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Acquedotto Lucano: la cricca di potere che non vuole mollare la presa

Gli attacchi contro il nuovo Amministratore unico nascondono vecchi appetiti di chi non si sazia mai. E i cittadini pagano

Una delle cricche di potere legata a sistemi più ampi di dominio economici e politici è Acquedotto Lucano Spa. Abbiamo già informato i nostri lettori, attraverso inchieste e articoli, circa le ambiguità, le anomalie, le “marachelle” di questa Società a carattere “privatistico”, ma praticamente pubblica, interamente partecipata dai Comuni, e dalla Regione Basilicata che sborsa continuamente risorse (pubbliche) per mantenere una struttura che fa acqua da tutte le parti.

Ebbene che cosa sta accadendo in questi ultimi mesi? Abbiamo notato che certa stampa è occupata ad attaccare continuamente il nuovo Amministratore unico, di recente nomina, che arriva dall’Emilia Romagna con lo scopo di risanare a tutti i livelli quella specie di mucca da latte a disposizione dei vari tizio, caio e sempronio del potere “lucanico”. Non spetta a noi difendere l’Amministratore Unico, vedremo di cosa sarà capace. Qui ci interessa raccontare fatti e retroscena di una vicenda che continua a danneggiare i cittadini.

Il nuovo amministratore, appena arrivato l’estate scorsa, si sarebbe subito reso conto del disastro della Società attraverso l’analisi dei conti e la misura del livello di alcuni dirigenti e quadri aziendali. Una specie di disastro che su questo giornale abbiamo in più circostanze raccontato, Sarebbe ridondante, ma lo ricordiamo ugualmente: Crediti prescritti, perdite idriche, reti colabrodo, sistema informatico obsoleto, depuratori in tilt, il giochetto del Cucù, la drammatica situazione a Pomarico, le premialità discutibili, ecc.

Di fronte a questo disastro l’Amministratore Unico, che in un altro nostro articolo abbiamo definito il Salvatore, avrebbe fatto ricorso a una delle poche armi che aveva a disposizione per mettere ordine in qualche settore appellandosi alle competenze necessarie: le consulenze esterne. Consulenze richieste in aree strategiche della Società, quelle che si sono rivelate un mezzo disastro.

Area tecnica/perdite idriche, progetti finanziati e Pnrr.  E che poteva fare l’amministratore unico di fronte al sistema idrico regionale che perde il 60% dell’acqua immessa, ai depuratori in condizione di in infrazione europea e progetti fermi da tempo, letture mai fatte, prescrizione dei crediti, misuratori obsoleti, disservizi sul Frida e sindaci arrabbiati per la mancanza di acqua per giorni interi, e così via? L’Amministratore unico, affidando la consulenza a una prestigiosa Società di livello internazionale, ha di fatto commissariato la direzione tecnica ed il suo dirigente e riteniamo che non avesse altra scelta date le drammatiche condizioni. Questa consulenza sarebbe della durata di 3 anni per un costo complessivo di 100mila euro. La consulenza é stata anche attivata per supportare l’area tecnica e per riuscire a produrre in tempi strettissimi un progetto da almeno 50 milioni di euro tra i cui costi vi sono anche quelli della stessa consulenza. Un progetto importante per superare il gap tecnologico che separa le gestioni idriche del sud da quelle più evolute del nord.

Area amministrativa contabile/commerciale, sistemi informativi e sicurezza dati. Anche in questo caso proviamo ad immaginare le ragioni dell’Amministratore Unico. Questa consulenza sarebbe legata al problema dell’avvio del nuovo sistema informativo. Il progetto di migrazione dei dati nel nuovo software, iniziato nel 2015, doveva essere concluso entro un anno. Tuttavia a quattro mesi dalla sua installazione (15 settembre 2021) e con un ritardo di ben sei anni il sistema non risulta ancora funzionante. Ci sarebbero migliaia di pratiche ferme che giacciono nel sistema. A causa di questo malfunzionamento si sarebbe bloccata completamente l’attività di recupero crediti che garantiva notevoli flussi di cassa, in aggiunta non funzionerebbe pienamente il meccanismo di generazione delle fatture per consumi idrici. Di fatto ad oggi l’azienda sta vivendo una fortissima crisi di liquidità a causa del fallimento del nuovo sistema informativo. Insomma, l’Azienda sarebbe nuovamente in una grave crisi finanziaria. La crisi è di carattere finanziario per l’elevato debito di circa 70 milioni e per la presenza di crediti in misura maggiore ma non tutti esigibili. Tale crisi comporta tempi lunghi per i pagamenti dei fornitori con i quali i rapporti sono sempre tesi. Grave è l’effetto dell’aumento della bolletta elettrica che ha generato ulteriori problemi.

Un altro milione di euro sulle spalle dei cittadini. Per far fronte alle condizioni finanziarie e per assicurare quindi l’operatività dell’azienda si è fatto ricorso, qualche mese fa, ad un bando di gara tra operatori finanziari e bancari per verificare la migliore offerta di anticipazione di 13,6 milioni di euro. Si tratterebbe, in sostanza, di un anticipo sulle quote di versamenti regionali per il ristoro energetico previsto per il 2022. La gara è stata aggiudicata a una Società di factoring per un costo a carico di Aql, tra interessi e commissioni, di un milione di euro.

Quindi oltre a spendere un milione in più per gli interessi, che sarà a carico di noi contribuenti, Aql si fa anticipare un rimborso della Regione, previsto per dicembre 2022, nell’anno 2021, per effetto del disastro dei sistemi informativi. Di chi è la responsabilità di questo disastro? Dell’Amministratore Unico appena arrivato?

I soliti giochi di potere e le resistenze alla nomina del direttore generale. Il povero Amministratore unico ereditando, evidentemente, un disastro di proporzioni gigantesche, sta provando a tenere ai margini alcuni responsabili commissariandoli di fatto. Ed è qui il problema. Il sistema di potere politico-amministrativo che sarebbe responsabile di quanto accaduto all’Azienda in questi anni, oppone resistenza. Nominati dalla vecchia politica, esclusivamente sulla base di requisiti di fedeltà al sistema, non ci stanno. Ed ecco che si mette in moto la macchina dell’offensiva contro chi vorrebbe, almeno in apparenza, cambiare le cose.

Il nuovo amministratore unico avrebbe già selezionato un nuovo direttore generale sulla base, pare, di criteri oggettivi e di competenza. Nel frattempo qualcuno della vecchia cricca avrebbe provato, o starebbe provando, a fare accordi sottobanco per proporre un direttore generale alternativo. Si tratterebbe di un leghista, che garantirebbe la continuità col vecchio sistema di potere.

Insomma, a quanto pare qualcuno vorrebbe costringere l’amministratore unico a nominare un direttore generale gradito alla cricca che spera addirittura nelle dimissioni di questo amministratore lucano di Bologna che si sarebbe  messo in testa di sistemare tutte le faccende in Acquedotto Lucano Spa.

In effetti la torta è troppo grande, grazie anche ai nuovi fondi in arrivo, per lasciarla in mano a consulenti esterni e a un amministratore unico “fuori dagli schemi” e magari espressione di un’altra “cricca”. E già, perché in Basilicata le trasversalità nelle lotte di potere sono all’ordine del giorno.

Vedremo come andrà a finire anche questa storia nei prossimi giorni. Vedremo se le parole di Vito Bardi all’assemblea della Società svolta la settimana scorsa, troveranno riscontro nei fatti: “La prossima settimana sarà nominato il nuovo direttore generale dell’ente. Avverrà a completamento di una procedura di selezione innovativa e meritocratica.”