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Impianto rifiuti di San Sago, Legambiente Maratea: incongruenze pericolose per l’ambiente foto

"Autorizzato per una capacità maggiore di quella che effettivamente può sopportare"

Legambiente Maratea interviene sull’impianto di depurazione situato in località San sago a Tortora (Cosenza) evidenziando alcune incongruenze tecniche e l’impatto ambientale sull’area marina protetta tra Basilicata e Calabria. Di seguito la nota.

“Cosa hanno in comune un impianto di depurazione, una centrale idroelettrica ed un’area marina protetta? (rispettivamente immagine 1, 2 e 3). Sembrerebbe nulla, ma invece raccontano la difficile storia della tutela ambientale, quando non addirittura di correre ai ripari dopo aver abbondantemente abusato dall’ambiente, passando per il riposo delle coscienze aggiungendo un ecosostenibile di tanto in tanto. Troppo duri? E allora vediamo di che si tratta.

L’impianto di depurazione in località San Sago, comune di Tortora (CS), è stato realizzato nel 1992 in prossimità della sponda calabrese del fiume Noce ed adiacente al Torrente Pizinno, il tutto a pochissima distanza dal SIC IT 9210265 denominato “Valle del Noce”. L’impianto dapprima di proprietà comunale doveva servire di supporto al Comune di Tortora per il trattamento di reflui fognari e per la produzione di compost. In seguito divenuto privato e trasformato in impianto rivolto al trattamento di rifiuti pericolosi e non. Senza essere ingegneri, si osserva come l’impianto sia stato costruito a ridosso del fiume quindi con un accesso diretto alle acque fluviali prima, e del mare poi, ma continuiamo a raccontare la storia…

Le acque della depurazione venivano convogliate nel fiume Noce e da questo, dopo un breve tragitto, riversate nel mare, interessando Nord la costa del comune di Maratea, regione Basilicata ed a Sud le spiagge di Tortora, regione Calabria: aree a forte presenza turistica, di grande pregio ambientale, interessate da rilevanti Siti di Interesse Comunitario. A poco più di un centinaio di metri dalla foce del fiume Noce, infatti, si estendono i SIC della regione Basilicata: SIC IT9210155 “Marina di Castrocucco”, IT9210160 “Isola di Santo Ianni e costa prospiciente”, IT9210015 “Acquafredda di Maratea”; sulla sponda calabra, nel comune di Praia a Mare IT9310034 “Isola di Dino”, IT9210035 “Fondali Isola di Dino-Capo Scalea”: una successione di habitat, di specie animali e vegetali unici in un tratto di costa di pochi chilometri ed al centro della quale il fiume Noce con la qualità delle sue acque condiziona evidentemente la vita degli organismi marini.

Dobbiamo aspettare di vedere susseguirsi eventi sospetti quali la moria di pesci nel fiume tra l’impianto ed il mare; oppure che un tir venga sorpreso dai carabinieri (nella più auspicabile delle ipotesi) a riversare rifiuti pericolosi su un terreno adiacente il fiume Noce o di rinvenire lungo gli argini del fiume di ciottoli rossastri? A partire dagli anni novanta lo stato degli habitat marini è fortemente compromesso: nel S.I.C. “Fondali Isola di Dino-Capo Scalea”, la “straordinaria foresta di Paramuricee” (Gorgonie) che si estende per una vasta area, scoperta al largo del Frontone dai coniugi Gargiulo nel 1977, una assoluta rarità del Mediterraneo per “l’insolita colorazione che passa dal rosso al giallo cromo ed all’arancio con tutte le sfumature intermedie” è stata deturpata dalla massiccia presenza di eutrofizzazione con mucillagini che coprono i piccoli polipi delle Gorgonie impedendone il nutrimento planctonico e l’assunzione di ossigeno. Le Gorgonie gialle Eunicella cavolonii che ornavano il soffitto laterale della Grotta Azzurra, sono rarefatte e non godono ottima salute, le praterie di Posidonia Oceanica sono in uno stato di forte contrazione, la limpidezza delle acque non è più quella di un tempo. Eppure il Tar di Catanzaro ha annullato l’ordinanza di chiusura dell’impianto di San Sago, emessa dal Sindaco di Tortora (CS) il 24 marzo 2014 che rappresentava l’unico provvedimento che manteneva l’impianto chiuso.

Come mai lo Studio di Impatto Ambientale fa emergere un’opera che si inserisce paesaggisticamente nell’habitat preesistente senza dare luogo ad alterazioni del paesaggio, ma per le attività dell’impianto è necessario un monitoraggio serio e dettagliato delle acque durante tutto il periodo di esercizio? Della serie che non è impattante esteticamente, ma qualitativamente, per ciò che attiene le acque…va monitorato perché non è detto che non sia impattante.

Non ci convince: approfondiamo e scopriamo, nella relazione peritale del CTU Giovanni Auriemma, tra le altre cose, che l’impianto ha una capacità giornaliera di 240 mc/giorno, ma viene autorizzato, con A.I.A del 2009, a trattare non oltre i 300 mc/giorno, ma ha un quantitativo annuale autorizzato di 110.000 mc/anno che significherebbe che l’impianto dovrebbe lavorare h24 per anno di 366 giorni e un po’: su questa incongruenza da un lato si fonda lo sforamento giornaliero dell’impianto con la Ecologica 2008 che ha assunto come limite di trattamento quello annuale e non giornaliero (una svista?) e dall’altro una certa disattenzione dell’Arpacal che pur avendo effettuato un controllo nel 2011 non ha notato la differenza riferita al trattamento dei rifiuti liquidi sui quantitativi annuali e sugli sforamenti giornalieri autorizzati.

Un impianto autorizzato per una capacità maggiore di quella che effettivamente può sopportare. A titolo semplificativo, il 5 febbraio 2009 sono stati conferiti e quindi lavorati 716.740 kg rifiuti liquidi di cui 652.740 derivante da percolato di discarica (lo sforamento è più del doppio del limite di 300mc/giorno). Abbiamo idea delle conseguenze sull’ambiente di tale incongruenza? Un sopralluogo effettuato a marzo del 2012 ha messo in evidenza una fitta rete di tubazioni volanti che, in modalità bypass, collegavano tutte le sezioni dell’impianto, provando gravi difficoltà processistiche dello stesso.

In questi giorni si discute della sua possibile riapertura, anche in virtù di una Vinca favorevole (…) e ci chiediamo come sia possibile, ma soprattutto: piuttosto che proporre, come metro di severa attenzione ambientale, prelievi e monitoraggi in uscita con 3 prelievi all’anno nelle acque del fiume Noce, non avrebbe più senso effettuare monitoraggi e prelievi anche in entrata della quantità e qualità dei rifiuti?

Occuparsi dell’ambiente significa principalmente immedesimarsi nell’ambiente e non trasformarlo in una bandiera da agitare in campagna elettorale o come un morbido plaid durante un mandato politico. Come dice Greta, non esiste un pianeta B, ma esistiamo noi che possiamo evolverci in cittadini 2.0: impariamo a conoscere e, quindi, rivendicare i nostri diritti, primo fra tutti, quello di essere a conoscenza di cosa accade intorno a noi e sulla nostra pelle. E ora veniamo alle centraline. Anzi no, ne parliamo la prossima volta, stay tuned!

Legambiente Maratea