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Covid, “Carfagna e Franco spieghino perché al Nord maggiori fondi per liste d’attesa”

Lo chiede il senatore De Bonis che ha presentato un'interrogazione ai due ministri

“Ci risiamo. Anche sui fondi per l’abbattimento delle liste di attesa Covid, previsti nel disegno di legge di bilancio di previsione, assistiamo all’ingiustizia di una maggiore assegnazione al Nord. Quella che ne riceverà di più sarà, guarda caso, la Lombardia. Al Sud verrà destinato solo il 33,41% delle risorse. Per questo ho presentato un’interrogazione ai ministri Carfagna e Franco. Lo ha dichiarato il senatore De Bonis, firmatario di una interrogazione alla ministra per il Sud e la coesione territoriale e al ministro dell’Economia e delle finanze sulla ripartizione del fondo per l’abbattimento delle liste d’attesa contenuto nel disegno di legge di bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024

È un dato di fatto-spiega il senatore lucano- che le liste d’attesa siano un problema che riguarda maggiormente il Mezzogiorno ed è uno dei motivi dell”esodo sanitario’ dei cittadini meridionali: ogni anno 150.000 cittadini del Sud sono costretti a cercare cure e assistenza negli ospedali di Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna o Toscana. Com’è possibile che questo dato non sia stato preso in considerazione nella distribuzione delle risorse, tradendo peraltro lo spirito e la lettera del Recovery Plan europeo? È vero che con il Covid le liste d’attesa si sono allungate ovunque, ma questo ovviamente penalizza maggiormente i territori che già partivano svantaggiati. Se si vuole colmare i divari non si può procedere con i bilancini aritmetici, ma privilegiare le aree che sono più indietro.

Questo vale per ogni singola voce del Piano nazionale di ripresa e resilienza, comprese le liste d’attesa. Infine, ciò che andrebbe fatto è una seria revisione del riparto tra le regioni del fondo ordinario nazionale, al di là del PNRR. Negli ultimi dieci anni complessivamente le regioni del Nord hanno visto assegnarsi quasi un miliardo in più rispetto a quelle del Sud. È mai possibile riequilibrare i divari territoriali di cui parla l’Europa partendo da queste premesse? Il governo -conclude De Bonis-dovrebbe rendersi conto di questa illogicità, soprattutto alla luce delle indicazioni UE che siamo tenuti a rispettare, e dire chiaramente cosa intende fare perché vi sia una reale e strutturale inversione di tendenza”.