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Val Basento: quel rischio sanitario ambientale “calcolato”

Cosa sappiamo dei Siti di interesse nazionale a livello di bonifica ambientale? E che cosa sappiamo dei siti contaminati a livello regionale? Sono due modi di trattare l'inquinamento che a volte si sovrappongono. Due strade che abbiamo percorso per capire la situazione in Val Basento

Cosa sappiamo dei Siti di interesse nazionale a livello di bonifica ambientale? E che cosa sappiamo dei siti contaminati a livello regionale? Sono due modi di trattare l’inquinamento che a volte si sovrappongono. Due strade che abbiamo percorso per capire la situazione in Val Basento

Il balletto dei dati

Fotografare l’inquinamento in Val Basento significa mettere assieme informazioni sul Sito di Interesse Nazionale a livello di bonifica ambientale Val Basento (SIN VBA), e informazioni sullo stato delle bonifiche dei siti contaminati in Italia (Report 2021 Ispra) che riguardano invece procedimenti di competenza regionale (dati aggregati a livello comunale). Per iniziare a capirci qualcosa sull’inquinamento nei territori dei Comuni che rientrano anche nel SIN VBA (che come ogni SIN rappresenta già una situazione ecologica compromessa), cominceremo dai dati sulle aree inquinate seguite da procedimenti regionali.

Per Ispra tra Salandra Ferrandina e Pisticci (i tre Comuni su cui si distende il SIN lungo la valle del Basento), vi sono 23 siti contaminati (1 a Salandra, 16 a Ferrandina, 6 a Pisticci), di cui 9 bonifiche concluse (3 a Ferrandina, 6 a Pisticci). Contattato, Ispra ci ha riferito che per informazioni su siti contaminati e aree interessate da procedimenti di bonifica, dobbiamo “rivolgersi ad Arpab – Ufficio Suolo e Rifiuti”. L’Assessore all’Ambiente Gianni Rosa ci ha confermato che i dati “sono stati forniti verosimilmente dall’Arpab”, e che tali dati non coincidono con quelli a disposizione dell’Ufficio Prevenzione e Controllo Ambientale. L’Assessorato all’ambiente ci ha fornito una tabella in cui risultano 49 siti (22 a Ferrandina, 21 a Pisticci e 6 a Salandra), procedimenti avviati dai Comuni e poi passati alla Regione, circa il 78% sono pozzi per lo sfruttamento di idrocarburi e condotte, e il soggetto responsabile è Eni Spa che decide a chi assegnare caratterizzazioni e bonifiche.

Ci siamo così rivolti all’Ufficio Suolo e Rifiuti dell’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale della Basilicata (Arpab), che non ha risposto. A fornire queste informazioni però è lo stesso sito web Arpab, che alla sezione Suolo e Rifiuti permette di consultare l’elenco dei siti contaminati sul portale RSDI (Regional Spatial Data Infrastructure,) della Regione. RSDI riporta 75 siti per Ferrandina, 59 per Pisticci e 19 per Salandra, molti dei quali risultano segnalati. Sono pozzi Eni situati soprattutto dal lato opposto al SIN Val Basento, verso la Valle del fiume Cavone, ampliando così l’area di territorio impattata da contaminazioni. Nella tabella dei siti contaminati inviataci dall’assessorato all’Ambiente si evince invece che i protocolli di denuncia sono attivati nella quasi totalità tra 5 e 6 aprile 2001, e che per Ferrandina risultano 22 siti bonificati e non 16 indicati da Ispra. Di questi 22 per Ispra risultano bonificati 3, per l’assessorato ad avere il certificato di avvenuta bonifica sono 6. Per Pisticci, stando all’assessorato, sono 21 i siti e non i 6 riportati da Ispra. Di questi 21, ovviamente Eni nella quasi totalità, 4 e non i 6 riportati da Ispra, hanno un certificato di avvenuta bonifica. Per Salandra ci sono 6 siti per l’assessorato (anche qui Eni al 90%), a Ispra ne risulta 1. All’assessorato solo un sito, una stazione di benzina, risulta “bonificato”, mentre a Ispra non risultano bonifiche concluse. In un paio di circostanze della tabella fornitaci Eni autocertifica le bonifiche. Ad ogni modo se non le autocertifica, a farle sono gli amici come vedremo.

