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Stellantis, Melfi: “Sì allo sciopero generale, ma occhio alle operazioni di facciata “

Antonio, minoranza Fiom: “Non vorrei che finisse come per il job act, che rimanemmo isolati e la misura passò”

Non posso che essere d’accordo con lo sciopero generale di giovedì prossimo, ci sarò, ma è un film già visto e i dubbi su quali saranno gli effetti concreti sono tanti”. Antonio Gravinese, della minoranza interna Fiom Cgil alla Stallantis (Melfi) vive molto la vigilia della manifestazione nazionale proclamata giovedì 16 da Cgil e Uil, ma non nasconde le perplessità. “Non vorrei che finisse come per il job act, che rimanemmo isolati e la misura passò”

Dai suoi quasi 60 anni “e nessuna aspirazione se non guadagnarmi una sudata pensione”, l’esponente della minoranza Fiom di S. Nicola di Melfi una cosa non vorrebbe: “Essere visto da figli e nipoti come complice di chi ha lasciato passare il job act, la fine dell’art.18 e dei diritti senza aver fatto nulla per impedirlo”. Questo non lo accetta. Perciò preferisce esprimersi e non tenersi nulla dentro anche a costo di risultare “sgradito” agli apparati sindacali.

“Ricordate come finì col job act, vinse la linea Renzi” Riferendosi allo sciopero di giovedì prossimo contro le misure del Governo previste nella legge di Bilancio e contro gli sgravi Irpef ritenuti “iniqui” per i lavoratori con minor reddito, Gravinese pur essendo “decisamente d’accordo” con la protesta, tiene a sottolineare un precedente poco edificante. “Era il 2014 – ricorda – Cgil e Uil marciarono insieme contro il job act di Renzi”. Come andò a finire? “La Uil si sfilò subito e persino la Cgil mollò la Fiom – chiarisce – e poi seguirono forti scontri dentro il sindacato nazionale”. La “disunione” sindacale, aggiunge, “lasciò campo libero a Renzi e a tutta la macelleria sociale che le multinazionali stanno facendo sulla pelle dei lavoratori più svantaggiati”. Ne sono esempio “tutte le vertenze” aperte al momento nel nostro Paese. “Anche nell’approvazione della legge Fornero – prosegue – accadde qualcosa di molto simile”.

“Scioperi di facciata, mentre Stellantis fa che vuole” La sua preoccupazione, in sintesi, condivisa da buona parte dell’universo operaio a cui appartiene, è che in questo momento “uno sciopero invece di essere una presa di posizione netta” sia piuttosto “un’operazione solo di facciata e che non incida più di tanto”. Già, perché l’occhio nel frattempo è sempre puntato sulle vicende aziendali della Stellantis di Melfi. E fa un esempio. “A novembre e dicembre stiamo lavorando di più, anche il sabato, perché ci sono delle richieste specifiche che vengono dagli Stati Uniti su un segmento di auto che dall’inizio del 2022 non potranno più essere prodotte”. Quindi ora questa commessa garantirebbe “un super lavoro” per poi rischiare di lasciare a gennaio esattamente gli stessi problemi di prima. E cioè “5 giornate di lavoro al mese, salari tra i più bassi d’Europa, spettro licenziamenti, delocalizzazioni sempre dietro l’angolo e un si salvi chi può generale”. Per dirla con le parole di Gravinese, anche “l’unità sindacale tanto in voga al momento, sembra più dettata da reciproche convenienze che da una lotta condivisa per i diritti dei lavoratori e delle fasce più deboli”.