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Giochi di potere in Basilicata: la situazione politica è grave e seria, ma non per i politici

Mentre i problemi dei lucani crescono loro sono “nobilmente” impegnati a risolvere le cosiddette faccende politiche. È la democrazia? È la politica? No, è fame di soldi e di potere

La situazione politica lucana è grave e anche seria. Nell’ultima seduta del Consiglio regionale è andato in scena il valzer delle poltrone a musica spenta. Lo stallo amministrativo, la debolezza e una qualche confusione nella gestione della pandemia, le chiacchiere intorno ai tavoli di discussione dove si parla e non si discute, sono anche causa dei tatticismi tutti interni alla politica. Tatticismi non tanto attribuibili ai partiti quanto ai singoli esponenti i quali non hanno altro per la testa che i posizionamenti personali di oggi e quelli futuri.

La seduta assembleare di ieri, 11 gennaio, è stata sospesa con largo anticipo, ad un certo punto in sala erano rimasti in nove: saltato il numero legale. Perché? Semplice, disaccordi nella maggioranza e nell’opposizione sul rinnovo dell’Ufficio di presidenza del Consiglio. Sullo sfondo i conflitti carsici all’interno dei partiti di governo per la composizione della Giunta da rimpastare. Un rimpasto avvolto nella nebbia: “ci sarà, ma non si vede”.

Nel frattempo tutte le questioni cruciali restano sotto il tappeto, in attesa di chissà quale formula salvifica. Gli indicatori socio-economici e i dati demografici continuano a registrare un quadro preoccupante, la gestione della pandemia resta appesa all’improvvisazione che genera confusione e disagi, il trasporto pubblico fa acqua da tutte le parti, gli enti sub regionali e le aziende partecipate dalla Regione agiscono come fantasmi in cerca di invisibilità. Nelle terre del petrolio le multinazionali, e i loro signorotti locali, continuano a fare quello che gli pare. E ci fermiamo qui, tanto per non dire sempre le stesse cose.

Tuttavia loro, gli “statisti” eletti nelle istituzioni e i mega manager nominati negli enti che contano, si muovono come insostituibili risorse al servizio della Basilicata. Ognuno sente il dovere di servire i lucani, crede di essere il migliore in campo e perciò avverte l’indispensabilità di mantenere il posto o di assumerne uno più prestigioso. Ecco perché mentre i problemi dei lucani crescono loro sono “nobilmente” impegnati a risolvere le cosiddette faccende politiche. È la democrazia? È la politica? No, è fame di soldi e di potere. Possiamo ancora credere ai sussulti ideali e di chi meriterebbe una medaglia olimpica nella specialità del salto della quaglia? Possiamo ancora credere ad assessori che annunciano le dimissioni e poi se ne dimenticano o che addirittura si dimettono per scherzo? Possiamo ancora credere a una politica fatta di annunci, di recriminazioni, di retorica, di ricatti, di autoreferenzialità e che vive fuori dalla realtà? La situazione politica lucana è grave, ma non per loro. Tuttavia quella economica, sociale e sanitaria è peggio, grazie a loro.

Che fare? Chi crede che la speranza stia nell’alternativa all’attuale governo regionale, si sbaglia. Un futuro diverso risiede nell’alternativa agli esponenti politici eletti di qualunque partito governi oggi o abbia governato nel passato. È loro che bisogna sostituire, con tutta la schiera di cortigiani, a prescindere dalla sigla a cui dicono di appartenere oggi e chissà domani.