I partner del SIN

A questi Comuni e i loro 23 o chissà quanti siti contaminati e quanti altri bonificati dopo anni a causa dell’industria petrolifera, bisogna aggiungere la contaminazione nel SIN VBA, circa 34 chilometri quadrati tra i comuni di Salandra, Ferrandina e Pisticci dove negli anni è accaduto di tutto tra scempi industriali e reati ambientali. Certo ci sono pozzi in tutta l’area del SIN, come Pantaniello 1 della Gas Plus Spa, con una contaminazione riscontrata nel 2011 nelle acque sotterranee “estesa a tutto il sito per quanto riguarda il cloroformio”, e limitata per cromo esavalente e 1,1-dicloroetilene. Sostanze tossiche.

Ad ogni modo solo nel 2015 il Consorzio dello Sviluppo Industriale di Matera (ASI), il cui Amministratore Unico è nominato dal Presidente della Giunta Regionale, commissionò l’Analisi del Rischio Sanitario Ambientale (RSA). L’ASI è partner della Regione nel progetto di “Bonifica dei suoli delle aree pubbliche e di quelle agricole colpite da inquinamento indotto del SIN VBA”. Contattata per informazioni sul SIN, l’ASI ha suggerito di rivolgerci al “Dipartimento regionale competente”, nonostante affidi lavori nel SIN. Infatti, a giugno scorso l’ASI ha proposto l’indizione di una Conferenza dei Servizi Decisoria in forma semplificata alla Divisione Bonifica dei siti di interesse nazionale del Ministero della Transizione Ecologica rispetto all’Analisi di Rischio e al progetto di bonifica del “sito di Ferrandina Area Ex Liquichimica e area ovest”. Ovviamente abbiamo posto la questione all’Assessore Rosa per capire anche cosa si è fatto dopo l’Analisi del Rischio Sanitario Ambientale, cioè come garantiscono gli Enti la salute dei potenziali recettori, ma su questo non c’è stata risposta.

Ma cosa c’è scritto nel documento di Analisi di Rischio in Val Basento?

Come scritto nel documento di analisi consegnato all’ASI, il Rischio Sanitario Ambientale (RSA) è la “quantificazione del danno tossicologico prodotto all’uomo o all’ambiente per effetto della presenza di una sorgente inquinante” i cui rilasci possono raggiungere ambienti, animali, persone. Per conoscere il RSA si identificano gli inquinanti indicatori (COPCs). L’Analisi consegnata all’ASI per il SIN VBA ha adottato un criterio di identificazione di COPCs selezionando, sulla base dei dati di caratterizzazione disponibili, sostanze che superano le Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) nel suolo superficiale e profondo di varie aree, per ottenere le Concentrazioni Soglia di Rischio (CSR), concentrazioni per cui è possibile un danno tossicologico. Nell’Analisi del RSA una tabella riporta gli inquinanti indicatori trovati nel SIN VBA (foto 1), che suddivisi per colore in categorie di appartenenza (alogenuri, metalli, idrocarburi), e riportati sulla mappa, permettono di vederne la diffusione (foto 2). Ci si accorge che tra Salandra e Ferrandina predominano metalli pesanti, e vi sono idrocarburi dove operava la Centrale di desolforazione ENI, e presenza di PCB in un altro sito. Tra Ferrandina e Pisticci oltre ai metalli pesanti, predominano gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA).

Foto 1

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e foto 2
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Inquinamento tra passato e presente

Che a Salandra l’Eni avrebbe realizzato una Centrale di desolforazione lo garantì in TV il Ministro Colombo nel ’60. Nell’80 Eni acquisì la chimica tra Ferrandina e Pisticci (Enichem), e sei anni dopo era già impegnata in un intervento ecologico per l’inquinamento da mercurio, cloruro di vinile, nerofumo. Sempre a Ferrandina, e via Enichem Fibre Spa, Eni era impegnata a “razionalizzare” lo smaltimento di vecchi e nuovi rifiuti progettando la discarica 2C a Pisticci Scalo, dove Eni attraverso l’Anic, il suo ramo petrolchimico, operava da tempo.

