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Basilicata, “reiniezione non provoca sismicità”, ma lo studio è sponsorizzato e coordinato da Eni

Metà dei ricercatori, al momento della redazione della ricerca, erano dipendenti della compagnia petrolifera

La multinazionale petrolifera Eni ha coordinato e sponsorizzato uno studio scientifico al fine di “dimostrare” che l’attività di reiniezione delle acque di scarto estrattive in Basilicata non provoca alcun rischio di micro-sismicità indotta. È quanto rivelato dal giornale L’Indipendente (www.lindipendente.online), leggendo a fondo quanto contenuto nella ricerca scientifica “A process-based approach to understanding and managing triggered seismicity” pubblicata sulla rivista Nature.

Lo studio, nelle scorse settimane ha avuto ampio risalto sui media, laddove affermava che in Basilicata trivellare e poi reiniettare nel sottosuolo i liquidi di scarto del petrolio è un’attività perfettamente sicura che non comporta nessun rischio sismico.

Uno studio rassicurante, – scrive l’Indipendente.online -apparentemente capace non solo di mettere fuorigioco le proteste che da anni portano avanti comitati e cittadini lucani, ma anche di smentire le numerose ricerche che nel recente passato hanno provato come altrove questa pratica sia stata causa di eventi sismici ripetuti e potenzialmente pericolosi. Peccato che l’attendibilità della pubblicazione fosse viziata da un clamoroso conflitto d’interessi: nel paragrafo della ricerca dedicato alle “Dichiarazioni etiche” si legge che la multinazionale italiana non solo «ha avviato il progetto di ricerca» ed ha «fornito risorse informatiche e assistenza tecnica», ma addirittura ha incaricato la società Ramboll Italy Srl di «assumere il team di consulenza» nel quale erano presenti ben 10 referenti del progetto per Eni. Svela infatti l’Indipendente: “Osservando i curricula dei membri del team di ricerca, inoltre, emerge chiaramente che la metà esatta dei ricercatori (7 su 14) erano dipendenti di Eni al momento della redazione della ricerca, pubblicata il 28 luglio scorso”.

Una questione tanto più spinosa perché è ormai ampia e certificata a livello scientifico la casistica di eventi sismici indotti in varie aree del mondo dall’attività di reiniezione petrolifera. L’estrazione mineraria, il sequestro di acqua, la stimolazione di campi geotermici e la ricerca di idrocarburi, difatti, possono aumentare lo stress sotterraneo determinando il cedimento di faglie tettoniche, con il rischio di provocare dei terremoti.

Ulteriori dettagli sulla ricerca Eni e su casi di sismicità indotta dall’attività estrattiva sono specificati all’interno dell’articolo pubblicato da L’Indipendente.