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Reddito cittadinanza ad ottobre oltre 22mila lucani beneficiari

Nota di Vincenzo Tortorelli, segretario regionale Uil: “Il problema è introdurre correttivi”

Il Reddito di Cittadinanza sta sostenendo economicamente una fascia numerosa di popolazione in condizione di bisogno e questo dato non è discutibile.  L’Inps nel suo monitoraggio aggiornato registra che ad ottobre scorso i nuclei familiari in Basilicata percettori di Reddito e Pensione di Cittadinanza sono 11.200 con 22.080 persone interessate e un importo medio di 489,91 euro al mese. I Centri Caf della Uil che hanno il compito di rilasciare l’Isee, strumento fondamentale per richiedere Reddito o Pensione di Cittadinanza, nei giorni scorsi, hanno lanciato l’allarme perché temono l’assalto per l’aggiornamento dell’Isee 2021 a testimonianza che la richiesta della misura è forte.

Da questi dati – che sono solo i più evidenti ma non gli unici del crescente disagio sociale delle famiglie – bisogna partire sia per introdurre correttivi sia per eliminare gli elementi penalizzanti le famiglie numerose e discriminatori per gli stranieri, sia per favorire l’efficacia di percorsi di inclusione che affrontino tutte le determinanti e tutte le conseguenze della condizione di povertà, non limitandosi a quelle relative alla pur importante condizione occupazionale. Le più significative proposte, oggi sul tavolo di concertazione al Ministero del Lavoro, per far diventare il RdC più efficace rispetto agli obiettivi sono quelle di: rendere tale strumento più a misura di famiglia, sostenere meglio i costi dell’abitare, non penalizzare chi lavora, considerare il patrimonio in modo flessibile, eliminare l’obbligo di dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro per chi è indirizzato ai servizi sociali, ridefinire i criteri di “lavoro congruo”, promuovere le assunzioni dei percettori di reddito di cittadinanza , rafforzare i patti per l’inclusione e superare le distorsioni nell’utilizzo abolendo l’obbligo di spendere il contributo entro una certa scadenza.

Tra le distorsioni più evidenti c’è l’assoluta carenza di politiche attive del lavoro. Oggi a un percettore del RdC lavorare non conviene. Infatti, in presenza di un incremento di reddito da lavoro, l’80% di questo concorre alla definizione dell’importo della prestazione. In concreto, se il reddito da lavoro di un beneficiario di RdC aumenta di 100 euro, l’ammontare della misura diminuisce di 80: il guadagno netto è solo di 20 euro. Di fatto, è come prevedere una tassazione dell’80% sul nuovo reddito; entro un anno da quando si inizia a riceverlo, questa percentuale salirà al 100%. Si tratta, invece, di consentire il cumulo tra il RdC e una percentuale significativa dell’eventuale nuovo reddito da lavoro, al fine di renderne conveniente la ricerca. Ancora, i beneficiari di RdC, anche quando teoricamente “occupabili” spesso non hanno una esperienza recente di lavoro ed hanno qualifiche molto basse. Inoltre, i settori in cui potrebbero trovare un’occupazione – edilizia, turismo, ristorazione, logistica – sono spesso caratterizzati da una forte stagionalità.

I criteri attualmente utilizzati per definire congrua, e quindi non rifiutabile, un’offerta di lavoro non tengono conto adeguatamente di questi aspetti. Diventa fondamentale, inoltre, rafforzare e formare adeguatamente l’organico dei servizi sociali comunali, specie laddove è più sotto-dimensionato, definendo meglio un sistema di governance molto complesso, che vede interagire soggetti diversi – pubblici, di terso settore, privati -.

Anche per questo i sindacati si oppongono alla decisione di lasciare al proprio destino i navigator, oltre 2.500 persone, in prevalenza ragazze e ragazzi, con una professionalità e una formazione specifica e specialistica, vengono, di punto in bianco, che aiutavano a trovare lavoro a disoccupati. Bisogna assolutamente restituire loro una prospettiva occupazionale e la soluzione è a portata di mano. I centri per l’impiego, nel loro impegno per incrociare la domanda e l’offerta di lavoro, devono essere migliorati, modernizzati e rilanciati.  Su questo terreno, c’è bisogno di strutture pubbliche efficienti, perché lo Stato non può lasciare nelle mani dei soli privati la gestione strategica del mercato del lavoro: è un compito sociale a cui non può derogare. La naturale collocazione dei navigator, un autentico patrimonio professionale su cui si è già investito, è proprio in quei centri e per quanto riguarda la Basilicata nel rilancio di compiti e funzioni dell’Arlab.