi, dove pare ci sia andato volentieri. Nel frattempo un altro neonatologi viene messo alle strette e costretto a dimettersi, Giulio Strangio, quello che reclamava invano lo scorrimento della graduatoria in alternativa al concorso manipolato vinto dalla dottoressa Gizzi. Più di recente, due dottoresse trasferite su loro richiesta in pediatria, dove pare ci siano andate volentieri. E noi stiamo ancora a parlare di carenza di medici e di convenzioni con professionisti esterni.

Possibile che nessuno, ripetiamo nessuno, abbia mai la responsabilità di quanto accade in quel reparto? In 8 anni, qualcuno lo ha praticamente distrutto.

Ora, non tutto è perduto. Ma se il direttore generale Giuseppe Spera approccia i problemi con lo stesso metodo già utilizzato dai suoi predecessori, una qualche preoccupazione è consentita. Si continua a parlare di convenzioni esterne, di attesa che “la magistratura chiarisca”, e così via, la strada per un rilancio della Neonatologia appare in salita. Se si continua a tergiversare sulle domande e a fare capriole sulle risposte, un qualche dubbio è legittimo. Chi dirige deve assumersi delle responsabilità, menare il can per l’aia rinviando ignote soluzioni a problemi noti, non aiuta nessuno.