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Malaffare e giustizia in Basilicata: dalla costituzione di parte civile alla costituzione di parte etica

Persone che andrebbero socialmente sanzionate continuano a frequentare i loro circoli, a ritirare i loro premi, ad essere eletti nelle istituzioni, favoriti nelle carriere, ossequiati e riveriti. E gli intellettuali? Sono occupati a maneggiare i cappelli per la questua nei palazzi del potere

Costituirsi parte etica nei confronti di vicende di corruzione, di inganni, di abusi e prepotenze dovrebbe essere un dovere dei cittadini liberi e onesti. Sappiamo che le persone costrette a subire per esempio ricatti di ogni genere sul posto di lavoro, o altre forme di limitazione della libertà e di mortificazione della dignità personale, hanno scarse possibilità di ribellione. E allora si ribelli, anche per loro, chi ritiene di essere libero. La costituzione di parte civile – scusate la semplificazione – è un istituto previsto nella procedura penale finalizzato anche ad ottenere un risarcimento materiale in favore di chi si ritiene vittima di un reato. Cos’è invece la costituzione di parte etica? È la posizione pubblica, assunta da un cittadino, sanzionatoria di comportamenti socialmente deplorevoli agiti da chi riveste un ruolo pubblico di potere a qualsiasi titolo e livello. Potremmo anche dire che la costituzione di parte etica è finalizzata al risarcimento pubblico di un danno socialmente rilevante causato da chi riveste un ruolo di potere.

Per evitare equivoci chiariamo subito che non si tratta di sovrapporre il codice penale a un codice morale, quella sovrapposizione produce gravi distorsioni nella società e nell’opinione pubblica. La costituzione di parte etica nulla ha a che fare con i reati del codice civile o penale, con i processi, con le condanne e le assoluzioni sancite dai Tribunali. Nulla ha a che fare con la diatriba tra garantisti e “giustizialisti”. Una persona è sempre innocente fino a quando un tribunale al terzo grado di giudizio non decida il contrario. Inviterei volentieri a casa per un caffè un condannato in primo e anche in secondo grado per il reato di corruzione o di omicidio o di traffico di stupefacenti. Non lo inviterei se fosse stato condannato anche in terzo grado e tuttavia lo ospiterei a casa a pena scontata. Per quanto mi riguarda, in caso di condanna definitiva, scontata la pena, quella persona per me è nuovamente innocente. Anche se, diciamolo, in questi tempi di “giustizia”, non sempre vi è certezza che il condannato sia colpevole e l’assolto sia innocente. Ma questa è un’altra storia.

Detto questo, la costituzione di parte etica nulla ha a che fare con la morale o con il moralismo, anche se per certi aspetti fa riferimento a una sorta di legge morale. Parliamo dunque di Etica e quindi di costume e di comportamenti umani.

Per capirci, facciamo l’esempio di un primario ospedaliero che pubblicamente, con arroganza e strafottenza, confessa di aver truccato o manipolato un concorso per farlo vincere, con la complicità dei suoi superiori, a persona gradita. Nessuno dalle parti del tribunale apre un fascicolo per una qualsiasi ipotesi di reato. Tuttavia il primario ha confessato e il video di quella confessione è reso pubblico da una testata giornalistica. In questo caso non bisogna aspettare alcun grado di giudizio di un processo che non esiste. Nessuno può costituirsi parte civile, ma chiunque può costituirsi parte etica: dare una logica e una spiegazione a quel comportamento in ragione dei valori di giustizia, onestà e lealtà, condivisi nella propria comunità e assumere un atteggiamento sanzionatorio fino a quando quella persona non chieda scusa o non si dimetta dal suo ruolo di potere. Lo stesso ragionamento vale per comportamenti di corruzione, concussione, peculato conclamati, per vicende di inquinamento, di palesi favoritismi e clientelismi non raggiunti, per diverse ragioni, dalla mano dei Tribunali.

Un esempio di atteggiamento sanzionatorio per chi si costituisce parte etica è non invitare il manipolatore di concorsi o il corruttore o il concussore a tenere seminari, convegni, premiazioni, a partecipare a eventi mondani o culturali o sportivi. Sanzionare vuol dire “emarginare” farabutti, lestofanti, truffatori, anziché adorarli, venerarli e sottomettersi alle loro volontà in virtù del potere che esercitano grazie a un sistema che li copre e che è incapace di sollevarli dal loro incarico o di sanzionarli in qualche modo.

“Tu hai manipolato un concorso? Io ti allontano da me,  fino a quando chiederai scusa e ti dimetterai dal tuo ruolo di potere. Quando chiederai scusa e ti dimetterai torneremo a giocare a carte insieme.”

Ma questo non può farlo il singolo cittadino solitario e isolato a sua volta. Il cittadino può solo aderire alle costituzioni di parte etica delle organizzazioni economiche, sociali, politiche, associative, professionali. Dovrebbero essere loro a costituirsi parte etica ogni volta che un potente, anche se appartenente alla loro stessa organizzazione, si renda responsabile di un comportamento deplorevole non sottoposto al giudizio di un Tribunale.

Parlo della Basilicata, naturalmente. Perché qui i fatti ci mostrano una realtà “condonale”. Nessuna organizzazione sociale, politica, culturale, e così via, si costituisce parte etica in vicende di comportamenti deplorevoli assunti da persone che gestiscono in qualche forma un qualche potere. Anzi, quelle persone continuano a frequentare i loro circoli, a ritirare i loro premi, ad essere eletti nelle istituzioni, ad essere favoriti nelle carriere, ad essere ossequiati e riveriti.

Se i singoli cittadini hanno il dovere di assumere l’Etica come arma di difesa e di attacco nei confronti di queste persone, il resto del mondo associativo in qualunque forma, ha il dovere di costituirsi parte etica nelle vicende di malaffare conclamato e confessato. Naturalmente chiunque è libero di agire come gli pare, purché non ci si lamenti a capriccio e inutilmente del primario incapace, del politico “furfante”, del datore di lavoro filibustiere e così via.

La responsabilità della carenza di un approccio etico pubblico al contrasto del malaffare risiede anche, e in buona parte, nel mondo degli intellettuali o presunti tali o cosiddetti tali. Occupati a maneggiare i cappelli per la questua nei palazzi del potere, accolgono o servono volentieri chiunque possa fornire loro visibilità, denaro, vacuo prestigio. Si ergono a rappresentanti della cultura ma in verità rappresentano se stessi e la loro sub cultura dell’immobilismo. Questi intellettuali che hanno scelto di fare i giullari del duca di turno, preoccupati di non irritare il marchese e di nascondere le malefatte del barone, fanno molti danni alla Basilicata e molto bene ai loro privati interessi.