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Atella, sigilli allo stabilimento ex MIM: trovate tonnellate di rifiuti

Indagini in corso per accertare la provenienza della massa di rifiuti trovata nello stabilimento ex MIM nell'aria industriale della Valle di Vitalba. La nota di Pietro Simonetti

All’interno i carabinieri forestali avrebbero trovato un migliaio di ecoballe. Potrebbe trattarsi di materiale legato a un traffico illecito di rifiuti. Sulla vicenda, la Procura della Repubblica di Potenza ha aperto un fascicolo.

“Ieri – scrive Simonetti –  la scoperta nella ex Mim, azienda rifilata dal noto faccendiere Pirovano, di molte tonnellate di rifiuti.  Pirovano fu chiamato “l’angelo del terremoto” perché’ veniva dal cielo con un elicottero e che ottenne il finanziamento di 20 aziende bidone. Fu arrestato dal Procuratore di Melfi e poi condannato.

Pirovano, geometra di Como poi immediatamente architetto in corso d’opera, riuscì con la complicità di molti della struttura speciale guidata a Roma dal noto Pastorelli e fece anche un capolavoro: ottenne il finanziamento per l’azienda orafa italo cinese, prima Centro orafo di Tito, poi quattro nomi diverse e tre bancarotta.  L’azienda non ha mai prodotto neanche un grammo di oro tenuto conto che la Cina non poteva, per norma costituzionale, esportare oro.

L’azienda, tuttora in gestione fallimentare, nei capannoni conserva macchinari imballati mai rimessi sul mercato. L’ Asi non ha mai provveduto in questi anni a fare qualcosa per darle un futuro.  L’Asi al momento in liquidazione ha altre grane dopo sequestro del sito di Atella.

Non è la prima volta, È successo un anno fa a Baragiano, per l’evidente presenza di rifiuti speciali in altra azienda fallita. Resta da capire perché i responsabili del controllo dei siti di proprietà’ Asi, nell’ambito di quel poco che rimane del patrimonio dell’ente, non si sono accorti del traffico delle ecoballe.

Toccherà al liquidatore intervenire e fare chiarezza su questo sito ed altri di non proprietà ormai preda di ladri di rame, di attrezzature, servizi igienici e materiali da riciclare nel ciclo della costruzione. Sono circa 100 i capannoni messi a “disposizione’ dell’industria del furto e per depositi di rifiuti dalla completa inattività del Dipartimento Regionale che non provvedete alla attuazione delle norme regionali di riutilizzo del patrimonio che vale almeno 200 milioni ed all’uso dei finanziamenti esistenti. ”

Pietro Simonetti