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Rapporto Onu: cambiamenti climatici mai così veloci, colpa dell’uomo

Ipcc: "Accertato che l’uomo ha causato il riscaldamento del clima. Mai così veloce l’innalzamento del mare, mai così alta la concentrazione di gas serra. C02 record da 2 milioni di anni”

Tutti i più importanti indicatori delle componenti del sistema climatico (atmosfera, oceani, ghiacci) stanno cambiando ad una velocità mai osservata negli ultimi secoli e millenni. Mai così veloce l’innalzamento del livello del mare; mai così elevata la concentrazione dei principali gas serra e nel corso degli ultimi 50 anni la temperatura del nostro Pianeta è cresciuta a una velocità che non ha uguali negli ultimi 2.000 anni. E la colpa, ormai è accertato, è dell’uomo. La temperatura media globale del pianeta nel decennio 2011-2020 è stata di 1,09 °C superiore a quella del periodo 1850-1900, con un riscaldamento più accentuato sulle terre emerse rispetto all’oceano. E la parte preponderante del riscaldamento climatico osservato è causata dalle emissioni di gas serra derivate dalle attività umane.

Nel 2019, le concentrazioni atmosferiche di Co2 erano le più alte degli ultimi 2 milioni di anni e quelle dei principali gas serra (metano e biossido di azoto) le più elevate degli ultimi 800.000 anni; l’aumento medio del livello del mare è cresciuto a una velocità mai vista negli ultimi 3000 anni. E’ l’ultimo allarme lanciato dal gruppo intergovernativo di scienziati del cambiamento climatico (Ipcc) e contenuto nel primo dei tre volumi – approvato dai 195 Paesi dell’Onu e diffuso oggi – del Sesto rapporto di valutazione che sarà pubblicato nel 2022.

Gli studiosi, fra cui ci sono tre italiani del Cnr, affermano che il climate change riguarda ogni area della Terra e tutto il sistema climatico e avvertono che forti e costanti riduzioni di emissioni di Co2 e di altri gas serra sono ancora possibili e in grado di limitare i disastri provocati dai cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo in alcune parti del mondo. Il richiamo è ancora una volta al drastico e immediato taglio dei gas serra per abbassare la febbre del pianeta, in particolare della Co2 che permane nell’atmosfera per centinaia di anni. Durante i lockdown causati dalla pandemia, infatti, nonostante la riduzione globale del 7% dell’anidride carbonica non c’è stato alcun effetto apprezzabile sulla temperatura della Terra.

“Alcune conseguenze dei cambiamenti climatici in atto sono irreversibili su scale temporali dell’ordine di centinaia di anni. In particolare, questo è vero per l’oceano, il ghiaccio marino artico e il livello del mare, che continuerà a salire nel corso del 21esimo secolo”, spiega Susanna Corti, ricercatrice dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche, tra gli autori del sesto Rapporto dell’Ipcc.

Cosa ci aspetta? Il futuro climatico dell’Europa e del Mediterraneo. “La temperatura superficiale globale del Pianeta intorno al 2050 sarà superiore a quella attuale in tutti gli scenari di emissione considerati. I livelli di riscaldamento globale di 1,5-2 °C al di sopra dei livelli pre-industriali saranno superati entro la fine del XXI secolo in tutti gli scenari di emissioni, tranne negli scenari di emissioni nulle nella seconda metà del 21esimo secolo”, continua Corti, sottolineando che “ogni mezzo grado di riscaldamento globale provoca aumenti statisticamente significativi nella frequenza e nella durata di estremi di temperatura, ovvero ondate di calore, siccità, precipitazione intense”. Quello che ci aspetta, dati alla mano, è Europa e un Mediterraneo sempre più caldi e siccitosi.