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Il governo di Vito Bardi e la Basilicata delle “mezze calzette” della politica

Qualcuno sfrutta e saccheggia le risorse pubbliche e qualcun altro (il popolo) si accontenta di una parte del bottino che gli viene restituito sotto forma di prebende, carriere, assunzioni, raccomandazioni, sussidi, incentivi, contributi

La maggioranza che regge la Giunta Bardi è più litigiosa dei condòmini di un palazzo fatiscente. E non è un caso se la Basilicata viene ancora amministrata come se fosse un condominio. Non ci si improvvisa donne o uomini politici né amministratori di una Regione. I primi a doverlo capire sono gli elettori. Se la Basilicata da sempre, vale a dire da secoli, è terra di conquista e di saccheggio qualcosa non funziona nella base sociale del consenso.

Questa base sociale (elettori dei rappresentanti nelle istituzioni) è di scarsa qualità e non può che eleggere personale mediocre. Mediocri ed egoistiche le motivazioni del voto, mediocre il parco dei politici. Una catena mai spezzata che avvolge inevitabilmente le sfere dell’economia, della cultura, dell’amministrazione pubblica, della gestione delle aziende a partecipazione pubblica.

L’epicentro della mediocrità è nella base sociale del consenso e da quel nucleo si estende, come i cerchi di una scossa sismica perenne, fino a penetrare nella vita quotidiana delle persone.

Ogni volta la storia si ripete. Qualcuno sfrutta e saccheggia le risorse pubbliche e qualcun altro (il popolo) si accontenta di una parte del bottino che gli viene restituito sotto forma di prebende, carriere, assunzioni, raccomandazioni, sussidi, incentivi, contributi. La gente non aspira alla liberazione della Basilicata da condizioni indesiderabili, non aspira allo sviluppo, al futuro, ma aspira ad incassare una parte, seppure piccola, del bottino dei saccheggiatori. In parole semplici: “loro ti tolgono il pane, con il tuo consenso, tu aspiri alla restituzione di una briciola del pane che ti hanno tolto con il tuo consenso.” Guardate ai territori del petrolio, loro, con il consenso degli eletti, ti tolgono l’aria, la terra, l’acqua e tu aspiri ad un posto di lavoro gentilmente concesso dal sistema di saccheggio a cui partecipa la politica cialtrona e arraffona. E quel posto di lavoro devi conquistartelo combattendo contro i tuoi simili nella guerra tra poveri da loro voluta. E quel lavoro non è altro che continuare a saccheggiare, per loro conto, ciò che è tuo: aria, terra, acqua.

È in questa dinamica che si inserisce la politica cialtrona, quella delle combriccole di impostori, quella dei tecnici improvvisati. Governare richiede una grande cultura, oltre che una cultura politica. E soltanto quando la base sociale del consenso sarà fatta di gente colta sarà possibile avere un governo all’altezza delle sfide contemporanee. Ecco perché occorre una concentrazione straordinaria di risorse e di programmazione sulla scuola, sulla cultura ad ampio raggio, e sulle arti, a partire dai nati di oggi affinché tra 20 anni ci sia una parte consistente di popolazione in grado di scegliere, vale a dire una base sociale del consenso qualificata.

La tecnica, ormai c’è chi l’ha capito, è un inganno. Le competenze, come l’onestà servono, ma sono precondizioni. Nel governare si fanno scelte politiche, non tecniche. “Il ricorso ai tecnici, o presunti tali – come accade in Basilicata – è pericoloso, perché costoro o fanno una politica in proprio, oppure essendo incapaci di indirizzo politico, falliscono.” La delega tecnocratica prevale quando la base sociale del consenso è di scarsa qualità e quando, di conseguenza, i cosiddetti politici sono delle mezze calzette. E ritorna la questione principale: il governo di una Regione deve essere affidato a un personale politico qualificato, la cui qualità e capacità affonda nella misura dello spessore culturale.

Il medico alla Sanità, il commercialista al Bilancio, il generale alla presidenza, l’imprenditore all’Economia e magari anche alla cultura, il volontario delle dame di San Vincenzo alle Politiche Sociali, e così via. Sono scelte obbrobriose e sanciscono l’inadeguatezza estrema di chi, senza alcuna coscienza del limite, si avventura a gamba tesa nella vita di centinaia di migliaia di cittadini.

Il governo Bardi non è altro che la continuità di una politica senza cultura e senza cultura politica. I risultati, oltre le sceneggiate sulla stampa, sono evidenti.

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