A Ferrandina i terreni asportati finirono “all’interno di un’area diaframmata appositamente costruita”, nota come discarica Syndial (altra società Eni). A occuparsi delle campionature e delle analisi fu Tecnoparco Valbasento Spa. A Pisticci per la nuova discarica che poteva accogliere anche rifiuti tossico-nocivi, fu stipulata una convenzione con Tecnoparco a cui venne affidato la tenuta dei registri di carico/scarico, la classificazione dei rifiuti, il coordinamento dell’impresa per i lavori di compattazione e movimento terra. Oggi a Ferrandina e Pisticci oltre le due discariche nate per volere di ENI, vi sono due depuratori di Tecnoparco che ricevono da anni, principalmente da Eni, notevoli quantità di rifiuti petroliferi, per i quali di recente solo Eni è stata condannata in primo grado per traffico illecito. Tra 2013 e 2014 a Tecnoparco, per l’accusa poi caduta in primo grado, sarebbero arrivate 412.105 tonnellate di rifiuti dal Centro Oli Val D’Agri, 42.606 smaltite illecitamente, 369.499 con codice rifiuti illegittimo.

Il SIN Val Basento è una bomba ecologica permanente

In questa situazione di impatti ambientali continuativi da decenni, l’Analisi del RSA 2016 riporta che delle 31 aree o poligoni analizzati “17 sono caratterizzati da superamento delle CSC, anche per un solo analita nel suolo profondo, 9 sono contaminati per superamento delle CSR”. Ma le aree sorgenti inquinanti che vedono il superamento delle CSR, e cioè una contaminazione delle matrici ambientali tale da richiedere messa in sicurezza o bonifica, sono più di 9. Si scrive che “17 poligoni risultano contaminati per superamento delle CSR”, specificando che tredici di essi limitatamente al suolo profondo saturo e nove per superamento delle CSC nel suolo profondo. In un elenco (foto 3) riportano “i poligoni risultati non conformi alle CSR, per i quali dovrà essere condotta la progettazione della bonifica e messa in sicurezza permanente che garantiscano la salute dei potenziali recettori e la conformità della qualità ambientale”. E la sintesi dei risultati dell’analisi di RSA (foto 4) conferma per il SIN la fotografia d’una maggioranza di mancate conformità delle CSR rispetto alle conformità.

Foto 3

foto 3 e 4
e foto 4
foto 3 e 4

Il rischio tossicologico

Tra i Comuni ricadenti nel SIN sono diffuse patologie a cui bisognerebbe prestare attenzione. Rilasci di sostanze che comportano cancri, mutazioni genetiche, infertilità, disturbi dello sviluppo ecc., raggiungono ambienti, animali, persone? Queste sostanze nei suoli, e quello che rilasciano nella falda idrica, come si comportano?

Nel 2007 l’Arpab riscontrò nella falda della Syndial a Ferrandina (foto 5) pesante contaminazione da IPA, metalli pesanti, alogenuri. Sette anni dopo, finita in una inchiesta per smaltimento illecito assieme a Tecnoparco, la Syndial vide la falda nuovamente analizzata per ordine della Procura, che vi trovò cloruro di vinile, e idrocarburi alifatici e aromatici in quantità notevoli. Arpab negli anni aveva analizzato anche la falda più a valle, sotto la Pista Mattei a Pisticci, riscontrando contaminazione da IPA (Idrocarburi policiclici aromatici), metalli pesanti, alogenuri (foto 6). Anche oltre il SIN, alla barriera idraulica bocciata da ISPRA per la situazione in cui trovò nel 2014 i piezometri, le analisi riscontravano IPA, metalli pesanti, alogenuri (foto 7).

Foto 5

Foto 5
Foto 6
Foto 6
e foto 7
Foto 7

La Gas Plus, per la contaminazione a Pantaniello 1, si discolpò affermando che la contaminazione da ferro, manganese e solfati nelle acque sotterranee era estesa all’intera area della Val Basento. Arpab nella falda sotto la Pista Mattei non riscontrò ferro esteso a tutti i piezometri, ma solo in 2 (che riguardavano discariche studiate dal Cnr nelle quali non si escludeva la possibilità che vi fossero fusti sepolti). E nella barriera idraulica trovò ferro in un solo piezometro. Per Gas Plus cromo esavalente, cloroformio e 1,1-dicloroetilene non erano riconducibili alle sue attività, e non erano mai state riscontrate. Certo, contaminazione da cromo esavalente e idrocarburi, anche IPA, si trova pure in altri pozzi. Spesso dovuta a vasche costruite nel terreno e utilizzate per la raccolta dei fanghi di perforazione.

