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Mafia, parla l’ex sindaco: “Qui a Scanzano lo Stato ha sbagliato due volte”

Le parole di Salvatore Iacobellis, che analizza questa fase di “lunga decadenza” del Comune lucano della fascia jonica commissariato da 19 mesi per infiltrazioni mafiose

“Qui a Scanzano lo Stato ha sbagliato due volte”. Le parole di Salvatore Iacobellis, ex sindaco, che analizza questa fase di “lunga decadenza” del Comune lucano della fascia jonica commissariato da 19 mesi per infiltrazioni mafiose.

Dopo le rapine a mano armata delle scorse settimane, due casi ravvicinati prima a danno di titolari di supermarket, poi di una birreria, le parole dell’ex primo cittadino. “Troppo clamore negli ultimi giorni, la mafia è altra cosa. Ma mi preoccupa la fredda gestione commissariale”.

Salvatore Iacobellis è stato sindaco di Scanzano Jonico dal 2006 al 2016. Conosce bene le dinamiche cittadine e ha “denunciato dal primo momento quel comportamento mafioso che ha poi portato ad una serie di inchieste della magistratura”. I fatti di cronaca degli ultimi giorni, ultima una rapina a mano armata in una birreria artigianale, non li minimizza, ma non li vede segnali strettamente mafiosi. “In qualche modo -afferma – questi gesti per ora isolati, ci dicono che, probabilmente, i manovali della criminalità, con i clan ormai decapitati, ora agiscono come cani sciolti e hanno anche perso un po’ la testa”.

“La mafia è altra cosa”. Il suo ragionamento, quindi, prova a smorzare il “troppo chiasso” mediatico degli ultimi giorni. “Qui a Scanzano abbiamo conosciuto cos’è la mafia e anche la presenza di un clan – afferma – Ora i clan sono stati privati della testa, quindi immaginare che si siano riorganizzati così in fretta non mi pare possibile”. Per questo, aggiunge, “connotare le azioni criminali degli ultimi giorni come mafiose, mi sembra poco realistico. Anzi, accadono questi reati perché la manovalanza ha perso il riferimento nei ‘capi’, oggi in carcere. Sono cani sciolti e senza guida”.

“Qui lo Stato ha sbagliato due volte”. Poi però Iacobellis racconta quali sono le piaghe del territorio, non lesinando critiche all’Istituzione ‘Stato’. “Dal 2000 al 2014 lo Stato ha sbagliato perché tutte le denunce per un certo clima mafioso che provenivano dai cittadini ‘attivi’ venivano sistematicamente derubricate in Procura. Se parlavi di mafia eri preso per pazzo”. Poi il clima è cambiato e “prima a Lecce, poi a Catanzaro e infine a Potenza, con 3 diverse inchieste è stato decapitato il clan di Scanzano”. Come dire “il vento è cambiato anche con l’arrivo di Curcio (attuale procuratore capo nda) a Potenza”. Poi però ecco che Iacobellis, addita un “nuovo errore” commesso dalle Istituzioni. “Dal 2019 il Comune di Scanzano è commissariato per infiltrazioni mafiose, ebbene sono trascorsi 19 mesi, che abbiamo vissuto con grande disagio”.

“I commissari chiudono le porte ai cittadini”. Entriamo così nel “nuovo errore” commesso dallo Stato, a suo avviso. “Con le inchieste della magistratura culminate con lo scioglimento del Comune – osserva Iacobellis – ci saremmo aspettati una nuova fase in cui i cittadini fossero coccolati, ascoltati, presi in considerazione”. E invece, dall’altra parte “ci siamo trovati commissari chiusi nelle loro stanze con dirigenti e consulenti, e senza alcun ascolto del cittadino, che vuole partecipare, proporre, essere al centro della cosa pubblica. E invece niente. Non ci sono orari di ricevimento, non c’è ascolto, non c’è fiducia; come se fossimo tutti mafiosi, ma non è affatto così”.

“Commissari freddi e cittadini sfiduciati”. Ed eccoci al “nuovo corto circuito” generato dalla gestione commissariale. “Non so se anche negli altri Comuni italiani commissariati per mafia accada lo stesso. Di sicuro qui c’è uno scollamento tra governo comunale e cittadinanza. Non sentendosi preso in considerazione, il cittadino finisce per disamorarsi, scoraggiarsi e perdere fiducia nella stessa Istituzione”. E questo, secondo l’ex sindaco “è proprio ciò che non dovrebbe accadere all’indomani di inchieste, arresti per associazione mafiosa e inizio di una nuova fase”. Per dirla con le sue parole, “se un cittadino attivo in passato ha denunciato, partecipando a liberare il terreno dalle mafie, e tu oggi non me lo tieni in considerazione, finisce per perdere fiducia. E non è questo il modo per ripartire e voltare davvero pagina”. Di qui un clima sociale di “sfiducia verso questa fredda gestione commissariale. Speriamo che in primavera con le nuove elezioni comunali finisca questo ‘congelamento’ in cui tutta ‘una cittadinanza sana’ è stata relegata”.