Quantcast

Mafia, vasta operazione nei confronti di affiliati al clan “Martorano – Stefanutti”

Numerosi provvedimenti emessi dal Gip del Tribunale di Potenza: 37 misure di custodia cautelare, e 7 perquisizioni domiciliari. Forti legami con la ndrangheta, la mafia siciliana e pugliese. Renato Martorano torna in carcere. Domiciliari per un sindacalista potentino della Uil

A seguito di una vasta ed articolata attività di indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza e condotta dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Potenza, si è proceduto con il supporto e la collaborazione degli agenti delle Squadre Mobili di altri venti capoluoghi di tutta Italia e dei Reparti Prevenzione Crimine di Lazio, Campania, Umbria, Abruzzo, Puglia, Sicilia e Calabria, di due unità cinofile e di un equipaggio eliportato di Reggio Calabria, all’esecuzione, nel corso delle indagini preliminari, sul territorio di Potenza ed in diversi Comuni della provincia, di 38 provvedimenti cautelari personali, emessi dal Gip del capoluogo lucano.
Le misure restrittive sono state applicate nei confronti di soggetti ritenuti gravemente indiziati di appartenere all’associazione di tipo mafioso denominata “Martorano-Stefanutti”, operante sul territorio di Potenza e provincia, con estensione anche sul territorio di Matera, ovvero indagati a vario titolo per associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni, detenzione e porto illegale di armi da fuoco, danneggiamento seguito da incendio ed altro, aggravati dall’agevolazione e dal metodo mafioso.

Polizia notte

Le persone sottoposte ai provvedimenti

In particolare, sono state applicate 28 misure di custodia cautelare in carcere nei confronti di MARTORANO Renato, STEFANUTTI Dorino Rocco, LORUSSO Donato, PACE Giambattista (cl. 92), PACE Giambattista (cl. ’52), POSTIGLIONE Saverio, QUARATINO Giovanni, ROMANO Salvatore Francesco, SANTORO Salvatore, SARLI Michele, SARLI Nicola, detto “Sciassi”, BASTA Rocco, BENEDETTO Rocco, BRUNO Marco, CANCELLARA Luigi, CARLUCCI Domenico, GIORDANO Enzo, LAMONEA Enrico Michele, LO PIANO Umberto, MASOTTI NUCITO Mirco, ORLANDO Federico, PANGRAZIO Lodovico, SCALESE Valentino, TANCREDI Giovanni, TROIA Carlo, VECE Gerardo; 9 misure di arresti domiciliari nei confronti di STEFANUTTI Albina, STEFANUTTI Manuela, DELLA LUNA Rocco, D’ASCOLI Elvira, CAPEZZERA Potito, Dl GIUSEPPE Mario, RIVIEZZI Francesco Michele, CALABRONE Lorys, SACCONE Federico, e un divieto di dimora nel territorio della provincia di Potenza nei confronti di TOMASCO Giacinto Daniel.

Nel corso del medesimo contesto operativo sono stati disposti ed eseguiti, inoltre, 7 provvedimenti di perquisizione domiciliare e personale nei riguardi di altrettanti soggetti, dimoranti sul territorio di Potenza e Comuni viciniori. L’indagine – frutto di una vasta, capillare e complessa attività svolta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza e dalla locale Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile, attraverso intercettazioni telefoniche e telematiche, pedinamenti tradizionali e a distanza, GPS, acquisizioni documentali, numerosi interrogatori di testimoni e collaboratori di giustizia dissociatisi dai sodalizi mafiosi lucani, calabresi e siciliani – di rispettiva appartenenza – ha consentito di raccogliere un grave quadro indiziario in merito alla permanenza ed alla continuità operativa del clan “Martorano-Stefanutti” di Potenza, rafforzata con la scarcerazione prima di Dorino Rocco Stefanutti e poi di Renato Martorano, ritenuti al vertice della consorteria potentina, ampiamente riconosciuta dalla ‘ndrangheta calabrese e dai clan mafiosi lucani, siciliani e pugliesi.

I collegamenti con la ‘ndrangheta e la mafia siciliana

Le investigazioni, -si legge in una nota della Dda di Potenza-nel corso delle quali sono stati acquisiti documenti contenenti veri e propri riti di affiliazione, regole, organigrammi e ruoli di vertice delle cosche della ‘‘ndrangheta, hanno disvelato l’esistenza di solidi legami intrattenuti e consolidati nel corso degli anni dal sodalizio lucano con alcuni dei clan maggiormente accreditati sul territorio nazionale, come quello dei “Pesce-Bellocco” di Rosarno (RC) e quello dei Grande Aracri di Cutro (Kr), con cui è stato intessuto un consistente e duraturo rapporto di collaborazione criminale coltivato negli anni specie nel settore elettivo dei videogiochi, per il quale la Dda potentina ha già svolto in passato altra indagine che ha portato nel corso di quest’anno alle prime sentenze di condanna, tra gli altri, nei confronti dello storico capo del clan calabrese, Grande Aracri Nicolino, e di soggetti a lui vicini.