Incarichi e coincidenze

Mentre le sostanze vanno e vengono, a volte semplicemente spostate da un punto a un altro, come sembra da un video in nostro possesso relativo a una bonifica di terreni nella ex IRS (Enichem) in area SIN (foto 8), incarichi e coincidenze sembrano più stabili. A consegnare all’ASI nel 2016 l’Analisi per il RSA è lo Studio di Geologia del dottor Vincenzo Scarola. Nel documento si legge che “l’incarico è stato affidato dall’Associazione Temporanea di Imprese Ecosud Srl – Centro di Analisi Chimiche Livio Albini Snc”. La Ecosud che prende il lavoro dall’ASI per Eni cura indagini ambientali e Rapporti di integrazione alle Caratterizzazioni Ambientali dei pozzi (anche in associazione di imprese con aziende del medesimo Gruppo Iula cui appartiene). Spesso si tratta di quegli stessi siti contaminati tra Ferrandina Pisticci e Salandra finiti nel report Ispra. Con l’indotto petrolifero il Gruppo Iula ha a che fare da anni. Nel 1995 a Pisticci venne sequestrata una discarica del Gruppo dove venivano smaltiti anche rifiuti petroliferi. Il perito della Procura trovò contaminazione da IPA e metalli pesanti in alcuni piezometri che eccedevano i limiti “di quasi due ordini di grandezza, fattore molto importante vista la cancerogenicità di queste sostanze”.

Foto 8

Foto 8

I controlli alla discarica li fa Ecosud, che li faceva anche ai rifiuti in ingresso quando fu sequestrata. Solo nel 2017 Arpab fa analisi riscontrando contaminazione delle acque di falda da solfati e metalli pesanti, senza analizzare IPA, PCB, e altre sostanze. La discarica ha chiesto e chiede allargamenti, da decenni accoglie rifiuti speciali e petroliferi che qualche società del Gruppo trasporta, mentre un’altra prende appalti ENI per interventi d’urgenza e bonifiche.

La Val Basento è un serpente che si morde la coda

Dai dati regionali tra caratterizzazioni e bonifiche hanno operato spesso aziende del Gruppo Iula e del Gruppo Castellano. Gruppi che hanno lavorato nel SIN, come per il capping della discarica Syndial a Ferrandina fatto dal Gruppo Castellano, o l’Analisi di Rischio fatta dal Gruppo Iula. A volte si passano la palla. Tra 2002 e 2005 Ecosud e BNG del Gruppo Iula curano indagini ambientali e bonifica di terreni contaminati da mercurio e idrocarburi pesanti nell’Area Ex-Impianti della Centrale di Desolforazione Eni (nel Sito di Interesse Nazionale Val Basento dal 26 febbraio 2003), e nel 2007 arriva la Semataf Srl del Gruppo Castellano che, per Eni dal 1999, fa attività di trasporto, trattamento e smaltimento rifiuti petroliferi, e bonifiche di pozzi e ha una megadiscarica di reflui petroliferi a Guardia Perticara. Aziende partner dell’inquinatore Eni, da anni.

Come abbiamo visto la maggior parte dei siti contaminati su dati regionali sono pozzi, e quelli nel SIN dipendono da attività correlate a Eni: è normale che l’ASI affidi lavori fondamentali per decidere bonifiche e messe in sicurezza alle aziende partner di Eni? Una coincidenza. Marcata se consideriamo coincidenze imprenditoriali tra cui il Gruppo Iula e il Gruppo Castellano nell’affare rifiuti con chi ha quote in Tecnoparco e quote in società partner delle compagnie petrolifere, o la stessa ASI socia di Tecnoparco. Intanto una fetta di territorio che coinvolge diversi Comuni, un bacino idrico, e una piana agricola, fa i conti col rischio tossicologico.