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Basilicata, politici a processo per peculato: galantuomini o mascalzoni?

Prescrizione in agguato. Non sapremo mai se chi ha usato il denaro pubblico per comprare orsacchiotti, creme anti rughe, merendine e altre cianfrusaglie personali è colpevole o innocente, ma una soluzione c'è

Leggiamo, stamane, 20 dicembre, un articolo di cronaca a firma di Leo Amato sul Quotidiano del Sud edizione Basilicata: “Consiglio regionale, gli spendaccioni salvati dalla prescrizione. Già decorsi i termini per le contestazioni sulle spese pazze datate 2009.”

Ce lo aspettavamo. A nulla sono valsi gli appelli lanciati da Basilicata24 in più occasioni ai politici coinvolti nella vicenda giudiziaria: “se siete innocenti rinunciate alla prescrizione”. Era dicembre 2017, quando il dubbio che la faccenda finisse a tarallucci e vino cresceva ogni giorno. “La Basilicata ancora non sa se alcuni rappresentanti del popolo sono galantuomini o mascalzoni”, era il sottotitolo di quell’editoriale dell’8 dicembre 2017. “Peculato per scontrini fasulli. La prescrizione è in agguato, ma loro se ne fregano”, titolavamo il 12 gennaio 2018, invitando nuovamente i protagonisti ad annunciare in anticipo la rinuncia all’eventuale prescrizione. Chiedevamo una bella dichiarazione pubblica con la quale ciascuno degli imputati la mandava a dire sia ai giudici, sia ai cittadini. Sarebbe? “Dichiaro fin da ora che, nell’eventualità il processo a mio carico dovesse andare ancora per le lunghe, rinuncerò alla prescrizione”. Niente di tutto questo. Quel gesto avrebbe ridato credibilità, dignità e autorevolezza alla politica. Ma tant’è. Quel gesto avrebbe eliminato il sospetto, che circolava tra le malelingue, di una magistratura che si sarebbe “accordata” con gli illustri imputati

Per i giustizialisti, certi politici sono ladri a prescindere da qualsiasi verdetto del giudice. Per taluni “garantisti”, al contrario sono innocenti anche in presenza di un verdetto di condanna. Poi ci sono i cittadini più ingenui o, se volete, più sensati, che aspettano le sentenze prima di farsi un’opinione e noi siamo tra questi. Tuttavia, in assenza di una sentenza, che sia di condanna o di assoluzione, saremo costretti a sopravvivere nelle solite parentesi sospese all’infinito che caratterizzano molte delle vicende politiche e giudiziarie in questa regione.

Intanto, molta di quella gente ricopre incarichi politici e di gestione come se nulla mai fosse accaduto. Altri continuano a fare carriera a spostarsi da una poltrona all’altra, addirittura premiati, applauditi, “stimati” dalla gente comune e dai loro colleghi di cordata.

Se non lo sapevate adesso lo sapete. In Basilicata un politico che compra, con i soldi pubblici, orsacchiotti, camere d’albergo, pasticcini, ristoranti, merendine e feste di compleanno, creme anti rughe e altre cianfrusaglie personali, è sempre spendibile sul mercato degli incarichi. Viene rieletto, o mandato a dirigere qualche ente, o nominato presidente di qualcosa. È giusto così: perché tutti gli imputati fino a sentenza definitiva di terzo grado sono innocenti. In questo caso però quella presunta innocenza rimane avvolta nell’ombra della prescrizione. E lor signori nulla hanno fatto per diradare quella nebbia che adesso è calata sull’opinione pubblica. Ad ogni modo, c’è ancora tempo per uno spiraglio di luce che restituisca un briciolo di dignità alla politica: rinunciare alla prescrizione.