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Piano strategico regionale, Pipponzi: “Inserire il gender procurement”

La sollecitazione della Consigliera regionale di parità, Ivana Pipponzi

Inserire nel Piano strategico regionale il Gender procurement per favorire l’effettiva parità di genere. Lo sollecita la Consigliera regionale di parità, Ivana Pipponzi.

“Si tratta di uno strumento che va oltre le azioni positive finalizzate alla mera promozione della parità di genere – spiega – perché è una misura che rende concreta la parità. Il Gender procurement’, infatti, assurge ad elemento di valutazione per l’affidamento degli appalti pubblici, in quanto consente di introdurre nei bandi premialità importanti per quelle aziende che avranno dimostrato di essere “sane” quanto ad attuazione di policy in favore del personale femminile”.

Già il 15 settembre scorso la Consigliera regionale di parità aveva inviato al presidente Bardi e alla giunta regionale una nota con la richiesta di adottare questo importante strumento alla luce dell’approvazione in itinere del Piano Strategico regionale, che stabilirà le direttrici per i futuri investimenti in infrastrutture e darà il via alla realizzazione di opere strategiche.

A livello europeo sono stringenti gli indirizzi per l’introduzione del Gender Responsive Pubblic Procurement, previsto dalla Agenda Onu 20/30 come leva dello sviluppo economico sostenibile, prevedendo una nuova responsabilità sociale rivolta alle imprese e al mondo del lavoro. Il Gender Procurement introdotto dalla Commissione Europea, poi, è stato inserito nel Pnrr nell’ambito dei cicli di programmazione, per favorire gli investimenti in parità. In riferimento agli appalti della pubblica amministrazione, anche quelli che saranno attivati con il Recovery fund, sono previsti punteggi che premiano le imprese che adottano l’uguaglianza di genere nelle retribuzioni, nelle carriere, nel management valutati sulla base di indicatori adeguati. E in ossequio ai dettami sovranazionali, inoltre, potranno essere individuati una serie di criteri che richiedano alle imprese partecipanti a gare di appalto concrete azioni a favore della parità in azienda, con specifici traguardi da raggiungere quanto ad equilibrio di genere nelle posizioni manageriali e di eliminazione del divario retributivo/salariale.

“Recuperando, dunque, i dettami del Piano europeo di ripresa economica – prosegue la Consigliera regionale di parità – auspico che la Basilicata, alla stregua di quanto fatto in altre Regioni d’Italia, ponga in essere un approccio innovativo alle politiche di programmazione, orientato al genere. L’obiettivo è quello di sviluppare una nuova responsabilità sociale sulla parità, una leva per favorire la partecipazione delle donne ai processi di sviluppo sostenibile e all’innovazione promuovendo la partecipazione al mercato del lavoro, sia nei settori produttivi ad alta concentrazione femminile che in quelli innovativi ed emergenti. Si garantirebbe, così, a tutti i cittadini, indipendentemente dal genere, la possibilità di ricevere servizi uguali, aumentando l’efficienza e la qualità dei servizi stessi e incoraggiando i fornitori a sviluppare e offrire servizi che siano coerenti con gli obiettivi della parità di genere”.

Attraverso il Gender Responsive Pubblic Procurement (Grpp) nelle procedure di gara per gli appalti pubblici si potrebbero introdurre criteri e misure specifiche. Con la previsione di “punteggi tabellari” nell’aggiudicazione della gara potrà essere possibile valutare la qualità della struttura organizzativa del personale coinvolto nell’esecuzione della prestazione oggetto dell’appalto. In presenza di offerte stimate come equivalenti, inoltre, si potrebbero introdurre criteri aggiuntivi che non siano strettamente connessi all’oggetto della prestazione, in particolare valutando positivamente l’assenza, negli ultimi tre anni, di verbali di conciliazione extragiudiziale e di sentenze passate in giudicato di condanna al reintegro nel posto di lavoro della lavoratrice licenziata per discriminazione di genere nonché la presenza di politiche aziendali che favoriscono la conciliazione vita-lavoro (es. la flessibilità oraria, il ricorso allo smart working, l’apertura di asili nido nell’ambito dell’azienda).

Sulla base di alcune esperienze già realizzate, si potranno individuare elementi premianti per le imprese che dimostrino di aver condotto periodicamente (con cadenza almeno annuale) un’analisi interna, in ottica di genere, orientata alla conciliazione vita-lavoro, o che abbiano attivato percorsi di formazione finalizzati a considerare “la diversità come valore” e a costituire team multidisciplinari ed equamente composti tra generi: Come anche ci potrebbe essere una premialità per quelle aziende che abbiano introdotto misure family friendly, quali i congedi obbligatori per i padri, il bonus gravidanza, l’estensione della durata del congedo obbligatorio.

“A questo riguardo potrebbe essere utile mutuare quanto già predisposto dalla vicina Puglia – conclude la Consigliera Pipponzi, – che ha calibrato tale mappatura nell’ambito dell’Agenda di Genere regionale. Secondo alcuni osservatori indipendenti, tra cui lo Svimez, il divario di genere è causa efficiente del sottosviluppo economico del Sud del Paese. Da qui la necessità di intervenire con un approccio innovativo, quale quello incentivato dal Gender Responsive Pubblic Procurement”.