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Riciclaggio, record storico di segnalazioni nel 2020

Il Rapporto dell'Ufficio Studi della Cgia. Segnalazioni sospette in aumento: + 23% a Matera, + 8% a Potenza. In crescita anche l'usura

Anche a causa degli effetti economici della pandemia, le segnalazioni sospette di riciclaggio ricevute dall’Unità di Informazione Finanziaria (Uif) della Banca d’Italia sono in aumento. L’Ufficio Studi della Cgia riferisce che nel 2020 sono state 113.187 (+7 per cento sul 2019): una soglia, quella in valore assoluto, mai toccata negli anni precedenti. Oltre il 99 per cento del totale di queste ‘denunce’ riguarda operazioni di riciclaggio di denaro che, molto probabilmente, sono di provenienza illegale e solo lo 0,5 per cento, invece, sono riconducibili a misure sospette di terrorismo e proliferazione di armi di distruzione di massa.

A livello territoriale le situazioni più critiche si sono registrate nelle province di Prato (352 segnalazioni ogni 100 mila abitanti), di Milano (331,3), di Napoli (319,6), di Roma (297,9) e di Caserta (247,5). Le province meno coinvolte, invece, sono state quelle di Nuoro (76), di Viterbo (75,5) e la Sud Sardegna (57,8). La Cgia segnala che come ha denunciato la stessa UIF nella Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie nel gennaio scorso, le infiltrazioni delle organizzazioni criminali nel tessuto produttivo del Paese avvengono sempre più spesso attraverso il ricorso ad attività usurarie o estorsive nei confronti di attività che, rispetto ad altre, hanno risentito maggiormente della crisi pandemica.

In particolar modo a quelle che appartengono all’immobiliare, all’edilizia, ai servizi di pulizia, al tessile, al turistico-alberghiero, alla ristorazione, ai trasporti, etc. Ancorché provvisorie, si segnala che nel 2020, a seguito delle chiusure imposte alle attività economiche e alle misure di confinamento a cui gli italiani sono stati sottoposti, le denunce pervenute alle forze dell’ordine in riferimento ai reati contro il patrimonio sono diminuite in misura significativa: estorsioni (-6 per cento); danneggiamenti (-15,4 per cento); rapine (-18,1 per cento); ricettazione (-26,5 per cento); furti (-32,9 per cento); contraffazione (-43,5 per cento). In controtendenza solo le truffe/frodi informatiche (+14,4 per cento) e, purtroppo, l’usura (+16,2 per cento).

Basilicata

A Matera erano 234 le segnalazioni sospette di riciclaggio nel 2019, salite a 288 nel 2020 con un incremento percentuale del 23,1%. A Potenza invece le segnalazioni registrate nel 2019 erano 461 mentre sono salite a 498 nel 2020, + 8%. Siamo dunque di fronte a circa 800 segnalazioni che rappresentano una situazione degna di un attento monitoraggio da parte delle forze dell’ordine.

La conferma anche dai Ros: le imprese senza liquidità sono facile preda delle mafie

Una platea di aziende, quelle segnalate alla Centrale dei rischi, a cui è pressoché interdetta la possibilità di chiedere un “sostegno” alle banche che, rispetto alle altre, sono le più esposte al rischio di essere “avvicinate” dalle organizzazioni criminali. Una tesi che è stata confermata anche dai vertici del Ros (Raggruppamento operativo speciale). In un’intervista rilasciata sul principale giornale economico del Paese ben prima dell’avvento della crisi pandemica, il comandante Pasquale Angelosanto ha sottolineato come i mafiosi detengono una quantità enorme di liquidità proveniente da operazioni illecite da reimmettere nel mercato. Spesso, manager in doppio petto si offrono alle imprese in difficoltà come risolutori di queste crisi. Insomma, si presentano come una banca, anche se poi applicano ben altre regole. Il finanziamento erogato diventa il “grimaldello” per acquisire una partecipazione significativa nell’amministrazione societaria dell’impresa. Poiché l’imprenditore non è più nelle condizioni di restituire la somma ricevuta, col tempo i malavitosi diventano i nuovi proprietari. (Qui il rapporto completo)