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Viarium: una storia politico-archeologica lucana

La piccola Basilicata continuerà a rimanere piccola se chi guarda il proprio dito non ne vede anche la mano e tutto il resto a seguire

C’è un recente progetto lucano che riguarda tre comuni ma che parla abbondantemente solo di uno, accenna pochissime cose su un altro e ignora completamente il terzo. Il video riguarda i siti archeologici rinvenuti durante i lavori per la realizzazione dello schema idrico Bradano-Basento nel territorio tra i comuni di Genzano di Lucania, Banzi e Palazzo San Gervasio. È un video che sembra fatto su misura per uno solo dei comuni interessati. Lo si constata dalla sua narrazione nel corso della quale si parla in più occasioni del territorio più vasto di quello delle tombe ritrovate nel periodo 2014-2020, eppure mai viene citato ciò che era pre-esistente e relativo ad altro comune. Il problema di fondo di questa vicenda è la constatazione che quando si affronta il tema storico-archeologico del territorio del Nord-Est della Basilicata, l’Alto Bradano, non si può prescindere dal parlare di uno dei siti più antichi del luogo, molto conosciuto dagli accademici e dagli appassionati per i suoi significativi ritrovamenti sacro-religiosi e giuridico-linguistici. Si tratta dell’antica Bantia, l’attuale Banzi, che è il terzo comune coinvolto nel video (dal quale prende anche il titolo il video stesso), e che è stato completamente ignorato. Mi chiedo perché e cerco di dare una risposta.

Il video è stato divulgato nel mese di giugno del 2021, dura circa 12 minuti, è avvallato dalla Soprintendenza ABAP della Basilicata e s’intitola: “VIARIUM. Paesaggi culturali nell’ager Bantinus”.
È visibile su Youtube al link che segue ed è accompagnato da questa didascalia:
“Il docu-film racconta il viaggio attraverso i siti scoperti tra Genzano di Lucania e Palazzo San Gervasio, durante le indagini di archeologia di emergenza per la realizzazione dello schema idrico “Bradano-Basento”.

Questo video è stato anticipato dal relativo trailer datato 25 aprile 2021 dalla cui didascalia si evince che è stato realizzato in collaborazione con la Pinacoteca e Biblioteca “Camillo d’Errico” di Palazzo San Gervasio. È infatti scritto: “Grazie all’archeologia Preventiva, i lavori per la realizzazione dello schema idrico “Bradano-Basento” dal 2014 al 2020 hanno fatto riemergere molti siti archeologici tra Palazzo San Gervasio Banzi e Genzano di Lucania. Si tratta di resti di abitazioni, necropoli e strade posti lungo antichi percorsi. Viarium è un progetto della Soprintendenza, in collaborazione con la Pinacoteca e Biblioteca “Camillo d’Errico”, che racconta questo viaggio attraverso il tempo ed il territorio. Presto ne sapremo di più….” Qui  il link al trailer.

È un video sotto certi aspetti curioso. Ritengo utile parlarne perché si presta a considerazioni che vanno oltre quanto esso tratti. Credo che si presti, tra l’altro, a narrare la difficoltà nel fare squadra dalle nostre parti per accomunarsi in un progetto condivisibile. A mio avviso induce anche a delle riflessioni sulle difficoltà insite nel vivere in un paese piccolo, e la Basilicata è fatta solo di questi: vi sono non pochi problemi innanzitutto legati alla necessità di promuovere e condividere, superando i motivi personali ostativi, un comune dialogo sia interno che con i comuni vicini. Tra i motivi ostativi nei piccoli agglomerati urbani c’è la prevalenza delle emozioni sulla razionalità e sui temi conoscitivo-razionali. L’esercizio legittimo della programmazione legata ai poteri politico-amministrativi locali, sviluppa, tra l’altro, ciò che alla politica è naturale: trincerarsi sotto la propria bandiera e basta un niente ad un cittadino che dice “a” per farsi nemico degli uomini che amministrano. Nelle nostre piazze non c’è la cassetta dove imbucare i suggerimenti da dare, le lamentele da esprimere o le domande conoscitive da porre. O si accetta quello che passa il convento o si sta zitti. Non siamo ancora usciti fuori dalla trappola del “familismo”, concetto intramontabile a datare dagli anni Cinquanta in cui fu formulato in terra materana da un accademico straniero dell’epoca.

Fuori dalla compartecipazione dialogica la competizione tra chi decide e chi no viene combattuta sfoderando la forza dei numeri dei propri cittadini-elettori. Il sistema politico delle piccole realtà, sia comunali che provinciali e regionali, non è adeguatamente bilanciato dalla presenza di voci e professionalità esterni accreditati e, come tali, riconosciuti funzionali alla crescita collettiva, cosa che invece succede nel mercato libero delle idee e delle merci della società moderna dove il politico non può fare a meno dell’apporto civile imprenditoriale e intellettuale. Viviamo, nel nostro territorio, in una trappola dialogica con la forza di programmazione sociale che, essendo prevalentemente politica è anche unilaterale, cosa che rende ancora più difficile e ingarbugliata la questione meridionale e la scommessa prossima che abbiamo di fronte, nel vicinissimo futuro, con il Recovery Plan.
È in questo contesto che trova la sua ragion d’essere questo articolo sui tre comuni in cui, però, dall’inizio alla fine si parla solo di uno.

