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Aned: “Quale sarà il futuro della nefrologia lucana?”

"Durante questa calda estate, spesso, un solo nefrologo deve garantire contemporaneamente il turno in dialisi e nel reparto"

In una nota l’Aned -Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto si chiede quale sarà il futuro della nefrologia lucana. Di seguito il comunicato stampa a firma del segretario regionale Andrisani.

“L’Azienda sanitaria di Matera, con delibera n. 523 del 4/8/2021, finalmente ha accolto le istanze di trattenimento in servizio presentate dai medici e sanitari prossimi al pensionamento, nel rispetto delle normative vigenti, precedentemente bloccate da una delibera del maggio scorso. Diamo atto ai vertici dell’Azienda sanitaria di Matera, in particolare al direttore sanitario che ha fortemente voluto tale modifica e al direttore generale, che consente, in qualche modo, la copertura di turni di lavoro di parte dell’attività ospedaliere e territoriali della provincia materana e in particolare dell’ospedale di Matera. Un provvedimento che viene incontro anche alle preoccupazioni che avevamo espresso alcuni mesi fa, riguardo la grave carenza di nefrologi e infermieri in tutti i centri dialisi pubblici lucani, in quanto, in assenza di tempestive procedure per il reclutamento di nuovo personale, un nefrologo dell’ospedale di Matera sarebbe dovuto andare in pensione con la conseguenza certa che si sarebbero aggiunti ulteriori criticità alle tante, ben note e documentate già presenti, a danno esclusivo dei pazienti nefropatici e dializzati.

Sia chiaro: la condizione di molti reparti dell’ospedale di Matera, ma non solo, a causa della carenza di personale, rimane drammatica. Basti pensare che, durante questa calda estate, spesso, un solo nefrologo deve garantire contemporaneamente il turno in dialisi e nel reparto di Nefrologia; tale condizione ha reso necessario il ridimensionamento dell’attività ambulatoriale nel mese di agosto, cosa che da alcuni anni è la norma, per consentire al personale medico di usufruire del periodo di ferie. Purtroppo sta accadendo quello che temevamo, che avevamo preannunciato e che tutti sapevano.

Al di là dei provvedimenti tampone, che hanno carattere temporaneo con lo scopo di coprire una falla che potrebbe diventare in breve tempo una voragine qualora non si adottino soluzioni radicali, chiediamo a coloro che governano, amministrano e gestiscono la sanità in Basilicata di conoscere i programmi, i progetti, le strategie che si intendono attuare per rilanciare l’attività dell’ospedale di Matera affinché torni ad essere un punto di riferimento per la comunità lucana e per i cittadini provenienti da altre regioni, così come accadeva diversi anni fa.

E’ indubbio che molti cittadini materani e della nostra provincia sono costretti a recarsi nei vicini ospedali pugliesi per sottoporsi, fra l’altro, a prestazioni non particolarmente complesse. Oppure dobbiamo assistere ad una lenta e inesorabile decadenza di questo ospedale, con la conseguente chiusura di altri reparti e ambulatori, la mortificazione dell’operato del poco personale rimasto, la crescita dell’emigrazione sanitaria e il depauperamento della ricchezza di una regione, poiché la salute è si un bene etico ma ha anche un valore economico?

Pensate che i nefropatici e i dializzati, con tutte le complicanze che devono affrontare, conseguenti all’insufficienza renale e alla terapia dialitica, possono spostarsi agevolmente come un normale cittadino? Quale visione sottende la riforma sanitaria, di cui tanto si parla, della quale non conosciamo ancora i contenuti? Come si intende riorganizzare la medicina territoriale, quali sono i piani di prevenzione e diagnosi precoce delle malattie croniche, quanta parte è stata realizzata del Piano Nazionale della Cronicità, ormai scomparso da ogni dibattito? Ma soprattutto quale sarà il futuro della nefrologia lucana?

Riguardo ai concorsi unici regionali, pubblicati sulla gazzetta ufficiale del 23 luglio scorso, ci auguriamo che i tempi di espletamento degli stessi siano brevi ma soprattutto che vi partecipino tanti specialisti. Notiamo da tempo che non pochi specialisti lasciano gli ospedali lucani e addirittura alcuni vincitori di concorsi rinunciano alla nomina e preferiscono lavorare in ospedali di altre regioni.

Fra i concorsi unici vi è anche quello relativo all’assunzione di 8 nefrologi, dovevano essere nove, di cui 4 sono destinati all’azienda ospedaliera di Potenza, 3 all’Asm e soltanto 1 all’Asp, nessun nefrologo è previsto per il Crob. Alcuni mesi fa avevamo evidenziato alcune incongruenze relativamente al concorso in questione. Sul territorio di competenza dell’Asp sono presenti 6 centri dialisi: tre nel lagonegrese, Villa d’Agri, Muro lucano e Venosa, i pazienti e personale di quest’ultimo sono attualmente “ospitati” nel centro di Rionero. Secondo un calcolo sottostimato servirebbero almeno 6 nefrologi per la sola Asp e almeno un nefrologo da destinare al centro dialisi del Crob. Quest’ultimo, fra l’altro, all’inizio dell’anno corrente, aveva espletato il concorso per l’assunzione di un nefrologo ma il vincitore e i candidati idonei hanno rifiutato la nomina. Come mai l’Asp e il Crob, nella fase di valutazione delle criticità presenti e del fabbisogno di personale occorrente per garantire la cura dell’insufficienza renale, non hanno espresso richieste più oculate?

Ma la sfida che oggi si può e si deve affrontare è quella di fermare la malattia renale o quantomeno ridurre la progressione del danno renale con adeguate misure di prevenzione e di terapie, per assicurare a coloro che ne sono colpiti benessere e guarigione dalla malattia e, conseguentemente, realizzare un considerevole risparmio per i Servizio Sanitario Nazionale, visto che le terapie sostitutive dell’insufficienza renale (dialisi) condizionano pesantemente la vita dei pazienti e sono molto più costose.

Basterebbe applicare il piano diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) della malattia renale, elaborato dal gruppo di lavoro regionale di nefrologia e dialisi, di cui fa parte ANED, e creare una nuova articolazione della rete nefrologica lucana. Con quale personale, risorse, strumenti, investimenti?

Donato Andrisani, segretario regionale Aned Basilicata