Stellantis Melfi, parla un operaio: “Ora ci massacrano col mix produttivo. Vogliono che ci licenziamo”

La denuncia proviene dall’interno della fabbrica e riguarda il sistema di lavoro scelto dall’azienda nelle ultime settimane, con “ritmi da capogiro e più accessi in area medica”

“Qui vogliono che ci licenziamo tutti, stanno colpendo proprio gli operai più laboriosi, quelli che non si sono mai sottratti al loro dovere. Da una settimana Stellantis pretende che dobbiamo produrre le stesse auto ma con postazioni e unità tagliate. Pazzesco”.

Mentre i riflettori sono giustamente accessi sull’assurda morte dell’operaia 36enne all’uscita dal turno, sabato mattina, c’è un altro grido di allarme che si leva, nelle ultime ore, dall’interno della fabbrica. Il grido giunge direttamente dalla ‘linea produttiva’, ormai “una sola” linea, per volere della Stellantis, e riguarda un sistema di lavoro richiesto da un paio di settimane. Si chiama mix produttivo, e come spesso accade in questi casi, dietro parole poco comprensibili, si annida una grossa fregatura per chi deve portare “il pane a casa”.

Un mix produttivo da capogiro “Se non conosci la linea mi risulta difficile spiegarti”, mette in guardia un operaio del montaggio, stremato e a fine turno. Sta di fatto che da una decina di giorni sulla linea “operiamo con il mix produttivo – afferma – Ciò vuol dire che in sequenza arrivano le 500 poi le Compass e le Renegade, e siccome non per tutte le auto le operazioni da fare sono le stesse, non sappiamo in anticipo quante ‘500’ ti arrivano, che poi sono anche quelle su cui c’è il maggior numero di interventi da fare”. Non solo. “Se chiedi al capo Ute quante 500 arriveranno non lo sa, se chiedi al delegato sindacale idem, e anche il team leader, come noi, sembra non essere informato”. Un po’ come girare in un cerchio dantesco in cui non sai neanche quanti bulloni, in quale sequenza e a quale auto dovrai montarli.

“Sempre 405 auto a turno, ma con operaio e postazioni in meno” Dal racconto del lavoratore, che mentre parla con noi guarda il suo collega della “Preparazione” presente alla chiacchierata, emerge un altro dettaglio, per altro ben noto in fabbrica. “Con lo stesso mix produttivo che ci è stato annunciato solo qualche settimana fa, operiamo con un lavoratore in meno, sempre per scelta aziendale”. Sarebbero addirittura saltate delle postazioni. “Ma con meno postazioni ed operai – sottolinea– ci troviamo a produrre sempre le stesse auto, la velocità è sempre di 405 autovetture per ogni turno”. Meno operai, stesse auto da produrre, “e scendiamo giù in fabbrica anche il sabato”, aggiunge.

Risultato: “Più accessi in area medica. Così finisce male”. A questo punto a completare il racconto ci pensa l’operaio che aveva finora solo ascoltato. Lavora alla ‘Preparazione’, cioè all’assemblaggio. È lui a rivelarci qualcosa in più. “Nell’ultima settimana, proprio per il mix produttivo ho notato più richieste di operai che accedono all’area medica, che non ce la fanno. La pressione sale alle stelle”. E ancora: “Poi guardi dall’altra parte e c’è sempre il solito fortunato che si gira i pollici, chissà perché, mentre tu fatichi e corri dietro alla linea. È normale che così non si può andare avanti, finirà male per qualcuno di noi”. E poi l’amara constatazione, che non consola affatto, anzi. “Stanno massacrando sempre più quella parte di operai che finora ha fatto il suo dovere senza mai lamentarsi. Il sospetto è che lo facciano come sfida, forse vogliono che molliamo e ci licenziamo in massa. Non so più cosa pensare. Forse dietro c’è una precisa strategia”.

R.I.P. ROSSELLA E poi, inevitabile in un momento così brutto e doloroso, il pensiero va in automatico alla collega dell’Indotto, Rossella Mastromartino, investita da un autobus e morta all’uscita dal turno di notte. “Riposi in pace. Uscire di casa per andare in Fiat e non fare più ritorno. Non c’è cosa peggiore per noi che lavoriamo lì. Non ci sono parole. Chissà se qualcuno pagherà davvero per la vergognosa assenza di illuminazione in un’area industriale così trafficata come quella di S. Nicola”.