Ritengo che sia stra-legittimo annoverare e descrivere le tombe trovate e se queste si sono trovate solo in un comune è giusto che si parli solo di questo comune. Ma tra il 2014 e il 2020 si sono trovate anche delle tombe in un altro comune: a Banzi. E quindi non si capisce perché non se ne parli. Non si capisce neanche perché non si parli mai del contesto geo-storico e politico delle popolazioni esistenti nel territorio e risalenti all’epoca alla quale sono databili le tombe scoperte. Chi c’era all’epoca? A tale proposito, nei suoi richiami a questi contesti più ampi che vengono fatti nel video sembrerebbe che all’epoca non vi abitasse nessuno oltre a chi è stato menzionato dal narratore.
Questa storia che tutto debba essere scoperto innanzitutto a datare da oggi non è culturalmente accettabile. Non lo è neanche politicamente. Non lo è pedagogicamente. Non lo è eticamente. Ci facciamo solo del male a fare e a promuovere tali affermazioni. Eppure nel video questo concetto ne segna sia l’inizio che la fine.

Al minuto 0,40 si sente dire: “Il territorio tra Genzano di Lucania e Palazzo San Gervasio svela oggi solo l’inizio di una storia antica tutta da scoprire”. E a seguire:
– 1,10-1,25: “Qui anche l’acqua ha segnato nel tempo il suo cammino (…) tra Fontana Vetere di Genzano a Fontana Rotta di Palazzo San Gervasio”.
Di Banzi e del Fons Bandusiae neanche un vaghissimo accenno, né tanto meno dell’ara sacra in località Fontana dei Monaci presso una sorgente già esistente in antichità (nella letteratura specialistica archeologica è solo dopo la scoperta di quest’ara sacra, legata ad una sorgente, che qualche autore ha avanzato l’ipotesi che essa possa segnare anche l’attribuibiltà della collocazione geografica del fons oraziano nel territorio di Bantia).
– 1,34-1,46: “(…) e vecchie strade collegano tra loro due antiche domus solaciorum: il castello di Monteserico e quello di Palazzo S.G., entrambi sedi di rappresentanza e svago dell’imperatore Federico II”.
Peccato che questa perentoria affermazione esprima tanta certezza che non è suffragata, però, da nessuna nota storica di riferimento.
– 2,47; “(…) ma ancora prima l’ager bantinus era disseminato di fattorie e ville pressoché equidistanti”.
Si citano ville e fattorie. Nell’ager bantino si abitava solo in ville e fattorie, c’era tutto all’infuori di Bantia.
– 3,30-4,06: “Gli studi condotti sul territorio e le scoperte archeologiche permettono di risalire ad una lunga frequentazione di quest’area dalla preistoria fino ai nostri giorni con una presenza rilevante in periodo sannita e romano”.
Degli Osci, e di uno dei suoi undici popoli lucani antichi, cioè i Bantini, neanche l’ombra.
– 5,55: “Sulle pendici di Monteserico le tracce di vita vanno dall’età del Bronzo a quella tardo-antica ma ai piedi della montagna sono state trovate due abitazioni d’epoca ellenistica che rappresentano il modo di vivere in questo territorio immediatamente prima dei romani nel IV sec.a.C. “.
Risalenti a prima del IV secolo, tra l’VIII e il VII in località Piano Carbone , in territorio urbano di Banzi, sono state rinvenute più di settecento tombe regolarmente catalogate.
– 6,56: qui si registra la prima volta in cui viene detta la parola Banzi riferendosi al tracciato della via Appia “ (…) tra Venosa e Gravina che costeggiava a Nord il territorio di Banzi”.
– 10,29: “Questo piccolo ritrovamento è un’ importante testimonianza della presenza in quest’area di una raffinata èlite aristocratica, un indizio che ci invita a proseguire nelle ricerche per ritrovare le tracce di una storia antica ancora tutta da scoprire”.

“Una storia antica tutta da scoprire”, così si chiude il narrato del video, con una frase che rimanda a quella identica, iniziale, del racconto. Peccato! E non si venga poi a dire che fatti del genere non abbiano nulla a che vedere con la circostanza dell’ottanta per cento dei nostri ragazzi che si laureano fuori regione e non ritornano più. Né mi auguro che si possa per davvero credere che un paese da solo sia in grado di risolvere il problema dello spopolamento e del suo sviluppo con politiche localistiche auto-referenziali e auto-promozionali, anche se certificate. Si sa come andò a finire la storia di Narciso che non riuscì a fuggire dal proprio laghetto nel quale si specchiava. La piccola Basilicata continuerà a rimanere piccola se chi guarda il proprio dito non ne vede anche la mano e tutto il resto a seguire.

Canio Franculli