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Vicenda acque prelevate dal fiume Sauro: la Regione risponde alle nostre domande

“Non trattandosi di mero ‘prelievo abusivo’ ma di un utilizzo difforme, l’ufficio Ciclo dell’Acqua sta valutando l’applicazione delle sanzioni di legge”

Il Dipartimento Ambiente e Energia- Ufficio Ciclo dell’Acqua ha riscontrato la nostra richiesta di informazioni sugli accertamenti effettuati e in relazione alla diffida inoltrata alla Ingegno S.r.l. (Donnoli) dalla Regione.

Qui la risposta integrale:

“A seguito della diffida e richiesta chiarimenti, la ditta Ingegno S.r.l. ha fatto pervenire una relazione sull’utilizzo delle acque oggetto della concessione di derivazione precisando che la fornitura alla Total è avvenuta con l’utilizzo delle acque stoccate (a termine del processo di lavorazione illustrato nella domanda di concessione) nella vasca di decantazione.  Tale nota è stata riscontrata dall’Ufficio non riconoscendo valide le giustificazioni addotte sull’utilizzo delle acque “decantate”. È stato svolto anche l’accertamento sullo stato dei luoghi e la verifica dell’osservanza della diffida all’utilizzo della risorsa per usi diversi da quelli concessi.

Non trattandosi di mero “prelievo abusivo” ma di un utilizzo difforme, l’ufficio Ciclo dell’Acqua sta valutando l’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 17 del R.D. 11 dicembre 1933 n 1775 come modificato dall’art. 96 del D. Lgs 152/2006. Contestualmente sono in atto le attività di indagine condotte dall’A.G. competente.”

Su nostra ulteriore richiesta di precisazioni, l’Ufficio ha cortesemente spiegato:

“La fornitura dell’acqua avviene attraverso i vettori istituzionali concessionari di derivazione di acqua pubblica: Acquedotto Lucano per l’uso civile, il Consorzio di Bonifica per l’uso agricolo, l’ASI (oggi in provincia di Potenza – Acquedotto Lucano) per l’uso industriale. Nella impossibilità di fornitura attraverso i suddetti vettori o nei casi di forniture insufficienti è possibile concedere l’utilizzo dell’acqua pubblica con prelievi diretti da sorgenti, acque superficiali (torrenti, fiumi, laghi), pozzi. Per le concessioni di derivazioni di acqua pubblica si fa riferimento al Regolamento regionale: “Disciplina dei procedimenti di concessione di derivazione di acqua pubblica”.

Le concessioni di derivazioni di acqua pubblica sono accordate sulla base del tipo di attività e/o bisogno (uso umano, agricolo, industriale e per uso idroelettrico), delle necessità manifestate dal richiedente e sulla base di un progetto con l’indicazione del punto di presa, del sistema di derivazione, della restituzione della risorsa ecc. La concessione di derivazione è data dunque per soddisfare il fabbisogno idrico connesso alla specifica attività produttiva del richiedente, nel caso di cui si discute per “lavorazione di materiali inerti di provenienza fluviale, nonché di confezionamento di calcestruzzo.

La concessione inoltre può prevedere:

l’uso plurimo (utilizzo dello stesso volume di acqua derivata per più fini da parte dello stesso soggetto);

il couso (utilizzo della medesima opera di presa da parte di più soggetti).

Nell’impianto della ditta Ingegno S.r.l. (già Donnoli), a valle del prelievo e dell’utilizzo, è presente una vasca di chiarificazione che consente il riutilizzo dell’acqua. A parere della Ingegno Srl, il processo di chiarificazione fa derivare una forma di diritto d’uso e da qui la fornitura a terzi.

L’ufficio ritiene viceversa che sussista in ogni caso il vincolo all’utilizzo della risorsa nell’ambito del proprio processo produttivo, che la chiarificazione sia atto dovuto e non siano possibili usi diversi (difformi) non autorizzati.”

Ringraziamo il dirigente Giuseppe Galante, per la chiarezza delle risposte. La sanzione amministrativa è alquanto probabile, tuttavia rimane aperto il nodo sul divieto di vendita a terzi sul quale sono in corso approfondimenti.