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Morto un papa se ne fa un altro: i fedeli del draghiteismo

L’umanità ha sopportato la morte di Cesare e di Napoleone. È persino sopravvissuta al deicidio. Però a molti giornalisti, alti prelati del pensiero umano, a Confindustria e ai neo liberisti, con o senza turbo, pare che il Paese non possa sopravvivere senza Draghi

Morto un papa se ne fa un altro. L’umanità ha sopportato la morte di Cesare e di Napoleone. È persino sopravvissuta al deicidio. Però a molti giornalisti, alti prelati del pensiero umano, a Confindustria e ai neo liberisti, con o senza turbo, pare che il Paese non possa sopravvivere senza Draghi.

In pieno draghiteismo immagino la trepida attesa dei fedeli per il discorso di fine serie di Mattarella e lo choc già al primo minuto di chiaro addio. By by cotechini e lenticchie, portatori di fortuna e danee. Ciaone anche a quel paté di foie gras fatto arrivare apposta da Paris. Non passa nulla dalla bocca chiusa dello stomaco ridotta a ulceroso pertugio.

Il loro piano di vedere fino al 2023 Draghi a Palazzo Chigi, poi al Quirinale, poi al posto della cara Ursula, poi, forse, papa per poi ascendere direttamente al Cielo, ancora imberbe alla tenera età di 101 anni, pare miseramente fallito. Non rimane che da sperare nel piano B e di mandarlo direttamente al Colle, vista la indisponibilità di Mattarella a fargli da segnaposto.

L’uomo è anche fortunato, perché il cicaleccio sul successore di Sergio nasconde il fatto, più che evidente tranne al Foglio e altri entusiastici agit prop, che il governo Draghi, dopo 10 mesi di miracoli mancati, a partire dalla lotta all’evasione fiscale (ahahah, ma ci avevate creduto? Ma veramente?), sia comunque arrivato alla frutta. Mi spiace per lo strapuntino dei peones del M5S, che hanno come unico faro nell’azione politica il bivaccare il più possibile in Transatlantico, ma è bene che si sappia che comunque vadano le cose si andrà ad elezioni anticipate. Anche, anzi soprattutto, con Draghi al Colle e anche con un revenant Mattarella, giacché neanche con il super attak questo governo riuscirà ad andare avanti e prima o poi chiunque sia al Colle dovrà prenderne atto. Allora perché tanto accanimento?

Partiamo dal DNA dell’Italia. Salvo Augias, Barbero e i Savoia tutti gli altri sanno che il Risorgimento non fu una successione di atti eroici. Più laicamente il Bel Paese nacque dal compromesso tra gli interessi della Corona e della Grandeur, e ancora oggi le cancellerie europee, e i liberisti de ‘noantri al seguito, lo ritengono immaturo per poter autodeterminarsi.

Già perché ad ogni libera elezione gli italiani si ostinano a non capire la grandezza del compito affidatoci: essere “serva Italia, di dolore ostello” e laboratorio dell’ideologia liberista. Le due cose si sposano bene: entrambe ci danneggiano.

Però con una palese utilità: concentrare le ricchezze nelle mani di pochi. Specialmente in quelle di una imprenditoria di contoterzisti che prospera non pagando, o eludendo in Olanda, le imposte e pagando salari da fame a gente senza diritti. Come in un sistema feudale che ha bisogno di servi della gleba per prosperare.

E chi c’è meglio di Draghi per la bisogna? Ha già dato ampia prova di affidabilità. Dalla svendita del patrimonio pubblico, alla distruzione della Grecia. Uhm, vi vedo già dare di matto e dire che la Grecia ha mentito sui dati, se l’è cercata, addirittura che ora sta meglio e via così. O non conoscete i fatti o siete in malafede. In questo caso tertium datur: avete una concezione della democrazia e della civiltà e del rapporto tra popoli basata sulla fede e sul guidrigildo, degna solo dei popoli tribali del Nord, non della civiltà occidentale.

E così, mentre ci intorciniamo su chi salirà al Colle, Draghi si affretta. Dirotta 1,3 miliardi di euro dalla Agenzia Spaziale Italiana a quella Europea, perché dice che noi, popolo di naviganti eccetera, non siamo capaci di gestire questi denari . Gesù, ma davvero davvero? Poi continua con il progetto di trasferire i titoli del debito pubblico dalla BCE al Mes, oltre a lavorare per eliminare i movimenti secondari dei migranti, altro che ricollocamenti!

“Qui Draghi: Il Paese è commissariato, missione compiuta”. E il Capitone? Non pervenuto. E l’altro? Gigi, al contrario di me, è un ragazzo sveglio. Ha capito che con i tempi che corrono anche per lui sarà difficile rientrare in parlamento, ma è giovane e sa che acquisire meriti con i migliori potrà in futuro tornargli utile: magari un posticino alle Poste, e poi chissà. E il Paese? Che sia “non donna di   province, ma bordello!”

Pietro De Sarlo