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Storia di un ritorno: il regista Marco Mingolla

Fra i dieci produttori under 35 del Sud Italia che sono stati selezionati quest'anno da Creative Europe, è risultato il "Miglior Talent" dell'edizione

Fra i dieci produttori under 35 del Sud Italia che sono stati selezionati quest’anno da Creative Europe, Marco Mingolla è risultato il “Miglior Talent” dell’edizione. Un bel traguardo per il giovane regista di San Vito dei Normanni, che ci racconta la sua esperienza.

Perché hai deciso di tornare a San Vito dei Normanni, il tuo paese d’origine?

Sarò sincero: ci sono tornato per necessità. Subito dopo l’accademia ho fatto fatica a inserirmi in questo settore, a lavorare. In più la mia famiglia aveva bisogno di me, giù. E quindi ho fatto i bagagli, ho lasciato casa a Roma e sono tornato. All’inizio ho provato un po’ di rabbia, pensavo di aver fatto non uno ma dieci passi indietro nel mio percorso. Poi ho cominciato a vedere questo “ritorno” da un punto di vista differente e ne ho fatto tesoro. Tornando a casa ho riscoperto la semplicità della quotidianità dei miei genitori e ho avuto modo di riflettere sulla nostra storia familiare. Mi sono riconnesso ai colori, agli odori, ai suoni della mia infanzia. Ho approfittato del tempo lento di casa per fare il punto su questo viaggio. È stato importante. Ora mi sento pronto. Oggi faccio avanti e indietro, consapevole di non poter restare sempre a casa, né troppo tempo lontano da casa.

Quanto contano l’impegno per la legalità e il coraggio, nelle scelte di chi voglia fare cultura?

Dirò una banalità ma fare cultura – che per me vuol dire mettere insieme le persone, cioè creare un luogo fisico, virtuale, emotivo, intellettuale che sia, dove “incontrarsi” – è sempre un atto di coraggio. In contesti come i nostri soprattutto. Il malcostume del “tanto qui non succede mai niente” ha condizionato lo sviluppo dei nostri paesi. Ecco, io penso di aver cominciato con la rassegna Ciné a fare cultura proprio per sfidare l’apatia e la rassegnazione che vedevo intorno a me. Anche nei ragazzi della mia generazione. Io volevo essere la “parola contraria”, come dice uno scrittore che stimo molto. E rispetto alla legalità dirò un’altra cosa assai banale: non c’è alternativa alla legalità. Di questo dobbiamo convincerci nelle nostre azioni quotidiane, così come quando organizziamo un festival, un concerto, un film. Dobbiamo continuare a raccontare gli esempi virtuosi, ma non come in contrapposizione di un modello per niente raccomandabile, ma come unica strada possibile.

Quale progetto speri di realizzare, prossimamente?

Negli ultimi tempi sono successe tante cose e ne sono veramente felice. Cattive Produzioni, la società di produzione cinematografica che ho fondato con un gruppo di colleghi e amici, sta crescendo molto. Ci stiamo strutturando per poter dialogare alla pari con società più competitive, per essere più credibili sul mercato e finalmente poter iniziare a raccontare storie con minutaggi sempre più “lunghi”. Io, personalmente, spero che questa realtà diventi un punto di riferimento per tanti che cominciano un percorso come il mio. Attualmente, in Cattive, lavorano più o meno stabilmente 9 collaboratori, tutti under 35. Quest’anno, in totale, ai nostri progetti hanno lavorato più di 20 giovani professionisti e il nostro catalogo di distribuzione ha raggiunto quota 20 autori rappresentati. Non è semplice, ma pensare di essere riusciti a costruire un piccolo ecosistema che facilita l’accesso al lavoro dei giovani mi rende felice. Per quel che riguarda me, invece, sto lavorando al mio primo film. La strada è lunga.

Un momento della rassegna Cinè

Cinè