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Peculato e riciclaggio: tre arresti tra Potenza e Milano

Ai domiciliari il liquidatore del Consorzio Cooperative Servizi di Basilicata, sua moglie e un altro imprenditore lombardo

Nella mattinata odierna, nell’ambito dell’operazione “Liquidator” la Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Potenza, su ordine della Procura, ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari disposta dal Gip del Tribunale di Potenza, nei confronti di Dante Tirico (di 58 anni), nella sua qualità di liquidatore della CO.SE.B. – Consorzio Cooperative Servizi di Basilicata in liquidazione coatta amministrativa, nominato dal Ministero dello Sviluppo Economico, e quindi Pubblico Ufficiale, nonché della moglie, Giulia Cristina Preziuso, quale rappresentante legale di altra impresa operante nel settore della consulenza d’azienda e di un operatore economico milanese, Alessandro Caracappa, che si sarebbero interposti ed avrebbero agevolato la distrazione del patrimonio aziendale.

Dalle indagini svolte, – spiega la Procura in una nota- risultava a livello di gravità indiziaria che Tirico, dopo aver ottenuto, a seguito di una transazione, il riconoscimento di un importante credito, per oltre 2 milioni di euro, vantato per prestazioni erogate dalla società di cui era liquidatore a favore della Ciclat Ausiliari Traffico Società Cooperativa, società questa che gestiva nell’area romana gli ausiliari del traffico, avrebbe venduto il relativo diritto di credito ad una cifra irrisoria — circa 10 volte meno del suo valore alla Holding Class S.r.l. di Milano. Quest’ultima società (il cui rappresentante era Caracappa Alessandro (di anni 50) — che risultava creata ad hoc per l’operazione in questione – eseguita tale unica operazione (acquisto del credito), non appena ricevuto il denaro dalla CO.SE.B., “rivendeva” il titolo a favore della Pandora Società Cooperativa, impresa già avente sede in Rionero in Vulture e il cui rappresentante era Preziuso Cristina Giulia (di anni 55), moglie del Tirico.

L’attenzione degli investigatori, concentrata sulla ricostruzione dei flussi finanziari, ha riscontrato evidenti anomalie. In particolare, risultava, in primo luogo, che il credito vantato dalla CO.SE.B. che veniva venduto alla Holding Class e da questa alla Pandora, valeva oltre 2 milioni di euro, sicché l’importo del prezzo della cessione era assolutamente sproporzionato (la somma pattuita era di 170.000,00 euro nel primo passaggio e 200.000,00 nel secondo) e, in secondo luogo, che veniva effettuato un rapidissimo movimento bancario degli oltre 2 milioni di euro incassati a seguito dell’atto transattivo concluso dalla CO.SE.B. che vedeva come destinatario ultimo la Pandora (società della moglie del liquidatore governativo indagato) attraverso lo schermo fornito dalla società milanese.

Il grave e concordante quadro indiziario così delineato- spiega ancora la Procura potentina- ha portato il Gip ad ipotizzare, in capo al Tirico- e agli altri due indagati Caracappa e Preziuso,  il reato di peculato, rivestendo il primo la qualità di pubblico ufficiale e per aver lo stesso, in concorso con gli altri due soggetti, scientemente e volontariamente disposto del denaro della società in liquidazione, distraendolo artificiosamente dalle casse societarie.

Infine, per le due società che hanno agito come “schermo”, ossia la Holding Class e la Pandora, è stata valutata, altresì, la sussistenza della responsabilità amministrativa degli Enti, prevista dal D.Lgs. n. 231/2001.