Altre proiezioni criminose extraterritoriali risultano investire esponenti sia della mafia siciliana, legati al sodalizio dei Santapola di Catania, sia di sodalizi e operativi in Puglia e Basilicata. L’indagine ha fatto luce sulla capillare compenetrazione del sodalizio potentino nel tessuto economico ed imprenditoriale cittadino, perseguita anche attraverso il reiterato ricorso ad eclatanti azioni intimidatorie, quale da ultimo quella del marzo dello scorso anno, allorquando venivano esplosi quattro colpi di arma da fuoco contro l’abitazione di un imprenditore di Palomonte.

Droga, armi, video-poker, appalti e consenso sociale

La ricostruzione investigativa di oltre quindici anni di azioni delittuose riconducibili a esponenti del sodalizio ha permesso di tracciare — sulla base di indizi ritenuti gravi dal Gip – il solco di un nuovo corso criminale attivo nella città di Potenza, chiaramente mirato a conseguire e consolidare il monopolio su specifici settori, tra cui l’installazione e la gestione di macchinette video-poker ed i servizi di sicurezza e vigilanza all’interno delle discoteche.
Nello spettro strategico-operativo del sodalizio è emersa la spiccata capacità di infiltrarsi nella gestione diretta o indiretta di appalti di opere e servizi pubblici attraverso una fitta rete di contiguità e connivenze insinuatasi persino nelle sfere istituzionali, come nel caso di una sigla sindacale attiva nel comparto sanitario che, anche attraverso il ricorso a metodi impositivi ed intimidatori, ha consentito per lungo tempo una gestione “addomesticata’ dei dipendenti della società Kuadra, già affidataria dei servizi di pulizia presso l’Ospedale San Carlo di Potenza, favorendo di fatto, il concentrarsi del controllo delle assunzioni e dei licenziamenti proprio nelle mani dei maggiorenti del sodalizio criminoso, che in tal modo hanno guadagnato una forte sfera di influenza e di credito sociale sul territorio.
L’indagine ha inoltre disvelato la regia comune e condivisa della consorteria potentina con il clan Grande Aracri di Cutro anche nell’azione estorsiva perpetrata in danno di un’altra società affidataria di servizi di raccolta e smaltimento rifiuti presso l’Ospedale San Carlo di Potenza, Salvaguardia Ambientale spa, azione per la quale è stato già condannato in via definitiva Donato Lorusso, componente del sodalizio lucano.
Le risultanze investigative hanno restituito il quadro indiziario di una innovata stagione criminale snodatasi anche attraverso il ripetersi di azioni intimidatorie condotte secondo stilemi tipicamente mafiosi, evocativi della garanzia di protezione sul territorio e della necessità di assistenza ai detenuti, anche attraverso il ricorso all’uso delle armi, talvolta impiegate anche per regolamenti di conti interni, come nel caso di una pistola sequestrata nell’agosto del 2020 nel contesto di una discussione per crediti di droga.

Proprio le armi e la droga risultano rappresentare un altro settore di preminente interesse del sodalizio, come confermato anche dall’arresto di Michele e Nicola Sarli, nel maggio del 2020, a seguito del rinvenimento di due pistole, oltre che di cocaina e marijuana che gli stessi detenevano in un’abitazione rurale alla periferia di Potenza, e da altri arresti e sequestri di stupefacenti, effettuati nel corso del corrente anno proprio a riscontro delle risultanze investigative, come quello nei confronti del barbiere Enzo Giordano e del barista Umberto Lo Piano.

Il redditizio settore della droga ha permesso al clan – che risulta essersi strutturato in una vera e propria articolazione dedicata a questo genere di affari illeciti, da qui la contestazione, anche, di associazione finalizzata al traffico di droga – di movimentare cospicue somme di denaro, destinate in parte anche all’assistenza in favore dei sodali detenuti, secondo il consolidato sistema della cd. “bacinella’, tipico delle associazioni mafiose, ovvero una forma di mutua assistenza che si è potuto osservare, da ultimo, nel corso della detenzione di Dorino Rocco Stefanutti nella Casa circondariale di Melfi dove, per il tramite dei suoi congiunti, egli oltre a ricevere costante assistenza materiale, impartiva specifiche direttive verso l’esterno, anche attraverso la consegna di “pizzini’, così continuando a mantenere il controllo del sodalizio.

Le numerose misure restrittive adottate a valle delle indagini, sulla base di gravi indizi di colpevolezza, che ovviamente dovranno essere consolidati in fase dibattimentale, rappresentano un ulteriore tassello della complessiva azione di contrasto alla criminalità organizzata lucana, che la Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza, grazie all’encomiabile apporto delle forze di polizia, sta conducendo su di un territorio, in cui la presenza criminale, a base marcatamente mafiosa, rappresenta una realtà ormai innegabile che investe, in egual misura, le province di Potenza e Matera.