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La “Giustizia” non può essere improvvisazione né oggetto di compromessi politici

Non c'è riforma che tenga se non si ha il coraggio e la forza morale e politica di bonificare il "sistema Palamara", che coinvolge tutti

Di seguito la riflessione dell’avvocato Leonardo Pinto sulla riforma della Giustizia.

“Quando la Cartabia fu nominata ministra della giustizia mostrai serie perplessità spiegandone le ragioni; leggendo la sua intervista al Corriere della Sera viene fuori una sua concezione della giustizia non da ex Presidente della Consulta, ma da “politicante” non in grado di svolgere la funzione affidatale. Questa la mia opinione. La “Giustizia” non può essere oggetto di compromessi politici avendo la funzione di tutelare i diritti fondamentali della persona, a prescindere dalla condizione sociale e di censo, cioè di tutti i cittadini: imputati, persone offese, di chi rispetta la legge e di chi la vìola, di chi paga le tasse e di chi pur potendo non le paga per scelta antisociale, quindi perché evasore di professione.

Cartabia e Draghi, se sono in buona fede, non ho motivi di dubitare che non lo siano, dimostrano di non conoscere quello che accade quotidianamente negli Uffici Giudiziari; per comprenderlo sarebbe sufficiente che frequentassero “a campione”, da nord a sud, in anonimato, le udienze civili e penali, comprese quelle dei Got e dei Giudici di Pace. Una simile verifica consentirebbe loro di comprendere le gravi deficienze di magistrati, avvocati, cancellieri, ausiliari ecc., vera causa della malagiustizia; deficienze che non si vogliono vedere perché non piace e non conviene. Purtroppo, la verità vera è che non si vuole far funzionare la giustizia.

Prima di pensare a riforme “fantasiose” come quella della Cartabia e Draghi, che finirebbero per aggravare il già precario apparato giudiziario, vanno rimosse tali deficienze e disfunzioni. Dev’essere chiaro: non c’è riforma che tenga se non si ha il coraggio e la forza morale e politica di bonificare il “sistema Palamara”, che coinvolge tutti (magistrati, avvocati, politici, Csm, ordinamento forense). Non c’è riforma che tenga se la giurisdizione la si privatizza con giudici onorari (dovrebbero essere un’eccezione), in alcuni casi ignoranti e per niente terzi. Non c’è riforma che tenga se si tollerano incompatibilità ambientali indicibili.

Gli Uffici Giudiziari non possono essere gestiti, come accade, da dirigenti totalmente incapaci che beneficiano, per ragioni di convenienza, della complicità degli addetti ai lavori, compresa quella di avvocati. Dev’essere altrettanto chiaro che i processi devono celebrarsi e non prescriversi. La prescrizione dev’essere un incidente e non deve assurgere a regola processuale.

Frequentando quotidianamente le aule di giustizia potrei fare un lungo elenco di deficienze e disfunzioni inenarrabili che la prospettata “improcedibilità” dell’azione penale della Cartabia, dopo un certo termine, non rimuoverebbe assolutamente. Lo spazio non me lo consente. Propongo un confronto con magistrati, avvocati e politici in buona fede che abbiano veramente a cuore il buon funzionamento degli Uffici Giudiziari, per affrontare seriamente i problemi della giustizia italiana per farla uscire dalle sabbie mobili in cui volutamente l’hanno fatta finire.

Ministra Cartabia e Presidente Draghi, solo dopo aver revisionato la “macchina” giudiziaria, operazione non complicata, facilmente realizzabile, se si vuole, si potrà decidere eventualmente di modificarla o sostituirla, se necessario. Ritengo che la metafora renda l’idea. Questo è un modo europeo serio per affrontare e risolvere il problema giustizia.

Leonardo Pinto, avvocato