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Medici di famiglia, variante Omicron: criticità e proposte

Osservazioni e consigli in merito alle azioni di contrasto alla diffusione della nuova variante Covid-19

L’elevata contagiosità della variante omicron e l’alta aggressività della variante delta stanno accrescendo di molto la preoccupazione dei sanitari per l’aumento vertiginoso dei nuovi casi di Covid-19, a cui seguono ricoveri ospedalieri e decessi. A fronte dei dati in aumento, vi è una corsa al tampone in tutte le regioni, senza che vi sia sempre un’offerta corrispondente; il tracciamento è saltato; chi ha avuto l’immunità grazie all’infezione da variante delta può essere reinfettato da omicron, i cui tempi di incubazione sono ancora incerti, forse inferiori alle varianti precedenti. I vaccini restano la migliore arma di difesa, purché con tre dosi, indispensabili per proteggere dalla malattia severa in caso di variante omicron, che sta modificando sia le modalità di presentazione, che la velocità di diffusione. Questa forma di Covid può manifestarsi anche in soggetti con 3 dosi di vaccino con sintomi analoghi a una semplice influenza come raffreddore, mal di testa, dolori articolari, talora febbre.

In questa fase della pandemia il medico di famiglia è nuovamente centrale: resta il riferimento per l’informazione, per la segnalazione precoce, per l’avvio del tracciamento e per garantire ai pazienti con patologie acute, croniche e con fragilità la necessaria indispensabile assistenza. L’attività domiciliare e all’interno degli studi medici è inevitabilmente critica e deve nuovamente essere protetta per assicurare la continuità assistenziale da svolgersi in rigorosa sicurezza.

Per tutte queste considerazioni, la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) ha stilato un documento, consultabile sul proprio sito https://www.simg.it/precauzioni-misure-di-prevenzione-anti-covid19-e-trattamento/ per ricordare e aggiornare le buone norme di comportamento sia per gli assistiti che per i medici di famiglia impegnati a fronteggiare questa quarta fase della pandemia.

Come Presidente della SIMG della Provincia di Matera mi permetto segnalare alcune delle criticità rilevate nella nostra Regione.

Segnalazione dei casi sospetti e richiesta di tampone molecolare tramite Portale Covid.

L’alto numero di accessi contemporanei al Portale Covid della Regione Basilicata (fino a 1400 nella giornata di ieri) da parte dei medici di famiglia e di altri operatori, sanitari e non, ha messo a dura prova la funzionalità della piattaforma con la perdurante impossibilità di procedere all’inserimento dei pazienti sospetti Covid necessitanti di test molecolare di conferma e di riscontrare i risultati dei tamponi già effettuati presso i laboratori pubblici e privati.  Ne deriva un ritardo nell’individuazione dei “contatti stretti di positivi” da porre in quarantena e un problema nel rilascio dei certificati telematici INPS per quei lavoratori “asintomatici” che non abbiano ancora riconosciuto lo status di “contatto stretto di positivo”.

Test antigenici rapidi positivi praticati in farmacia o autosomministrati a domicilio

Sebbene i test antigenici rapidi siano dotati di scarsa sensibilità (in particolare se eseguiti in soggetti asintomatici e/o vaccinati o prima di 3-5 giorni dalla comparsa di sintomi) per cui la loro negatività non è sufficiente ad escludere un contagio, la positività di un test rapido può essere considerata praticamente certa e non necessitante di ulteriore conferma con il test molecolare, sempreché trattasi di test non auto somministrato a domicilio.

In alcune regioni italiane, tra le quali l’Umbria e l’Emilia Romagna, si è stabilito di considerare confermato il risultato positivo del test antigenico rapido, effettuato tanto in laboratorio privato che in farmacia, senza un secondo test molecolare positivo. Analoga scelta da noi porterebbe ad una ridotta richiesta di test molecolari.

Nella nostra regione, come denunciato dal Dott. Antonio Guerricchio, Presidente regionale Federfarma, i farmacisti non hanno ancora accesso al portale Covid della regione: quando riscontrano un paziente positivo al test antigenico rapido essi registrano il dato sul sistema nazionale TS (Tessera sanitaria) ed inviano comunicazione alla ASL e al medico curante tramite PEC, modalità che non garantisce la rapida segnalazione della positività con un ritardo nell’adozione dei successivi adempimenti. Con grande sensibilità tanto i responsabili dei laboratori privati che i farmacisti ci forniscono telefonicamente notizia dei pazienti positivi.

Comunicazioni di inizio e fine isolamento, informativa sulla gestione dei rifiuti

Alcuni lavoratori dipendenti ci segnalano la difficoltà, una volta superata la malattia, di ricevere dal Comune di residenza la certificazione di fine isolamento in quanto il provvedimento iniziale, a distanza di parecchi giorni dall’inizio della malattia, non risulta ancora emesso per tardiva comunicazione da parte della ASL!

I pazienti in isolamento domiciliare riferiscono anche ritardi nella comunicazione da parte della ASL delle modalità di gestione dei rifiuti e della loro raccolta.

Tracciamento dei contatti stretti di pazienti positivi

La direzione aziendale della ASL ha chiesto ai medici di famiglia e PLS di facilitare il lavoro dei colleghi delle USCA (unità speciali Covid) inserendo nella piattaforma regionale Covid i nominativi dei conviventi dei pazienti positivi allo scopo di migliorare la sorveglianza e il controllo dei casi familiari.

Questo compito si rivela spesso impossibile: per ragioni di privacy il medico di famiglia, a differenza dei medici delle USCA e della guardia medica, ha diritto di accesso limitato alla piattaforma Covid potendo consultare ed inserire i dati unicamente dei propri iscritti: se una famiglia composta da 5 persone è assistita da due diversi medici di medicina generale e da un pediatra, nessuno dei curanti avrà la possibilità di ricongiungere i diversi componenti in un singolo nucleo familiare, così da ottimizzare ad esempio i tempi dei tamponi di controllo.

Necessità di una campagna informativa istituzionale (su tamponi, quarantena, isolamento e vaccini)

Come medici di famiglia rileviamo ancora una scarsa conoscenza da parte dei pazienti dei criteri di utilizzo dei tamponi (troppi quelli auto richiesti senza alcuna motivazione clinica o con tempistica inappropriata). Molti pazienti in quarantena perché contatti stretti di positivi ignorano che la durata della quarantena non viene meno in presenza di un tampone negativo eseguito prima di 5 (7) giorni dal contatto a rischio.

Si avverte l’esigenza di una più efficace e sintetica campagna informativa da parte delle Aziende sanitarie.

Dott. Erasmo Bitetti – Presidente SIMG Matera