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“Poesia Nuda”: l’ascolto della voce dei poeti

In "Poesia come ossigeno" (Ed. Chiarelettere), Antonella Anedda ed Elisa Biagini dialogano sul ruolo della poesia nel nostro tempo, con il critico Riccardo Donati, che cura il lavoro

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Forse la poesia è davvero un ramo a cui tenersi, per restare tra i versi della Biagini. Forse, può soccorrerci nel tentativo di affrontare la complessità che abbiamo intorno, attraverso la sintesi che le è propria, avvicinando i lettori sul piano della riflessione, del “raccoglimento”.

In questo senso, essa è qualcosa di assolutamente concreto: un pensiero condensato sul foglio. Una traccia persistente del lavorio di una “bottega della parola”. Per Elisa Biagini, la poesia è un “organismo”: parola viva, non corpo da dissezionare con fredda logica, su un tavolo anatomico. Un organismo che si fonda su un auspicio di esattezza, per opporsi alla banalità e alla generalizzazione. “Una risposta della poesia è opporre alla generalizzazione l’esattezza. Non alberi, ma lecci, roveri, faggi”.  

Le pagine di “Poesia come ossigeno” rammentano che il compito della poesia non debba esser quello di offrire soluzioni, bensì porre le domande giuste al lettore; sovvengono i celebri versi di Montale “non chiederci la parola che squadri da ogni lato”.

L’urgenza di queste riflessioni sorge dalla consapevolezza di esser passeggeri di un tempo in cui la parola è proferita con troppa velocità, banalizzata dagli slogan, usurata dalla violenza dei punti esclamativi, dall’aggressività, declinata, quest’ultima, attraverso più forme di comunicazione.

Antonella Anedda ed Elisa Biagini invocano, dal canto loro, un’economia della lingua, un’“abbondanza frugale”. La poesia, ci spiegano, dev’essere raccoglimento, nel senso antico di “religio”, un’attività per approfondire, nel silenzio.

La pagina assume il ruolo di un paesaggio e questo impone un uso ecologico della parola, che depuri la lingua dall’affaticamento, da scorie storiche e sociali. Ho trovato particolarmente stimolante il paragone della pagina scritta con un paesaggio o un’architettura, in cui ogni parola ha una precisa collocazione, dotata di specifico ruolo.

La poesia agisce, in modi molteplici. “Consolare ma non essere consolatori, riutilizzare le scorie senza farsi contaminare, essere politicamente presenti, vedere l’orrore, denunciare le ingiustizie senza diventare complici di una loro spettacolarizzazione”. Così scrive Antonella Anedda. “Noi siamo i vermi che lavorano la terra poesia e che possono, al modo dei vermi, cioè lentissimamente, erodere perfino costruzioni millenarie. Non in modo diretto, ma con deviazioni, indietreggia menti, recuperi, masticazioni diverse”.

Come invocava Umberto Saba, la cifra principale del poeta deve essere l’onestà. Non “pensierini che vanno a capo” ma un lavorio incessante che deve ambire al rango dell’universalità, in cui ogni essere umano possa ritrovarsi, nel proprio raccoglimento di lettore-traduttore. Elisa Biagini ci ricorda che scrivere è “ricomporre ciò che infranto”.

Le suggestioni incontrate in “Poesia come ossigeno” e la gioia di conoscere personalmente amiche ed amici poeti, mi hanno spinto a imprimere una svolta nuova, nella storia breve di “Nessun codice a barre”, lo spazio libero di riflessione e approfondimento che avete conosciuto e visitato nei mesi scorsi (su Facebook e sull’omonimo canale TouTube).

Sono lieto di annunciare che, nelle prossime settimane, nascerà uno spazio in cui alcune amiche ed amici poeti si faranno interpreti dei propri nudi versi, regalandoci l’intensità del raccoglimento.  Sarà un viaggio emozionante, all’insegna dell’inclusione, della condivisione e dell’ammirazione. Si chiamerà “Poesia Nuda”.  A ciascuno di noi sarà affidato il compito di diffondere, di far conoscere questi doni, con dedizione e gratitudine nei riguardi dei poeti che ci faranno dono del proprio prezioso lavoro.

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