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Incarichi dirigenziali Regione Basilicata, sindacati chiedono apertura del confronto

"La negoziazione sindacale non solo procede stentatamente ma è entrata in una imbarazzante fase di stallo"

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fedirets Area Direr e Area Fedir sulla scadenza degli incarichi dirigenziali alla Regione Basilicata.

“Sono da tempo scaduti gli incarichi dirigenziali in Regione Basilicata. Ciò è avvenuto non solo perché è scaduto il termine convenzionalmente pattuito e le proroghe intervenute (l’ultima sine die) contrastano con il limite massimo fissato per legge (cinque anni), ma anche perché la previsione transitoria del regolamento di organizzazione degli Uffici della Giunta ha previsto la cessazione di tutti gli incarichi dirigenziali, ivi compresi quelli dei dirigenti generali.

Nel febbraio scorso si è consumato, per esclusiva volontà della delegazione trattante di parte pubblica, un frettoloso “confronto” per la definizione dei criteri di pesatura degli uffici istituiti con D.G.R. n. 219/2021, nel quale poco o nessuno spazio hanno trovato le nostre sollecitazioni finalizzate a trovare soluzioni per fronteggiare l’enorme carico di lavoro di strutture ormai prive di sufficiente personale e rette ad interim ad oltranza a causa dei massivi pensionamenti degli ultimi anni.

Dopo oltre due mesi si è dato inizio alla fase negoziale per il contratto integrativo decentrato, indispensabile per concordare la distribuzione del fondo e disciplinare quindi il salario accessorio dei dirigenti così come il trattamento economico degli stessi in caso di incarichi aggiuntivi. Al tempo stesso però condizione necessaria per poter regolarmente procedere all’avvio delle annunciate procedure di interpello.

La negoziazione sindacale, tuttavia, non solo procede stentatamente ma è purtroppo entrata in una imbarazzante fase di stallo a causa della mancata messa a disposizione da parte dell’amministrazione regionale di documenti e informazioni basilari per la definizione dell’accordo.

L’amministrazione avrebbe, infatti, già dovuto rendere esplicite e definite le fasce retributive con le quali intende compensare le indennità di posizione dirigenziale le quali, in esito ai criteri di pesatura che sono stati in aprile scorso prospettati senza consentire la discussione di proposte diverse da parte sindacale, si sostanzierebbero in tre (A, B e C) cui alla data attuale non è ancora attribuito alcun significato economico. E’ da questo presupposto che scaturisce la negoziazione del Fondo per il salario accessorio tra quota destinata a indennità di posizione e quota destinata a retribuzione di risultato.

L’individuazione delle fasce di classificazione economica degli uffici, sempre sulla base delle attuali disponibilità finanziarie avrebbe consentito all’amministrazione un’esatta individuazione quantitativa (prima ancora che qualitativa) del numero delle posizioni dirigenziali effettivamente istituibili sulla base del budget finanziario disponibile, senza incorrere nel grossolano errore di dover ammettere – a valle del processo riorganizzativo – la probabile necessità (pure emersa nel corso degli incontri) di rivedere in ulteriore contrazione l’assetto organizzativo immaginato, con evidente dispendio di tempo e rischio di paralisi amministrativa.

Anche la quantificazione del fondo è stata effettuata senza fornire alcuna spiegazione su voci significative della sua composizione.

A preoccupare ulteriormente è quanto emerso al tavolo negoziale in ordine alla possibilità che i dirigenti di ruolo si vedano persino ridotto l’odierno trattamento economico a fronte di un sostanzioso appesantimento dei compiti e responsabilità. Non può sfuggire inoltre che i Dirigenti di ruolo siano attualmente poco più di 20 e che entro l’anno almeno altre tre unità saranno collocate in pensione. Si vede bene come l’istituzione di oltre 70 uffici solo astrattamente ricopribili confermerà l’odierna elevazione dell’istituto dell’interim, teoricamente di natura eccezionale e delimitata nel tempo, a sistema stabile di gestione. Da qui il nostro veto all’imposizione da parte dell’amministrazione a ciascun dirigente di incarichi aggiuntivi di durata “a oltranza” per sopperire alla necessità di ricoprire delicati uffici rimasti scoperti, a dispetto tra l’altro del rilevante carico di lavoro già gravante su ciascuno e sostenuto per puro spirito di responsabilità e di servizio.

Ecco perché abbiamo chiesto con forza e convinzione che l’amministrazione intraprenda un cammino di valorizzazione delle risorse non dirigenziali interne, a cui da decenni è negata la legittima aspirazione ad avanzamenti di carriera tramite concorsi apicali mai indetti o mai svolti: i quadri direttivi possiedono tutta la professionalità, esperienza e conoscenza profonda della macchina amministrativa regionale per poter fornire il proprio contributo vedendosi riconoscere l’attribuzione di incarichi dirigenziali a tempo determinato, con ciò per giunta garantendo un consistente contenimento della spesa pubblica e riducendo il ricorso prolungato a personale esterno, già sotto la lente del giudice contabile.

Ribadiamo la nostra disponibilità ad un confronto sereno, costruttivo e leale che presuppone che si esca dall’equivoco del “gioco a carte coperte” nell’esclusiva ottica del conseguimento del bene comune e della buona amministrazione”.